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Uscendo dal palazzo di giustizia per salire sulla vettura ho riconosciuto per un breve istante il profumo e il colore della sera d'estate. Nell'oscurità della mia prigione semovente ho ritrovato a uno a uno, come dal fondo della mia stanchezza, tutti i rumori familiari di una città che amavo e di una certa ora in cui mi avveniva di sentirmi contento. Il grido dei giornalai nell'aria già calma, gli ultimi uccelli nel piazzale, il richiamo dei venditori di sandwiches, il lamento dei tram nelle svolte delle vie alte, quella sonorità del cielo prima che la notte si appesantisca sul porto, tutto questo ricomponeva per me un itinerario da cieco, che conoscevo bene prima di entrare in prigione. Sì, era quella l'ora in cui, tanto tempo fa, mi sentivo contento.

...contestavo che il difetto della ghigliottina è che non esiste nessuna possibilità di salvarsi, assolutamente nessuna. [...] Se per un caso straordinario la macchina fallisse il colpo, si ricomincia daccapo. E così il fatto più antipatico è che il condannato deve desiderare egli stesso il buon funzionamento della macchina. [...] Il condannato, insomma, è obbligato a collaborarvi moralmente. é nel suo interesse che tutto funzioni senza intoppi.

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