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Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares
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tutto è bene quel che non finisc -
iniziato, angosciato, abbandonato, poi prestato, e mai più ritrovato.
(forse meglio così)
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Dec 1, 2007 |
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!!!SCHEDA INCOMPLETA!! La vita, istruzioni per l'uso
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tutto è bene quel che non finiscuno di quei libri titanici grossi (e senza figure) che l'idea è anche un sacco figa ma non ti permette di perderne il filo o interromperlo. lasciato in tredici causa smarrimento, lo riprenderò, prima o poi.
«Forse l'uso più spettacolare delle combinazioni di un'opera letteraria si trova ne "La ... (continue)
uno di quei libri titanici grossi (e senza figure) che l'idea è anche un sacco figa ma non ti permette di perderne il filo o interromperlo. lasciato in tredici causa smarrimento, lo riprenderò, prima o poi.
«Forse l'uso più spettacolare delle combinazioni di un'opera letteraria si trova ne "La vita: istruzioni per l'uso" di Georges Perec. Il romanzo fotografa un istante della vita di un condominio di dieci piani, ciascuno con dieci stanze: ci sono dunque cento luoghi da descrivere, ciascuno in un capitolo, ed essi corrispondono alle caselle di una scacchiera dieci per dieci. Perec decise che le varie stanze dovessero contenere ciascuna un personaggio che compie un'azione, e che ci dovessero essere dieci tipologie di personaggi e dieci di azioni. Per determinare la disposizione delle coppie personaggio-azione in ciascuna stanza, Perec decise che le tipologie dovessero essere disposte in maniera più inventiva che nella battagila navale, in cui la prima riga contiene le coppie A1, A2, A3 ..., la prima colonna le coppie A1, B1, C1, ..., e così via. Il matematico Claude Borge gli suggerì di disporre le lettere in modo tale che ciascuna comparisse una e una sola volta in ciascuna riga e in ciascuna colonna. […] Naturalmente, una volta orchestrata una struttura così complicata, sarebbe stato deludente descrivere ordinatamente le varie stanze dei vari piani. Perec adottò questa volta una restrizione diversa: muoversi sulla scacchiera come un cavallo del gioco degli scacchi […]» [Fonte: Piergiorgio Odifreddi, da Il matematico impertinente, Longanesi & C., Milano, 2005]
no eh, per dire.