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  • Cover of City

    City

    1 person find this helpful

    Se accetti di perderti

    Si deve sapere a cosa si va incontro, quando si apre City. Si deve aver già conosciuto Baricco, averlo assaporato e aver accettato le regole del suo gioco. Ancor meglio sarebbe essere arrivati anche ad amarlo. Perché in City ci si perde, inevitabilmente, fin dall'inizio: si galleggia i ... (continue)

    Si deve sapere a cosa si va incontro, quando si apre City. Si deve aver già conosciuto Baricco, averlo assaporato e aver accettato le regole del suo gioco. Ancor meglio sarebbe essere arrivati anche ad amarlo. Perché in City ci si perde, inevitabilmente, fin dall'inizio: si galleggia in una surrealtà a cui è inutile chiedere un indizio su dove sei o dove ti si stia conducendo, non lo saprai finché non sarai arrivato. Ma se conosci Baricco, se ami Baricco, fluttui senza sentirti spaesato, senza preoccuparti di niente, lui sa dove portarti, sa esattamente quale passo farti compiere pagina dopo pagina, gli dai la mano e ti lasci portare, semplicemente guardandoti intorno e ammirando tutto ciò che ti circonda. Sei in un ricamo di scatole cinesi, ogni personaggio è un luogo, ogni luogo nasconde un vicolo segreto, una porta celata, un passaggio verso un altro luogo ancora. Resti sorpreso nello scoprire che percepisci vero e vivo qualcuno che è stato inventato - da qualcuno che è stato inventato a propria volta. Senti il suo dolore, sorridi alla sua ironia, ami la sua malinconia. Di tanto in tanto, all'improvviso, da una riga all'altra, ti ritrovi in qualche meraviglioso giardino filosofico, ti siedi e ascolti una voce che ti racconta la tua infelicità di essere umano, chiedendoti come faccia a conoscerla così bene, come sappia raccontare te stesso meglio di come potresti mai fare tu... mentre sei lì seduto, trovi anche il tempo di pensare che per lanciarsi in certe odissee mentali non si deve avere una testa propriamente a posto, e per trovarle splendide si deve possedere una certa dose di autolesionismo.
    Purtroppo, in quell'intricato ricamo di strade e vicoli nascosti, qualcosa si perde e il cerchio che si chiude non è completamente perfetto: avrei voluto sapere "cosa cavolo c'entrava il menu", avrei voluto conoscere la storia di Bill e Mary e dei Christianson, che doveva essere una storia d'amore e penso mi sarebbe piaciuta... avrei voluto sapere cos'ha urlato Larry a Poreda, e quali sono le due cose che Shatzy ha detto di Gould. Ma del resto, Ruth non le dirà mai a nessuno, e non le direbbe neanche a me.
    Due delle cose che detesto al mondo sono la boxe e i western. Le due cose che ho amato di più in City, che ho amato proprio visceralmente, sono state la storia di Larry e il western. Non ne sono sorpresa, io lo so, io lo conosco, so che solo Baricco sa farmi certi incantesimi... solo lui.
    Fluttuare in City è stato un malinconico e commovente piacere. Se si accetta di perdersi, sarà bello ritrovarsi.

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    — Sep 1, 2009 | Add your feedback
  • Cover of Il caso Jane Eyre

    Il caso Jane Eyre

    1 person find this helpful

    Accadde in quel momento...

    Una mattina di primavera, una giovane donna mangia un panino in un bar. D'un tratto, il mondo vibra, freme e si ferma. Qualcuno ha fermato il tempo attorno a lei. Macchine immobili per strada, uccelli sospesi nel cielo... e la monotona istantanea acustica di un ronzio, "il rumore del mondo in quel m ... (continue)

    Una mattina di primavera, una giovane donna mangia un panino in un bar. D'un tratto, il mondo vibra, freme e si ferma. Qualcuno ha fermato il tempo attorno a lei. Macchine immobili per strada, uccelli sospesi nel cielo... e la monotona istantanea acustica di un ronzio, "il rumore del mondo in quel momento, fissato indefinitamente allo stesso volume e frequenza". In quel momento, una lettrice si blocca, alza lo sguardo e pensa "Oh cavolo, non mi ero mai resa conto di quanto stupide siano le scene in cui il tempo si ferma e c'è solo silenzio!".
    Trecentosessantacinque pagine dopo, quella lettrice penserà che, quando si era bloccata su quella riga di pagina 13 e aveva pensato "Questo Jasper Fforde è geniale."... beh, aveva avuto ragione.

