il libro è interessante, peccato per numerose sviste, refusi e lo specchietto per allodole del g8 di Genova e di Carlo Giuliani, di cui nel libro non c'è traccia.
Due stelle e mezzo, in verità. Interessante come studio, può essere uno spunto per ricerche singole. Risulta però noioso come lettura... dopo un po' si riduce a un catalogo abbastanza sommario di cui non ti rimane in testa quasi niente.
Premetto che la tesi di fondo del libro è altamente condivisibile: gli effetti negativi dell'onnipresenza della televisione sulla vita dell'uomo attuale, fin dalla tenera infanzia, fatta di programmi scadenti e priva di qualsiasi forma di controllo e bilanciamento con forme di cultura "vera", tanto
... (continue)
Premetto che la tesi di fondo del libro è altamente condivisibile: gli effetti negativi dell'onnipresenza della televisione sulla vita dell'uomo attuale, fin dalla tenera infanzia, fatta di programmi scadenti e priva di qualsiasi forma di controllo e bilanciamento con forme di cultura "vera", tanto da produrre un mutamento radicale dell'essere umano, da essere in grado di ragionare per concetti, a homo videns in balia di immagini da recepire tal quali e da ritenere vere per partito preso, su cui non è necessario spremersi ulteriormente le meningi. La trattazione di questa tesi, però, non mi convince: 1) Sartori salta a piè pari l'evento cinema, per lui si passa direttamente da una cultura scritta o comunque parlata senza immagini (libro, quotidiano, radio) a quella visiva della tv. Sarebbe stato interessante tener conto del ruolo del cinema, ruolo anche informativo vista l'esistenza dei cinegiornali 2) per sua stessa ammissione, Sartori si interessa soltanto dell'aspetto informativo e delle ripercussioni politiche sui cittadini della condizione pietosa della televisione. Penso che tralasciare l'aspetto di comunicazione sociale e di genere sulla vita di tutti i giorni, non solo sulla vita politica, sia un errore, autrici come Lorella Zanardo non l'hanno fatto. Perciò la soluzione non è 3) rifugiarsi in una specie di Aventino cartaceo, in cui la televisione viene demonizzata in toto e si invita a tenerla spenta. Non è un atteggiamento realistico ritenere che internet vada bene solo per "questioni di vita pratica", ma su questo volendo posso passarci sopra, considerando che il libro è del '98 e l'edizione che ho letto del '99, archeologia virtuale insomma. Non conosco la posizione attuale di Sartori sull'argomento, ma a ogni modo sputare su internet e sulle nuove modalità di comunicazione è una scelta molto pericolosa per uno studioso: bisognerebbe interessarsene, fare proprie queste modalità e rendersi conto che la cultura passa anche dal web, o che perlomeno c'è una forte domanda di cultura e di storia -cui qualcuno dovrebbe rispondere- altrimenti il proliferare di tanti siti amatoriali non si spiegherebbe. 4)Il tono di sberleffo, la messa alla berlina continua, l'accusa di cialtroneria verso chi non la pensa allo stesso modo non mi è piaciuto. Non mi è piaciuto neppure il linguaggio pomposo e arrogante, di una cultura d'elite che si arrocca su se stessa escludendone i più e bollandoli come incompetenti. Non credo negli studiosi chiusi nelle loro stanze dei bottoni, che "complottano" con coloro che ritengono pari, per poi decidere cos'è meglio per le masse, tanto più che qua non vedo porre alternative costruttive ma solo demolizione sdegnata.
Molto interessante questo libro, a metà strada tra il memoriale e il saggio, in cui Murakami parla della sua passione per la corsa, praticata con un rigore morale pari a quello che utilizza nella sua scrittura.
Due fratelli, uno piccolo specializzato in ripetere qualsiasi parola al contrario senza stare a pensarci e specializzando in bestemmie, un altro più grande che lavora in un leviatanico call center, alle prese con clienti in cerca di sfoghi meschini di giorno e di maniaci in cerca di sfoghi altrettan
... (continue)
Due fratelli, uno piccolo specializzato in ripetere qualsiasi parola al contrario senza stare a pensarci e specializzando in bestemmie, un altro più grande che lavora in un leviatanico call center, alle prese con clienti in cerca di sfoghi meschini di giorno e di maniaci in cerca di sfoghi altrettanto meschini ma d'altro tipo di notte. Lo zio, ex allevatore di polli fallito e attuale occupante 24 ore su 24 di una poltrona antica come lui, apparente pover'uomo che ha cresciuto i nipoti ma custode di un segreto su un fattaccio brutto. Una ragazza da un difetto fisico alla bocca, anche lei operatrice di call center. Un'altra ragazza, figlia di un padre evanescente, telefonista e consumatrice di prodotti equosolidali, che non lascia nessun biglietto inutile prima di respirare il gas, prima di collegarsi al caos, tant'è che per un po' i meschini inquilini del palazzo pensano di scucire un po' di soldi all'assicurazione mentre lei vegeta in coma. Una prostituta bellissima nonostante la sua età e che vigila umanamente su tutto il palazzo. A tirare le fila di questi personaggi, Ascanio Celestini, grandissimo interprete di ognuno di loro. Fantastico e convincente quando si immedesima nei personaggi femminili, nelle loro critiche, paure e ossessioni verso una società fallocratica. Troppo vera e per questo angosciosa la descrizione psicologica della disumanizzazione di cliente e impiegato del leviatanico call center. Grandiosi nella loro piccolezza quotidiana i protagonisti, ognuno alle prese con qualcosa che "ti pare che è un pensiero cattivo? Magari è cinico, ma non infame. Questa è lotta di classe".
