"Ogni lunedì stavo impacciato e vulnerabile dietro al microfono del palchetto e recitavo una manciata di poesie e di prosa davanti ad una folla sparuta. Tutti i bizzarri personaggi mi dissero che la mia poesia faceva schifo, ma che avevo una bella voce e che avrei dovuto fondare un gruppo"
"Ogni lunedì stavo impacciato e vulnerabile dietro al microfono del palchetto e recitavo una manciata di poesie e di prosa davanti ad una folla sparuta. Tutti i bizzarri personaggi mi dissero che la mia poesia faceva schifo, ma che avevo una bella voce e che avrei dovuto fondare un gruppo"
Riletto dopo anni, e col "senno" di poi, s'è fatto divorare di nuovo con estrama faciltà: avvincente come un romanzo, surreale come solo la realtà più banale sa essere, quasi un viaggio picaresco in un acido Paese delle (terribili) Meraviglie. A tratti grottesco, a tratti genuinamente comico. E, molto importante, inizia con una citazione di David Lynch. Peccato per la traduzione italiana, che in diversi passaggi, è veramente scadente.
Sono stato scelto per insegnarti qualcosa di più splendido: il significato del Dolore, e la sua bellezza
Il De Profundis non è l'amaro j'accuse che ci si potrebbe aspettare da Wilde nei confronti dell'amico (sì, amico, ancora e nonostante tutto) lord Alfred Douglas e della società ipocrita, vanesia e insensibile di cui egli è il perfetto rappresentante, ma piuttosto una riflessione, a volte amara, a vo
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Il De Profundis non è l'amaro j'accuse che ci si potrebbe aspettare da Wilde nei confronti dell'amico (sì, amico, ancora e nonostante tutto) lord Alfred Douglas e della società ipocrita, vanesia e insensibile di cui egli è il perfetto rappresentante, ma piuttosto una riflessione, a volte amara, a volte confusa, a volte speranzosa, rivolta principalmente a se stessi. Mi piace credere che il vero Wilde (intravisto già in alcuni passaggi bellissimi delle Favole) sia proprio quello del De Profundis, non l'esteta vagamente cinico e sprezzante, elevato a simbolo di depravazioni e edonismi smodati, ma piuttosto l'artista maturo e sofferente, consapevole del suo valore come dei suoi tremendi sbagli. L'uomo oltre che il poeta, quello che non ha vergogna di piangere perchè "un giorno in carcere senza lacrime non è un giorno col cuore felice, ma un giorno col cuore di pietra", quello che sa guardare al futuro come ad una pagina bianca ancora da scrivere. Nel De Profundis Wilde scandaglia l'Amore (quello che "non osa proferire il suo nome" e non solo) riportandolo alla sua forma più pura e sincera, riflette su quanto sia importante imparare dai propri errori, e soprattutto, riscopre il valore prezioso ed insostituibile del Dolore. L'ultima confessione di un uomo che decide di rendersi incapace di odiare per sopravvivere lì dove, l'odio stesso, l'ha confinato.
"Sì. Dolore. La pazzia è una forma di sofferenza più grande di qualsiasi altra malattia. Folie... é la parola più triste che conosco. Non c'è malanno fisico che la uguagli. E' la cosa più terribile che possa accadere a chiunque. Distrugge ogni aspetto della vita. Annienta chi ne soffre, completament
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"Sì. Dolore. La pazzia è una forma di sofferenza più grande di qualsiasi altra malattia. Folie... é la parola più triste che conosco. Non c'è malanno fisico che la uguagli. E' la cosa più terribile che possa accadere a chiunque. Distrugge ogni aspetto della vita. Annienta chi ne soffre, completamente."
Qualcosa mi impedisce di aggiungere la quinta stellina alla valutazione di questo romanzo... Forse il fatto che mi sarebbe piaciuto vedere approfonditi alcuni aspetti fondamentali della storia: la genesi della pazzia di Paul Michael, il rapporto fra i protagonisti e i protagonisti stessi, che a tratti sembrano figure non completamente definite, o ancora la parodia di vita e l'alienazione sopportata nella degenza in manicomio... Confesso che non mi sarebbero dispiaciute un centinaio di pagine in più. Resta una bella lettura, in ogni caso.
Visto che mi era piaciuto il film ero curiosa di dare un'occhiata anche al romanzo... Nel complesso un pò deludente. Non so quanto ci sia da imputarsi alla traduzione e quanto all'autrice stessa, ma la sensazione in generale e di trovarsi davanti ad una buona storia, con del potenziale, solo scritta
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Visto che mi era piaciuto il film ero curiosa di dare un'occhiata anche al romanzo... Nel complesso un pò deludente. Non so quanto ci sia da imputarsi alla traduzione e quanto all'autrice stessa, ma la sensazione in generale e di trovarsi davanti ad una buona storia, con del potenziale, solo scritta veramente male. Una stellina in più per la scorrevolezza, dote che in un libro viene sempre apprezzata dalla sottoscritta.