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    — Aug 3, 2009 | Add your feedback
  • Cover of Il conte di Montecristo

    Il conte di Montecristo

    5 people find this helpful

    ... che nessuno saprebbe descrivere

    Con una ridondanza tutta sua, insistita eppure in qualche modo "giusta" e necessaria, Dumas ricorre spesso a questa espressione: uno sguardo, una voce, un sentimento "che nessuno saprebbe descrivere". E tu, lettore irretito, puoi soltanto annuire perché quella descrizione-nondescrizione arriva perfe ... (continue)

    Con una ridondanza tutta sua, insistita eppure in qualche modo "giusta" e necessaria, Dumas ricorre spesso a questa espressione: uno sguardo, una voce, un sentimento "che nessuno saprebbe descrivere". E tu, lettore irretito, puoi soltanto annuire perché quella descrizione-nondescrizione arriva perfettamente al centro del tuo sentire, percepisci quello sguardo, quella voce, quel sentimento semplicemente perché hai letto le pagine precedenti, perché hai sofferto in esse, perché sai. Adesso, dopo aver chiuso il libro e detto addio all'uomo che è stato forse il più affascinante volto letterario che abbia incontrato finora, non potrò rispondere che in un solo modo a chiunque mi chiederà che personaggio sia Edmond Dantès: se non l'hai conosciuto di persona, nessuno saprà descrivertelo davvero.

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    — May 2, 2009 | Add your feedback
  • Cover of It

    It

    16 people find this helpful

    La magia di King

    La magia esiste, scrive King nella dedica di questo libro. Un libro che è il mio primo King, ed in cui ho scoperto che il suo stile mi piace ma che presenta qualcuna delle caratteristiche che poco mi aggradano, come il creare talvolta un "Io" per il narratore o il rivolgersi ai lettori. Inizi ... (continue)

    La magia esiste, scrive King nella dedica di questo libro. Un libro che è il mio primo King, ed in cui ho scoperto che il suo stile mi piace ma che presenta qualcuna delle caratteristiche che poco mi aggradano, come il creare talvolta un "Io" per il narratore o il rivolgersi ai lettori. Inizialmente, leggevo, notavo queste cose e le annotavo come pecche... e poi, da qualche parte tra quelle pagine, ognuna di queste pecche ha iniziato a perdere importanza fino a scomparire.
    Perché la magia esiste, e King lo dimostra.
    It non si legge, It si vive. Io sono stata a Derry, ne ho percorso le strade, ne ho respirato l'aria, l'ho sentita viva nel suo cancro e morente dopo essere stata guarita. Sono stata Bill, sono stata Beverly, sono stata ognuno di loro; sono stata persino It. E li ho amati tutti, ho conosciuto i più intimi pensieri di ognuno e li ho amati tutti. Lasciare Derry è stato doloroso come da tempo non mi capitava. E loro, i Perdenti, mi mancheranno incredibilmente, perché sono stati amici miei, perché erano splendidi e spaventati e valorosi, e si amavano con quella lealtà che nessuno dovrebbe perdere e che così pochi ricordano. Perché credevano ed io ho creduto con loro, e riso con loro, e pianto molto più di loro.
    E ho provato l'angoscia e la paura che speravo di trovare, ma non di fronte ad It, non di fronte al Male rivelato, bensì di fronte al Male veicolato, al Male che serpeggia fino agli uomini e li guida nella follia, e che non si può fermare, perché nessuno lo vedrà, nessuno lo sentirà. I Perdenti ebbero paura di fronte a questa consapevolezza, ed io con loro.
    It si vive ed è crudo, viscerale e sanguigno, eppure la prima parola che mi viene in mente nel pensare di descriverlo è poesia. Perché non c'è altro modo per definire la limpidezza dell'amicizia dei sette, o l'euforia solenne di quell'attimo in cui si percepisce distintamente la presenza di quel potere che guida i destini al di sopra del caso, o il volo ancestrale nel cosmo in cui riposa la Tartaruga che ha creato l'universo, o quell'esortazione che ha la consistenza di un sogno, quel "Sii valoroso, resisti, tutto il resto è buio" ... o quel grido così vivo, così luminoso, così pieno dell'emozione e del desiderio nella loro forma più pura, quella che può battere il diavolo. Hai-io, Silver, VAI!

