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Le descrizioni delle città visitate da Marco Polo avevano questa dote: che ci si poteva girare in mezzo col pensiero, perdercisi, fermarsi a prendere il fresco, o scappare via di corsa. |
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E' delle città come dei sogni: tutto l'immaginabile può essere sognato, ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio, oppure un suo rovescio, una paura. Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del desiderio è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un'altra. |
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Se uomini e donne cominciassero a vivere i loro effimeri sogni, ogni fantasia diventerebbe una persona con cui cominciare una storia d'inseguimenti, di finzioni, di malintesi, d'utri, di oppressioni, e la giostra delle fantasia si fermerebbe. |
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Le due Valdrade vivono l'una per l'altra, guardandosi negli occhi di continuo, ma non si amano. |
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La menzogna non è nel discorso, è nelle cose. |
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...incontri le rovine delle città abbandonate, senza mura che non durano, senza le ossa dei morti che il vento fa rotolare: ragnatele di rapporti intricati che cercano una forma. |
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Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra. |
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Le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si concellano. |
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Intenta ad accumulare i suoi carati di perfezione, Bersabea crede virtù ciò che ormai è un cupo invasamento a riempire il vaso vuoto di sè stessa: non sa che i suoi soli momenti d'abbandono generoso sono quelli dello staccare da sè, lasciar cadere, spandere. |
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Io parlo parlo - dice Marco, - ma chi m'ascolta ritiene solo le parole che aspetta. Altra è la descrizione del mondo cui tu presti benigno orecchio, altra quella che farà il giro dei campanelli di scaricatori e gondolieri sulle fondamenta di casa mia il giorno de mio ritorno, altra ancora quella che potrei dettare in tarda età, se venissi fatto prigioniero da pirati genovesi e messo in ceppi nella stessa cella con uno scrivano di romanzi d'avventura. Chi comanda al racconto non è la voce: è l'orecchio. |
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Alle volte mi basta uno scorcio che s'apre nel bel mezzo d'un paesaggio incongruo, un affiorare di luci nella nebbia, il dialogo di due passanti che s'incontrano nel viavai, per pensare che partendo da lì metterò assieme pezzo a pezzola città perfetta, fatta di frammenti mescolati con il resto, d'istanti separati da intervalli, di segnali che uno manda e non sa chi li coglie. |
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L'inferno dei viventi non è qualcosa ch sarà; se c'e ne è uno, quello è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprenimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli sapzio. |
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