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"Io ti amerò per sempre, qualsiasi cosa accada. Fino alla morte e anche dopo, e quando uscirò dalla terra della morte continuerò a vagare con tutti i miei atomi fino a quando non ti avrò ritrovata..."
"E io ti cercherò, Will, in ogni momento, ogni istante. E quando ci troveremo, ci abbracceremo così forte che niente e nessuno potrà più separarci. Ogni atomo di me e ogni atomo di te... Vivremo negli uccelli e nei fiori e nelle libellule e nei pini e nelle nuvole e nel pulviscolo dorato che aleggia nei raggi di sole... E quando useranno i nostri atomi per creare altre vite, non riusciranno a prenderne uno, dovranno prenderne due, uno tuo e uno mio, per quanto saremo stretti l'uno all'altra..."

"Intendeva dire che il regno è finito, il Regno dei Cieli, finito per sempre. Non dovremo vivere come se quello contasse più della vita in questo mondo, perché il luogo in cui siamo è sempre il più importante"

Pullman sottolinea spessissimo, soprattutto in questo terzo volume, l'importanza della fisicità, del legame con la terra e gli elementi della Natura. Gli Angeli ad esempio, creatura incorporee di luce e Polvere, si sentono deboli, ed invidiano i nostri corpi, per quanto caduchi a cospetto delle loro vite centenarie. Dio stesso (L'Autorità), inebetito dall'età, quando finalmente muore, sbriciolandosi a contatto con l'aria, ne sembra sollevato. E ciò che più desiderano i Morti è di poter tornare nel mondo, anche solo per dissolversi subito in polvere, pur di sapersi di nuovo parte del ciclo della vita e della natura, infinitesimali molecole riunite finalmente a quelle dei loro dàimon.

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