Non è un capolavoro, d'accordo: ma l'ho letto volentieri perchè è garbato, perchè parla dell'isola d'Ischia con affetto, perchè è pieno di riferimenti alla mia amatissima Bretagna ( non mi chiamo Ouessant senza motivo) e per l'amore per la cucina. E poi devo essere diventata sentimentale con l'età,
... (continue)
Non è un capolavoro, d'accordo: ma l'ho letto volentieri perchè è garbato, perchè parla dell'isola d'Ischia con affetto, perchè è pieno di riferimenti alla mia amatissima Bretagna ( non mi chiamo Ouessant senza motivo) e per l'amore per la cucina. E poi devo essere diventata sentimentale con l'età, perche la storia d'amore dei protagonisti mi fa tenerezza. E infine Gianni Mura mi è simpatico e gli perdono anche questo giallino debolino....
É un bel libro di avventura, senza dubbio, ma non mi pare il capolavoro che viene descritto in altre recensioni. Innanzitutto é troppo lungo, con frequenti cadute del tono narrativo e pezzi francamente noiosi. E poi nel confronto con Stevenson, che é inevitabile visto che attinge a lui, é certamente
... (continue)
É un bel libro di avventura, senza dubbio, ma non mi pare il capolavoro che viene descritto in altre recensioni. Innanzitutto é troppo lungo, con frequenti cadute del tono narrativo e pezzi francamente noiosi. E poi nel confronto con Stevenson, che é inevitabile visto che attinge a lui, é certamente perdente. Non più di 3 stelline.
Ha perso tempo Niffoi a scrivere un racconto così sciocco e io a leggerlo. Mi piacciono i racconti, credo che proprio la loro brevità riveli le capacità di chi scrive: qui sono proprio scarse. Dopo avere letto commenti positivi su Niffoi questo " Pastore nella rete" mi ha sconcertato e irritato. Mi
... (continue)
Ha perso tempo Niffoi a scrivere un racconto così sciocco e io a leggerlo. Mi piacciono i racconti, credo che proprio la loro brevità riveli le capacità di chi scrive: qui sono proprio scarse. Dopo avere letto commenti positivi su Niffoi questo " Pastore nella rete" mi ha sconcertato e irritato. Mi chiedo anche che senso abbia pubblicare simili stupidaggini.
È uno dei libri più belli ed emozionanti che ho letto negli ultimi mesi. Una vicenda reale poco conosciuta, accaduta a fine Settecento nella corte danese, raccontata in modo straordinario. Quello che vorrei dire, l'ha scritto, molto molto meglio di come potrei fare io, BARICCO che ha saputo coglie
... (continue)
È uno dei libri più belli ed emozionanti che ho letto negli ultimi mesi. Una vicenda reale poco conosciuta, accaduta a fine Settecento nella corte danese, raccontata in modo straordinario. Quello che vorrei dire, l'ha scritto, molto molto meglio di come potrei fare io, BARICCO che ha saputo cogliere la magia della narrazione dell'autore, lo svedese Per Olov Enquist. Scrive BARICCO " Per Olov Enquist è un narratore squisito, e in quel particolare artigianato (distillare dalla Storia delle storie) è, per quel che ne capisco io, uno dei migliori. Ha oggi 77 anni, è noto per il suo impegno politico, è svedese. Non ci sarebbe da stupirsi se ce lo ritrovassimo premio Nobel, prima o poi. Ma a parte questo: scrive limpido, con architetture nitide e mai banali, una misura incantevole e dei cambi di velocità da ragazzino. Di rado forza le cose, e spesso sembra giusto accompagnarle, come pochi scrittori sanno fare. Ha un timbro di voce di cui non ho mai veramente scoperto il segreto: credo che parta da una specie di freddezza da referto medico e poi la scaldi al fuoco lento della sua personale meraviglia. Il risultato è strano: è come sentire un notaio che legge un testamento, ma il testamento è il suo, e allora la voce è più calda, e ogni parola piena di cose, e il tutto così irripetibile - ordinato ma irripetibile. Una cosa, in particolare, gli devo riconoscere, con invidia: ha un modo sconcertante di prenderti, ovunque tu sia, e di posarti in mezzo alle storie che racconta: lo sanno fare in molti, ma lui lo fa con un gesto mite, da artigiano modesto, che ti prende di sorpresa. Ti ritrovi lì in mezzo, ma maledettamente in mezzo, e neanche ti accorgi che qualcuno ti aveva preso in mano e ti aveva posato su quella scacchiera di cui nulla sapevi."
