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Un treno in corsa furibonda su due lame di ferro, e dentro il treno un angolo di magica immobilità ritagliato minuziosamente dal compasso di una fiammella. La velocità del treno e la fissità del libro illuminato. L'eternamente cangiante multiformità del mondo intorno e l'impietrito microcosmo di un occhio che legge. Come un nocciolo di silenzio nel cuore del boato. Non fosse storia vera, vera storia, si potrebbe pensare: non è che la bellezza di un'esatta metafora. Nel senso che forse, sempre, e per tutti, altro non è mai leggere, che fissare un punto per non essere sedotti, e rovinati, dall'incontrollabile strisciare vie del mondo. Non si leggerebbe, nulla, se non fosse per paura. O per rimandare la tentazione di un rovinoso desiderio a cui, si sa, non si saprà resistere. Si leggere per non alzare lo sguardo verso il finestrino, questa è la verità. Un libro aperto è sempre la certificazione della presenza di un vile - gli occhi inchiodati su quelle ricghe per non farsi rubare lo sguardo dal bruciore del mondo - le parole che ad una ad una stringono il fragore del mondo in un imbuto opaco fino a farlo colare in formine di vetro che chiamiamo libri - la più raffinata delle ritirate, questa è la verità. Una sporcheria. Però dolcissima. [...] Chi può capire qualcosa della dolcezza se non ha mai chinato la propria vita, tutta quanta, sulla prima riga della prima pagina di un libro? Il dentro del mondo e il mondo di fuori. |
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Gli scese giù l'angoscia nell'anima come un sorso di acqua vite giù per la gola...impazzì tutto d'un fiato...non come quelli che lo fanno un po' per volta... |
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Però quando la gente ti dirà che hai sbagliato...e avrai errori dappertutto dietro la schiena, fottitene. Tutte le bocce di cristallo che avrai rotto erano solo vita...non sono quelli gli errori...quella è vita...e la vita vera magari è proprio quella che si spacca, quella vita su cento che alla fine si spacca...io questo l'ho capito, che il mondo è pieno di gente che gira con in tasca piccole biglie di vetro...le sue piccole tristi biglie infrangibili...e allora tu non smetterla mai di soffiare nelle tue sfere di cristallo...sono belle, a me è piaciuto guardarle, per tutto il tempo che ti sono stato vicino, ci si vede dentro tanta di quella roba...è una cosa che ti mette l'allegria addosso...non smetterla mai...e se un giorno scoppieranno anche quelle, sarà vita, a modo suo...meravigliosa vita. |
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E tuttavia, |
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Per terra, la terra è secca, e bruna, e dura. Se l'è bevuta il sole, per ore, cancellando una notte di acqua, e lampi, e boati. Finissero nel nulla, così anche le paure. Sulla terra, poca polvere quasi immobile. Non c'è vento che se la porti via. |
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La verità è che la gente più radicalmente non sa di preciso cosa deve ascoltare - la gente lascia che la magia gli coli addosso, nel momento buono saprà cosa fare, questa è la verità. |
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Chi non lo capisce, questo, non capisce nulla - perchè dove la vita brucia davvero la morte è un niente - non c'è null'altro contro la morte - solo quello - far bruciare la vita davvero. |
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Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. [...] Non so come fartelo capire, ma qui si vive al riparo. E non è una cosa spregevole. E' bello. E poi chi l'ha detto che si deve proprio vivere allo scoperto, sempre sporti sul cornicione delle cose, a cercare l'impossibile, a spiare le scappatoie per sgusciare via dalla realtà? E' proprio necessario essere eccezionali? Io non lo so. Ma mi tengo stretta questa mia vita e non mi vergogno di niente: nemmeno delle mie sovrascarpe. C'è una dignità immensa, nella gente, quando si porta addosso le proprie paure, senza barare, come medaglie della propria mediocrità. E io sono uno di quelli. Si guarda sempre all'infinito, a Quinnipak, insieme a te. Ma qui non c'è l'infinito. E così guardiamo le cose, e questo ci basta. Ogni tanto, nei momenti impensati, siamo felici. |
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(Addio, Dann. Addio, piccolo signor Rail, che mi hai insegnato la vita. Avevi ragione tu: non siamo morti. NOn è possibile morire vicino a te. Perfino Mormy ha aspettato che tu fossi lontano per farlo. Adesso sono io che vado lontano. E non sarà vicino a te che morirò. Addio, mio piccolo signore, che sognavi i treni e sapevi dove era l'infinito. Tutto ciò che c'era io l'ho visto guardando te. E sono stata ovunque, stando con te. E' una cosa che non riuscirò mai a spiegare a nessuno. Ma è così. Me la porterò dietro, e sarà il mio segreto più bello. Addio Dann. Non pensarmi mai, se non ridendo. Addio.) |
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Allora penso "E' finita, per questa volta è finita", mi rannicchio nel letto e vado a Quinnipak. Me l'ha insegnato Tool questa cosa. Andare a Quinnipak, dormire a Quinnipak, fuggire a Quinnipak. Ogni tanto gli chiedevo "Dove sei stato che tutti ti cercano?". E lui diceva "Ho fatto un salto a Quinnipak". E' una specie di gioco. Serve quando hai lo schifo addosso, che proprio non c'è verso di togliertelo. Allora ti rannicchi da qualche parte, e inizi ad inventarti delle storie. Quel che ti viene. Ma lo devi fare bene. Con tutti i particolari. E quello che la gente dice, e i colori, e i suoni. Tutto. E lo schifo a poco a poco se ne va. Poi torna, è ovvio, ma intanto, per un po' l'hai fregato. |
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