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Alessandro F…
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- Quell'estate di sangue e di luna (365)
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By Eraldo Baldini, Alessandro Fabbri -
Finished 




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benvenuto... e grazie per la bella immagine. da homo appenninicus quale sono trovo molto affascinante il casentino...
Ciao, un po' bassa la compatibilità ma sui libri in comune abbiamo lo stesso giudizio.;-)
Ti copierò sicuramente qualche titolo.
Ma Tom bombadil...
Io spero che il "sacro fuoco del novizio" tenga abbastanza da darmi inserire almeno altri 150/200 libri. C'è di buono che ho inserito tutto Tolkien (mi mancano altre due edizioni di hobbit/IsDA/Silm e Incompiuti)
Ciao
Ben lieto di reincontrarti sul uèb: vedo, inoltre, che abbiamo diversi interessi comuni, oltre Tolkien.. per esempio Buzzati (attualmente assente dalla mia libreria, che sto pian piano caricando)
Buona giornata
Quell'estate di sangue e di luna
La società rurale con le sue antiche usanze e tradizioni è al tramonto. L’uomo della fine degli anni ’60 del ventesimo secolo guarda al progresso e alla tecnologia come a una promessa di un nuovo modello di sviluppo e prosperità. I protagonisti di questa vicenda, non a caso bambini, sono pienamente ... (continue)
La società rurale con le sue antiche usanze e tradizioni è al tramonto. L’uomo della fine degli anni ’60 del ventesimo secolo guarda al progresso e alla tecnologia come a una promessa di un nuovo modello di sviluppo e prosperità. I protagonisti di questa vicenda, non a caso bambini, sono pienamente coinvolti nella trasformazione, ne sono addirittura lo strumento. Vivono appieno la vita delle aie, i giochi e le corse spensierate nei campi di granturco. Sorbiscono con giovanile libidine il mondo rurale di cui fanno parte e allo stesso tempo assistono, incantati e affascinati, all’avvento della nuova società tecnologica. La loro generazione è l’ultima a vivere nel mondo antico, ma loro non lo sanno. I figli della campagna finiranno per abbandonarla. Il mondo nuovo si sostituirà a quello antico, i mestieri cambieranno e, man mano che i vecchi scompariranno, anche la memoria del passato si affievolirà.
Solo uno di quei protagonisti, da adulto, tornerà alla campagna una volta all’anno. Perché Enrico torna in campagna ogni anno, puntualmente, all’inizio della trebbiatura? Perché per la prima volta porta con sé il figlio Andrea, un bambino della stessa età che lui aveva quando scorrazzava libero per i campi? Il romanzo parte da qui, dalla fine della storia. Una vecchia tradizione non può essere dimenticata. Una delle più antiche usanze deve essere rinnovata o l’intero mondo rurale (e con esso la sua memoria) soccomberebbe. Letteralmente.
Credo che il tema portante del romanzo sia in questa amalgama (ben riuscita) di tradizione e progresso, nel (apparente?) contrasto tra necessità di rimanere ancorati alle radici e impellente bisogno andare avanti.
Dal punto di vista narrativo Baldini sviluppa una idea già abbozzata in uno dei suoi racconti precedenti, credo contenuto nella raccolta Gotico Rurale. Chi non lo conosce ancora, chi nulla sa del suo 'gotico rurale' apprezzerà senz'altro questo libro. Chi lo segue da tempo ritroverà i temi cari e la solita capacità di dosare tensione, umorismo e, perché no, divulgazione. Ci sono forse due o tre momenti in cui il tentativo costante di tenere alta la tensione è fin troppo evidente, ripetuto, appare un po’ forzato ( "... e il peggio doveva ancora venire" - cito a memoria).
Difficile valutare quanta influenza abbia avuto in questo lavoro l'altro autore, Alessandro Fabbri, che non conosco. Di certo i temi sono quelli cari al Baldini.