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    — Sep 21, 2008 | 8 feedbacks
  • Cover of New moon

    New moon

    9 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Insalvabile

    Avendo letto diversi pareri da parte delle appassionate della saga, che lo davano come lievemente più pesante del primo, ho iniziato New Moon temendo di pentirmene entro breve... "peggio di Twilight" era una minaccia tanto incredibile quanto terribile. E in effetti, l'idea di trovarmi ... (continue)

    Avendo letto diversi pareri da parte delle appassionate della saga, che lo davano come lievemente più pesante del primo, ho iniziato New Moon temendo di pentirmene entro breve... "peggio di Twilight" era una minaccia tanto incredibile quanto terribile. E in effetti, l'idea di trovarmi sola con Bella per quasi tutto il libro, era sufficiente a darmi i brividi. Invece, a sorpresa, la lettura è stata molto più leggera rispetto al primo volume, escludendo i primi tre/quattro capitoli e SOPRATTUTTO escludendo gli ultimi sei; dell'alleggerimento centrale, devo ringraziare due fondamentali componenti: l'assenza, purtroppo temporanea ma se non altro molto lunga, di Edward "sono-il-vampiro-più-figo-del-mondo" Cullen e della sua famigliola, senza i quali Bella si rivela più sopportabile del solito, crisi depressive a parte; e il rapporto tra la protagonista e il lupetto mannaro (l'unico personaggio decente), che è gradevole e persino un tantinello coinvolgente, e finalmente ha da dire qualcosa in più di "Dio, quanto è bello, è così perfetto, così marmoero, così bronzeo, ora mi guarda, ora mi parla con la sua voce di velluto, adesso mi bacia, ohhhhh svengooooohhhhhh". Con Jacob emerge tutta l'affinità, la complicità e l'intesa che la coppia Edward/Bella, che si ama semplicemente perché così dev'essere, nemmeno sfiora lontanamente. Ma... Edward è "la cosa più bella che avessi mai visto", mentre Jacob è solo "come dire, bello". Quindi il "trofeo Bella Swan" è del caro estinto, forte della sua marmoreosità e bronzeosità. Del resto, è ovvio: affinità, complicità, cose in comune, parlare e divertirsi insieme, tutto il pacchetto non vale assolutamente niente di fronte al Principe Azzurro (anzi, bronzeo) praticamente-perfetto-sotto-ogni-aspetto, che ipnotizza con il suo fascino e fa ammutolire col suo stramaledetto sorriso sghembo. Se uno è tanto bello da tramortirti, che altro vuoi dalla vita? Mi ricorda una scena del cartone animato L'incantesimo del lago, in cui la principessa chiede al principe se per lui conti solo la bellezza, e lui casca dalle nuvole e risponde candidamente "E che altro c'è?".
    La superficialità di Isabella è qualcosa di AGGHIACCIANTE, e il concetto di "amore" della Meyer continua a darmi brividi di sano terrore.

