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L'invidia è la religione dei mediocri. Li consola, risponde alle inquetudini che li divorano e, in ultima istanza, imputridisce le loro anime e consente di giustificare la loro grettezza e la loro avidità fino a credere che siani virtù e che le porte del cielo si spalancheranno solo per gli infelici come loro, che attraversano la vita senza lasciare altra traccia se non i loro sleali tentativi di sminuire gli altri e di escludere, e se possibile distruggere, chi, per il semplice fatto di esistere e di essere ciò che è, mette in risalto la loro povertà di spirito, di mente e di fegato. Fortunato colui al quale latrano i cretini, perché la sua anima non apparterrà mai a loro.

Sante parole!

Quando ci sentiamo vittime, tutte le nostre azioni e le nostre credenze vengono legittimate, per quanto discutibili siano....l'invidia, l'avidità o il risentimento che ci muovono vengono santificati, perché diciamo a noi stessi di agire in nostra difesa. Il male, la minaccia, è sempre nell'altro.

Questo paragrafo esprime perfettamente il mio concetto di banale vittimismo....la brutta bestia che invade piccole e grandi comunità, gruppi, associazioni..dove il desiderio di stare al centro dell'attenzione...porta la gente ad assumere atteggiamenti poveri e sciocchi, e a puntare il dito sugli altri, che a loro avviso, li hanno indotti a tenere determinati comportamenti. Questo NON significa essere VITTIME, ma semplicemente non sapersi prendere la responsabilità delle proprie scelte e delle conseguenti azioni.

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