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Disamore
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«Restava nei nostri corpi una gratitudine che però non saldava mai il suo conto: ma così strettamente congiunti nella carne non eravamo più uniti nello spirito. (...) Essere uniti nello spirito - un uomo e una donna - non vuol dire soltanto concordanza di gusti, di opinioni, bensì una sollecitudine, ... (continue)
«Restava nei nostri corpi una gratitudine che però non saldava mai il suo conto: ma così strettamente congiunti nella carne non eravamo più uniti nello spirito. (...) Essere uniti nello spirito - un uomo e una donna - non vuol dire soltanto concordanza di gusti, di opinioni, bensì una sollecitudine, una prontezza di partecipazione che si avverte anche al di là dalle diversità dell'ingegno e dell'educazione. Vuol dire anche questo: rendere meno penosa l'inquietudine che ci accompagna per tutta la vita; sentire che l'aggiunzione di un'altra solitudine alla nostra conduce al risultato miracoloso di ridurla anziché aumentarla. Uniti nello spirito: qualche cosa che riempie alla meglio il vuoto ch'è dentro di noi. Alla meglio: per colmarlo non c'è che Dio, o l'arte forse.»
«Quando si crede di saper tutto l'uno dell'altro, in realtà si sa pochissimo, e sempre in virtù di intuizione più che per larghezza di confessione. Ci si abbandona reciprocamente soltanto un lembo di «conveniente» verità. Il nostro spirito si cela in mille pieghe che sfuggono all'occhio attento dell'altro; (...) Siamo veramente soli, Silvia, tremendamente soli. Stiamo nel mondo come alberi: un grande bosco. Quando si è vicini (pensa a noi due), quando, per essere precisi, il caso ci fa essere vicini, le chiome si confondono e possono anche, viste dal basso, dare l'illusione di attingere a un cielo unico e prossimo. Ma, per quanto il medesimo terreno le nutrisca, le radici vi affondano solitarie, ciascuna per sé, intenta a sé; e non si scorgono, si occultano e si perdono prima di arrivare ad intrecciarsi. Ma lasciando da parte gli alberi e così ogni altra metafora, dico che gli uomini si intendono con una enorme approssimazione, e distrattamente; ciascuno essendo spesso più attento ad ascoltare se stesso che gli altri.»
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