    Ma grazie alla momentanea sparizione di belloccio e famiglia, il libro respira, e si legge con relativa tranquillità. Fino al ritorno in scena di Alice e, poco dopo, di Edward. Prima di quel punto, ero propensa ad arrivare a due stelline, con buona volontà... Ma è arrivato quel punto. Da lì in poi, la minaccia ha concretamente preso forma: peggio di Twilight.
    Questo il climax di New Moon: impedire a Edward di suicidarsi poiché convinto che si sia suicidata Isabella, in seguito al fatto che lui l'aveva mollata a inizio libro (per non metterla in costante pericolo di morte, come qualsiasi organismo unicellulare sarebbe riuscito a comprendere, ma non Isabella, la cui testa serve solo a sostenere i capelli e separare le orecchie, e che annega nel dramma di non essere più voluta dal suo vampirello). Una "trama" che supera anche il concetto di ridicolo, perché neppure riesce a far ridere. E' solo e semplicemente patetica. Su quanto sia assurdo il fatto che questo tizio centenario non possa più campare senza una ragazza (peraltro l'essere più inutile della terra) che conosce da sei mesi (quindi, in proporzione ai suoi anni, da cinque secondi circa), è persino superfluo disquisire. Ma lei... capisco che, essendo un vegetale che non ha un solo interesse nella vita e che passa le sue giornate ad "esistere" e a sospirare per Edward, essere piantata dal fidanzato possa diventare tragico, ma faccio presente che a diciotto anni capitano cose del genere, e sì, indubbiamente ci si sta male, ma non si muore per questo, e di sicuro non è la più grande disgrazia che possa accadere ad una persona. Questo premere per rendere il tutto una tragedia di proporzioni immani che con un attimo di distrazione potrebbe provocare la morte o la perenne catatonia, sarebbe quasi comico, se Isabella, nel suo continuo rannicchiarsi e piegarsi e abbracciarsi per evitare che le si smonti il corpo per il dolore, non fosse così estenuante da non lasciare le energie per ridere, avendole già impegnate tutte nel tentativo di non sbattere la testa sulla parete per la frustrazione di stare leggendo un simil-harmony così penoso. (Ma del resto, è difficile che un vampiro strafighissimissimo capiti più di una volta nella vita, povera Bella.)
    Però, in un certo senso ammetto che Bella sia una personcina interessante da frequentare... se ci si annoia, basta sfoderarle a sorpresa un "Edward!" per vederla andare in crisi epilettica al divino suono del nome del suo amato vampirello. Un diversivo originale per passare il tempo.

    Per di più, in New Moon più che mai, impazza l'abitudine preferita della Meyer: creare elementi senza spiegarli. In Twilight abbiamo scoperto i vampiri da discoteca, che brillano non si sa perché, e hanno il morso velenoso non si sa perché. In New Moon, arrivano i "licantropi secondo Stephenie", le cui ferite si rimarginano a velocità decuplicata non si sa perché, e la cui temperatura corporea si mantiene perennemente sui 43°, indovinate? Ovviamente, non si sa perché. In più, scopriamo che (non si sa perché, tanto per cambiare) Bella è immune non solo alla lettura del pensiero di Edward (e su questo, la teoria più accreditata da queste parti è che a Eddie arrivi un segnale di "nessuna attività registrata"), ma a qualsiasi potere speciale vampiresco. E qui mi permetto di far notare due "però, inspiegabilmente":
    #1: però, inspiegabilmente, Alice può avere visioni su di lei (ma non sui licantropi, ovviamente non si sa perché)
    #2: però, inspiegabilmente, in Twilight Bella era stata tranquillamente soggetta al potere di Jasper.

    Un piccolo punto in più per Aro, adorabilmente gaio, in tutte le possibili sfumature della parola.
    Un milione di punti in meno per la trovata del "sangue che canta", che è ai limiti della morte per riso convulso prolungato, anche peggiore di quello che inevitabilmente coglie alla fine del primo capitolo, quando Edward scaraventa a tutta forza Bella su una pila di piatti di vetro, i cui frammenti solo per caso (o per sfiga, dipende dai punti di vista) non le si conficcano in nessun punto vitale. Questo per salvarla. Eddie, tesoro, se mai dovessimo incontrarci e io mi trovassi in pericolo di vita, NON cercare di salvarmi.
    E passando dal comico al nonsense, non si può non inchinarsi di fronte al mirabolante gioco di indovinelli all'insegna del "dai che ce la fai" che Jacob fa a Bella, una vera perla. Vediamone la costruzione:
    - Jacob vorrebbe rivelare a Bella di essere un licantropo, perché il segreto sta distruggendo il loro rapporto;
    - non può farlo, poiché il "capobranco" l'ha proibito, e neppure può farlo di nascosto, perché i lupetti, quando sono in forma animale, hanno la peculiarità di sentire i pensieri del resto del branco, e lo sgamerebbero;
    - deduciamo che Jacob si metterebbe immediatamente a pensare "Trallallero trallallà, ho detto a Bella il mio segreto";
    - alle strette, Jacob cerca di far sì che Bella "indovini" da sola la risposta;
    - deduciamo che non avrebbe difficoltà a non mettersi immediatamente a pensare "Trallallero trallallà, ho dato a Bella gli indizi per capire il mio segreto";
    - deduciamo che, pur essendo un personaggio decente rispetto alla media, anche lui tutte le rotelle a posto non le ha.
    In effetti, la cosa potrebbe anche avere un po' di sense: cercare un modo (valido o insensato, non importa) per rendere il tutto più complicato e conflittuale, così da scrivere venticinque capitoli per una trama che si sarebbe potuta raccontare in cinque. Ancora una volta dunque, come ai bei vecchi tempi di Twilight, la maggior parte del libro è fatta di niente. Un niente meno pesante, per lo meno.