Ischia
Non è un capolavoro, d'accordo: ma l'ho letto volentieri perchè è garbato, perchè parla dell'isola d'Ischia con affetto, perchè è pieno di riferimenti alla mia amatissima Bretagna ( non mi chiamo Ouessant senza motivo) e per l'amore per la cucina. E poi devo essere diventata sentimentale con l'età, ... (continue)
Non è un capolavoro, d'accordo: ma l'ho letto volentieri perchè è garbato, perchè parla dell'isola d'Ischia con affetto, perchè è pieno di riferimenti alla mia amatissima Bretagna ( non mi chiamo Ouessant senza motivo) e per l'amore per la cucina. E poi devo essere diventata sentimentale con l'età, perche la storia d'amore dei protagonisti mi fa tenerezza.
E infine Gianni Mura mi è simpatico e gli perdono anche questo giallino debolino....
La vera storia del pirata Long John Silver
É un bel libro di avventura, senza dubbio, ma non mi pare il capolavoro che viene descritto in altre recensioni. Innanzitutto é troppo lungo, con frequenti cadute del tono narrativo e pezzi francamente noiosi. E poi nel confronto con Stevenson, che é inevitabile visto che attinge a lui, é certamente ... (continue)
É un bel libro di avventura, senza dubbio, ma non mi pare il capolavoro che viene descritto in altre recensioni. Innanzitutto é troppo lungo, con frequenti cadute del tono narrativo e pezzi francamente noiosi. E poi nel confronto con Stevenson, che é inevitabile visto che attinge a lui, é certamente perdente.
Non più di 3 stelline.
Un caso archiviato
rimando alla bellissima e accurata recensione di questo libro fatta da Pipaluk63.
Il pastore nella rete
Ha perso tempo Niffoi a scrivere un racconto così sciocco e io a leggerlo. Mi piacciono i racconti, credo che proprio la loro brevità riveli le capacità di chi scrive: qui sono proprio scarse. Dopo avere letto commenti positivi su Niffoi questo " Pastore nella rete" mi ha sconcertato e irritato. Mi ... (continue)
Ha perso tempo Niffoi a scrivere un racconto così sciocco e io a leggerlo. Mi piacciono i racconti, credo che proprio la loro brevità riveli le capacità di chi scrive: qui sono proprio scarse. Dopo avere letto commenti positivi su Niffoi questo " Pastore nella rete" mi ha sconcertato e irritato. Mi chiedo anche che senso abbia pubblicare simili stupidaggini.
Il medico di corte
È uno dei libri più belli ed emozionanti che ho letto negli ultimi mesi. Una vicenda reale poco conosciuta, accaduta a fine Settecento nella corte danese, raccontata in modo straordinario. Quello che vorrei dire, l'ha scritto, molto molto meglio di come potrei fare io, BARICCO che ha saputo coglie ... (continue)
È uno dei libri più belli ed emozionanti che ho letto negli ultimi mesi. Una vicenda reale poco conosciuta, accaduta a fine Settecento nella corte danese, raccontata in modo straordinario. Quello che vorrei dire, l'ha scritto, molto molto meglio di come potrei fare io, BARICCO che ha saputo cogliere la magia della narrazione dell'autore, lo svedese Per Olov Enquist.
Scrive BARICCO " Per Olov Enquist è un narratore squisito, e in quel particolare artigianato (distillare dalla Storia delle storie) è, per quel che ne capisco io, uno dei migliori. Ha oggi 77 anni, è noto per il suo impegno politico, è svedese. Non ci sarebbe da stupirsi se ce lo ritrovassimo premio Nobel, prima o poi. Ma a parte questo: scrive limpido, con architetture nitide e mai banali, una misura incantevole e dei cambi di velocità da ragazzino. Di rado forza le cose, e spesso sembra giusto accompagnarle, come pochi scrittori sanno fare. Ha un timbro di voce di cui non ho mai veramente scoperto il segreto: credo che parta da una specie di freddezza da referto medico e poi la scaldi al fuoco lento della sua personale meraviglia. Il risultato è strano: è come sentire un notaio che legge un testamento, ma il testamento è il suo, e allora la voce è più calda, e ogni parola piena di cose, e il tutto così irripetibile - ordinato ma irripetibile. Una cosa, in particolare, gli devo riconoscere, con invidia: ha un modo sconcertante di prenderti, ovunque tu sia, e di posarti in mezzo alle storie che racconta: lo sanno fare in molti, ma lui lo fa con un gesto mite, da artigiano modesto, che ti prende di sorpresa. Ti ritrovi lì in mezzo, ma maledettamente in mezzo, e neanche ti accorgi che qualcuno ti aveva preso in mano e ti aveva posato su quella scacchiera di cui nulla sapevi."