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La terra del sacerdote
Maurizio Baffo di Cane porta una croce sulle spalle. Per questo cammina curvo. I piedi sono veloci, sono animati da una necessità, non stanno fermi un attimo. Tutti i giorni li passa cosí, avanti e indietro dalla piazzetta di Monteruduni fino alla provinciale, dove le macchine corrono e la campagna ... (continue)
Maurizio Baffo di Cane porta una croce sulle spalle. Per questo cammina curvo. I piedi sono veloci, sono animati da una necessità, non stanno fermi un attimo. Tutti i giorni li passa cosí, avanti e indietro dalla piazzetta di Monteruduni fino alla provinciale, dove le macchine corrono e la campagna attorno, enorme, sta lí lí per mangiarsi quello sputo di cemento. Col sole e colla luna. Fino alle due, due e trenta della notte, tutti i giorni, Maurizio fa avanti e indietro, camminando piú forte che può, curvo di croce. Parte dalla piazza del paese e arriva fino all’imbocco della provinciale, poi torna indietro, di nuovo in paese, e ricomincia. Maurizio chiama questo andare e tornare «le passeggiate ». Chiama cosí la sua vita. Adesso è notte, sono quasi le due. Questa è la sua ultima corsa, dalla provinciale, dalla campagna, Baffo di Cane sta tornando in piazza. Sta per iniziare la piccola salita che porta al paese quando sente un grido, preciso nella notte, qualcuno che urla. Non è un urlo continuo. Ogni tanto si ferma, come se le corde vocali dovessero ricompattarsi perché ci sono delle unghie affilate che graffiano, ma loro resistono, si fermano, riprendono le forze e tornano a vibrare; acuti che toccano la luna. Qualcuno sta morendo, pensa Maurizio, che però è uno che ha paura di tante cose, soprattutto della morte. In paese c’è un ragazzino che quando lo vede gli grida forte di abbassarsi i pantaloni, tirarsi fuori l’uccello e mettersi le mani dietro la schiena. Maurizio ha trent’anni in piú di questo ragazzino e potrebbe anche prenderlo a schiaffi, ma ha paura che questo o i suoi amici gli facciano fare la fine di Vittorio «la Zoccola» che solo per non aver pagato da bere, dopo che aveva perso una scommessa, gli misero una zoccola di fogna nelle mutande e quella lo morse dappertutto. Vittorio è diventato pazzo per questa cosa e ora cammina sempre a testa bassa, saluta con rispetto tutti, pure i bambini nei passeggini. Perciò Maurizio obbedisce agli ordini. È per questo che ha paura della morte, anche quando non è la sua, e allora accelera il passo. Adesso sta correndo. E mentre corre si volta un attimo verso le grida. È la terra di Agapito il Sacerdote. Da lí proviene la morte