    Per un istante, sono riuscita persino a trovare un ragionamento sensato all'interno del libro! Accade quando Edward pianta Bella, e le dice, giustamente, che la loro famiglia ormai vive a Forks da troppo tempo e magari è il momento di preoccuparsi che qualcuno possa accorgersi della loro sempiterna giovinezza su cui gli anni passano senza lasciare traccia alcuna. Oh, Edward, ma allora anche tu hai una testa che funziona ogni tanto!
    Invece no, ritiro tutto. Era solo una scusa per mollare la ragazza, e nel finale torna tutto felicemente nel mare dell'insensatezza.
    Tra parentesi, ho anche appena scoperto che Edward è stato ad Harvard! Ed è anche USCITO da Harvard! Quindi è laureato. Ma torna al liceo. Ora, io mi domando, ma nel Meyer-universe la burocrazia non esiste? Uno può entrare e uscire di continuo da scuole e università così come gli gira, non esistono documentazioni, archivi, annuari, niente di niente?! Va beh, ma che me lo domando a fare...

    Se non altro, giusto per non lasciare le cose esattamente com'erano prima e bollare definitivamente New Moon come libro inutile, una svolta finale c'è: in un futuro non troppo lontano, Bella sarà trasformata in vampiro, o almeno questi sono i piani, sulla cui riuscita dubito fortemente. Ma spero vivamente che accada sul serio, perché da umana è veramente troppo imbecille per essere tollerabile. Naturalmente, come ormai ben sappiamo, a lei non frega un accidente della sua vita, né della sua morte, né della sua famiglia che probabilmente non vedrebbe mai più, né della fame nel mondo o del buco nell'ozono, a lei non frega niente di niente di niente tranne che di Edward, stare con Edward, sospirare per Edward, svenire su Edward. Perciò, se gli dei ci assistono, tra poco sarà felice lei e saremo sollevati noi (perché voglio sperare che almeno quando sarà una wonder woman LA SMETTERA' di andare in crisi epilettica ogni volta che guarda il volto perfetto di Eddie, con i lineamenti perfetti e le sopracciglia perfette e la bocca perfetta, e soprattutto la perfetta varietà di aggettivi della Meyer). Ma ripeto che ci credo poco.

    Sullo stile, la ripetitività e povertà del linguaggio, la banalità dei dialoghi, preferisco non soffermarmi: il tutto è incommentabile, non c'è altro da dire.
    Spendo una riga in più per la ciliegina sulla torta, ovvero il traduttore e la sua squisita sintassi, che posso commentare solo con: non riesco a capacitarmi che quest'uomo venga pure pagato!

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    — Aug 4, 2008 | 9 feedbacks
  • Cover of Sirene

    Sirene

    2 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    "Favola nera"

    E' esattamente con la definizione riportata in quarta di copertina, che descriverei questa lettura.
    Finito in un solo giorno; nella sua brevità, scorre proiettandosi nella mente come un film, un noir fantascientifico che deve moltissimo ad alcuni dei più famosi manga sull'argomento sirene. Ma l ... (continue)

    E' esattamente con la definizione riportata in quarta di copertina, che descriverei questa lettura.
    Finito in un solo giorno; nella sua brevità, scorre proiettandosi nella mente come un film, un noir fantascientifico che deve moltissimo ad alcuni dei più famosi manga sull'argomento sirene. Ma le sirene di Laura Pugno sono creature animali prive di consapevolezza, i cui "musi" si limitano a ricordare un volto umano, lontane quindi dalla bellezza usuale. Gli esseri umani, immersi nell'ebbrezza apocalittica di un mondo in disfacimento, divengono folli sotto l'influsso del fascino esotico delle creature, o del misticismo che leggono nella loro esistenza, arrivando a pulsioni e desideri estremi verso di esse. La potente yakuza le improgiona in impianti di cattività, ne fa la nuova più preziosa merce sessuale e culinaria. E' proprio nel fatto che non sia la creatura ad attrarre consapevolmente, ma sia l'uomo a conferirle il fascino che lo porta ad esserne ossesionato, a fare di queste sirene delle figure che turbano profondamente.