La mia lunga strada dall'inferno
"Ogni lunedì stavo impacciato e vulnerabile dietro al microfono del palchetto e recitavo una manciata di poesie e di prosa davanti ad una folla sparuta. Tutti i bizzarri personaggi mi dissero che la mia poesia faceva schifo, ma che avevo una bella voce e che avrei dovuto fondare un gruppo"
Riletto ... (continue)
"Ogni lunedì stavo impacciato e vulnerabile dietro al microfono del palchetto e recitavo una manciata di poesie e di prosa davanti ad una folla sparuta. Tutti i bizzarri personaggi mi dissero che la mia poesia faceva schifo, ma che avevo una bella voce e che avrei dovuto fondare un gruppo"
Riletto dopo anni, e col "senno" di poi, s'è fatto divorare di nuovo con estrama faciltà: avvincente come un romanzo, surreale come solo la realtà più banale sa essere, quasi un viaggio picaresco in un acido Paese delle (terribili) Meraviglie.
A tratti grottesco, a tratti genuinamente comico. E, molto importante, inizia con una citazione di David Lynch.
Peccato per la traduzione italiana, che in diversi passaggi, è veramente scadente.
De profundis
Il De Profundis non è l'amaro j'accuse che ci si potrebbe aspettare da Wilde nei confronti dell'amico (sì, amico, ancora e nonostante tutto) lord Alfred Douglas e della società ipocrita, vanesia e insensibile di cui egli è il perfetto rappresentante, ma piuttosto una riflessione, a volte amara, a vo ... (continue)
Il De Profundis non è l'amaro j'accuse che ci si potrebbe aspettare da Wilde nei confronti dell'amico (sì, amico, ancora e nonostante tutto) lord Alfred Douglas e della società ipocrita, vanesia e insensibile di cui egli è il perfetto rappresentante, ma piuttosto una riflessione, a volte amara, a volte confusa, a volte speranzosa, rivolta principalmente a se stessi.
Mi piace credere che il vero Wilde (intravisto già in alcuni passaggi bellissimi delle Favole) sia proprio quello del De Profundis, non l'esteta vagamente cinico e sprezzante, elevato a simbolo di depravazioni e edonismi smodati, ma piuttosto l'artista maturo e sofferente, consapevole del suo valore come dei suoi tremendi sbagli.
L'uomo oltre che il poeta, quello che non ha vergogna di piangere perchè "un giorno in carcere senza lacrime non è un giorno col cuore felice, ma un giorno col cuore di pietra", quello che sa guardare al futuro come ad una pagina bianca ancora da scrivere.
Nel De Profundis Wilde scandaglia l'Amore (quello che "non osa proferire il suo nome" e non solo) riportandolo alla sua forma più pura e sincera, riflette su quanto sia importante imparare dai propri errori, e soprattutto, riscopre il valore prezioso ed insostituibile del Dolore.
L'ultima confessione di un uomo che decide di rendersi incapace di odiare per sopravvivere lì dove, l'odio stesso, l'ha confinato.
Dylan Dog n. 282
Comprato solo per i disegni di Roi. La storia è piuttosto imbarazzante.
Demoni e muse
"Sì. Dolore. La pazzia è una forma di sofferenza più grande di qualsiasi altra malattia. Folie... é la parola più triste che conosco. Non c'è malanno fisico che la uguagli. E' la cosa più terribile che possa accadere a chiunque. Distrugge ogni aspetto della vita. Annienta chi ne soffre, completament ... (continue)
"Sì. Dolore. La pazzia è una forma di sofferenza più grande di qualsiasi altra malattia. Folie... é la parola più triste che conosco. Non c'è malanno fisico che la uguagli. E' la cosa più terribile che possa accadere a chiunque. Distrugge ogni aspetto della vita. Annienta chi ne soffre, completamente."
Qualcosa mi impedisce di aggiungere la quinta stellina alla valutazione di questo romanzo... Forse il fatto che mi sarebbe piaciuto vedere approfonditi alcuni aspetti fondamentali della storia: la genesi della pazzia di Paul Michael, il rapporto fra i protagonisti e i protagonisti stessi, che a tratti sembrano figure non completamente definite, o ancora la parodia di vita e l'alienazione sopportata nella degenza in manicomio... Confesso che non mi sarebbero dispiaciute un centinaio di pagine in più.
Resta una bella lettura, in ogni caso.
La vita davanti ai suoi occhi
Visto che mi era piaciuto il film ero curiosa di dare un'occhiata anche al romanzo... Nel complesso un pò deludente. Non so quanto ci sia da imputarsi alla traduzione e quanto all'autrice stessa, ma la sensazione in generale e di trovarsi davanti ad una buona storia, con del potenziale, solo scritta ... (continue)
Visto che mi era piaciuto il film ero curiosa di dare un'occhiata anche al romanzo... Nel complesso un pò deludente. Non so quanto ci sia da imputarsi alla traduzione e quanto all'autrice stessa, ma la sensazione in generale e di trovarsi davanti ad una buona storia, con del potenziale, solo scritta veramente male. Una stellina in più per la scorrevolezza, dote che in un libro viene sempre apprezzata dalla sottoscritta.