Fratture d'Italia
il libro è interessante, peccato per numerose sviste, refusi e lo specchietto per allodole del g8 di Genova e di Carlo Giuliani, di cui nel libro non c'è traccia.
Svestite da uomo
Due stelle e mezzo, in verità. Interessante come studio, può essere uno spunto per ricerche singole. Risulta però noioso come lettura... dopo un po' si riduce a un catalogo abbastanza sommario di cui non ti rimane in testa quasi niente.
Homo videns
Premetto che la tesi di fondo del libro è altamente condivisibile: gli effetti negativi dell'onnipresenza della televisione sulla vita dell'uomo attuale, fin dalla tenera infanzia, fatta di programmi scadenti e priva di qualsiasi forma di controllo e bilanciamento con forme di cultura "vera", tanto ... (continue)
Premetto che la tesi di fondo del libro è altamente condivisibile: gli effetti negativi dell'onnipresenza della televisione sulla vita dell'uomo attuale, fin dalla tenera infanzia, fatta di programmi scadenti e priva di qualsiasi forma di controllo e bilanciamento con forme di cultura "vera", tanto da produrre un mutamento radicale dell'essere umano, da essere in grado di ragionare per concetti, a homo videns in balia di immagini da recepire tal quali e da ritenere vere per partito preso, su cui non è necessario spremersi ulteriormente le meningi. La trattazione di questa tesi, però, non mi convince: 1) Sartori salta a piè pari l'evento cinema, per lui si passa direttamente da una cultura scritta o comunque parlata senza immagini (libro, quotidiano, radio) a quella visiva della tv. Sarebbe stato interessante tener conto del ruolo del cinema, ruolo anche informativo vista l'esistenza dei cinegiornali 2) per sua stessa ammissione, Sartori si interessa soltanto dell'aspetto informativo e delle ripercussioni politiche sui cittadini della condizione pietosa della televisione. Penso che tralasciare l'aspetto di comunicazione sociale e di genere sulla vita di tutti i giorni, non solo sulla vita politica, sia un errore, autrici come Lorella Zanardo non l'hanno fatto. Perciò la soluzione non è 3) rifugiarsi in una specie di Aventino cartaceo, in cui la televisione viene demonizzata in toto e si invita a tenerla spenta. Non è un atteggiamento realistico ritenere che internet vada bene solo per "questioni di vita pratica", ma su questo volendo posso passarci sopra, considerando che il libro è del '98 e l'edizione che ho letto del '99, archeologia virtuale insomma. Non conosco la posizione attuale di Sartori sull'argomento, ma a ogni modo sputare su internet e sulle nuove modalità di comunicazione è una scelta molto pericolosa per uno studioso: bisognerebbe interessarsene, fare proprie queste modalità e rendersi conto che la cultura passa anche dal web, o che perlomeno c'è una forte domanda di cultura e di storia -cui qualcuno dovrebbe rispondere- altrimenti il proliferare di tanti siti amatoriali non si spiegherebbe. 4)Il tono di sberleffo, la messa alla berlina continua, l'accusa di cialtroneria verso chi non la pensa allo stesso modo non mi è piaciuto. Non mi è piaciuto neppure il linguaggio pomposo e arrogante, di una cultura d'elite che si arrocca su se stessa escludendone i più e bollandoli come incompetenti. Non credo negli studiosi chiusi nelle loro stanze dei bottoni, che "complottano" con coloro che ritengono pari, per poi decidere cos'è meglio per le masse, tanto più che qua non vedo porre alternative costruttive ma solo demolizione sdegnata.
L'arte di correre
Molto interessante questo libro, a metà strada tra il memoriale e il saggio, in cui Murakami parla della sua passione per la corsa, praticata con un rigore morale pari a quello che utilizza nella sua scrittura.
Lotta di classe
Due fratelli, uno piccolo specializzato in ripetere qualsiasi parola al contrario senza stare a pensarci e specializzando in bestemmie, un altro più grande che lavora in un leviatanico call center, alle prese con clienti in cerca di sfoghi meschini di giorno e di maniaci in cerca di sfoghi altrettan ... (continue)
Due fratelli, uno piccolo specializzato in ripetere qualsiasi parola al contrario senza stare a pensarci e specializzando in bestemmie, un altro più grande che lavora in un leviatanico call center, alle prese con clienti in cerca di sfoghi meschini di giorno e di maniaci in cerca di sfoghi altrettanto meschini ma d'altro tipo di notte. Lo zio, ex allevatore di polli fallito e attuale occupante 24 ore su 24 di una poltrona antica come lui, apparente pover'uomo che ha cresciuto i nipoti ma custode di un segreto su un fattaccio brutto. Una ragazza da un difetto fisico alla bocca, anche lei operatrice di call center. Un'altra ragazza, figlia di un padre evanescente, telefonista e consumatrice di prodotti equosolidali, che non lascia nessun biglietto inutile prima di respirare il gas, prima di collegarsi al caos, tant'è che per un po' i meschini inquilini del palazzo pensano di scucire un po' di soldi all'assicurazione mentre lei vegeta in coma. Una prostituta bellissima nonostante la sua età e che vigila umanamente su tutto il palazzo.
A tirare le fila di questi personaggi, Ascanio Celestini, grandissimo interprete di ognuno di loro. Fantastico e convincente quando si immedesima nei personaggi femminili, nelle loro critiche, paure e ossessioni verso una società fallocratica. Troppo vera e per questo angosciosa la descrizione psicologica della disumanizzazione di cliente e impiegato del leviatanico call center. Grandiosi nella loro piccolezza quotidiana i protagonisti, ognuno alle prese con qualcosa che "ti pare che è un pensiero cattivo? Magari è cinico, ma non infame. Questa è lotta di classe".