    Nonostante la narrazione stringata e veloce, la storia riesce a non essere povera di dettagli, ma forse difetta un po' di emozione. Trasmette la cupa inquietudine evocativa di un mondo agonizzante, bello quanto mortale, con il suo sole assassino; ma le emozioni del protagonista non arrivano del tutto, a parte la tristezza per la compagna morta. I suoi sentimenti per Mia, la sirena mezzoumana nata dal suo accoppiamento con una delle creature, restano molto sul vago e non si riesce ad afferrarli appieno.

    La fine lascia un senso di amarezza tetra ma sfumata, condita con il sapore di aleggiante turbamento che permea tutto il libro e che non lascia spiragli di luce. Nonostante Mia riesca a fuggire nell'oceano, ottenga una libertà priva di ricordi consapevoli del proprio passato e divenga presumibilmente la madre di una nuova specie di sirena ibrida, sullo sfondo resta l'agonia di un mondo disperato, in mano ai potenti che dirigono il gioco di vita, morte, piacere e denaro di un'umanità dal destino segnato.

    Il racconto non risparmia violenza né crudezza, ma anche per questo l'ho apprezzato.
    Ha un bello stile, e forse per il surrealismo o forse per la sensazione di velocità con cui scorre, non ho trovato troppo fastidioso il mescolarsi di discorso diretto e indiretto, che solitamente mi risulta parecchio sgradevole.

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    — Aug 3, 2008 | Add your feedback
  • Cover of Alessandro in Asia

    Alessandro in Asia

    4 people find this helpful

    Ampia cornice, poco Alessandro

    Entusiasta del primo volume, il secondo mi ha lasciata scontenta.

    Le linee narrative parallele restano una bella idea, e la capacità di intrecciarle è ottima, ma il personaggio originale di Dymas arriva ad occupare un ruolo troppo centrale, la sua presenza diventa ingombrante. Non è più un lib ... (continue)

    Entusiasta del primo volume, il secondo mi ha lasciata scontenta.

    Le linee narrative parallele restano una bella idea, e la capacità di intrecciarle è ottima, ma il personaggio originale di Dymas arriva ad occupare un ruolo troppo centrale, la sua presenza diventa ingombrante. Non è più un libro "su Alessandro Magno", la sua storia è lasciata troppo spesso sullo sfondo e fatta procedere per velocissimi resoconti e riassunti, che in diversi casi di avvenimenti specifici, danno per scontato che il lettore sappia già di cosa si sta parlando. Sconsiglio il libro a chiunque non conosca già la storia di Alessandro nel dettaglio, perché rischia di perdersene diversi pezzi.
    Inoltre, a livello personale, non condivido molte delle (piuttosto contorte) teorie di Haefs sulla spedizione di Alessandro, su quello che la circondava e su di lui in particolare. Non che la caratterizzazione non sia accurata, ma non descrive quello che era secondo me Alessandro. Stessa cosa per Efestione, e su di lui la caratterizzazione diventa anche molto più piatta e poco approfondita rispetto al primo volume.

    In difesa di Haefs devo dire che la sua impostazione della storia, pur non trovandomi concorde, è concreta e plausibile, a differenza ad esempio di Manfredi che praticamente sfiora il fantasy.
    E, cosa non marginale, sia questo che il primo volume sono scritti veramente bene, con autentica maestria nel tenere le fila di una costruzione narrativa molto complessa, e una bellissima capacità descrittiva.

    Tirando le somme, voto medio perché l'impostazione e l'interpretazione non mi sono piaciute, ma la loro realizzazione è più che buona.

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    — Aug 2, 2008 | Add your feedback

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