In una terra di pianure e dighe, dove l’orizzonte nebbioso è tagliato dalle pale dei mulini a vento, Dumas allestisce il palco per una nuova leggenda. Abbandonando i passaggi segreti del Louvre e i salotti luminosi della nobiltà parigina, questa volta si trasferisce nelle Fiandre. Qui, all’epoc
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In una terra di pianure e dighe, dove l’orizzonte nebbioso è tagliato dalle pale dei mulini a vento, Dumas allestisce il palco per una nuova leggenda. Abbandonando i passaggi segreti del Louvre e i salotti luminosi della nobiltà parigina, questa volta si trasferisce nelle Fiandre. Qui, all’epoca di Guglielmo d’Orange, tra personaggi storici e inventati, si svolge la rocambolesca avventura del floricoltore Van Baerle . Il giovane protagonista, per portare a termine l’ obiettivo proposto dalla società di orticoltura di Haarlem, comincia a lavorare per la creazione di un fiore che lo avrebbe portato ricchezza e successo, il tulipano nero. La tranquillità dei suoi giorni, trascorsi tra il giardino e l’essiccatoio di casa dove compie notevoli progressi , però è subito minacciata dai piani di un acerrimo rivale pronto a sabotare il suo lavoro per rubare il bulbo in cui il tulipano dorme ancora celandosi nel limbo della fioritura. Intorno a quel fiore perfetto e impossibile, poi sbocciato per ignote combinazioni, la cui vita sarebbe durata un solo giorno , si dipana una storia lineare che acquista lo stile e i colori di una fiaba. È la lettura leggera e appassionante di un preciso gioco fatto di avvenimenti irrequieti e disperati dove tutto finisce bene quando tutto sembra inesorabilmente perduto. Lo sfondo storico di un’Olanda del tardo seicento, quei luoghi fatti di case dalle vedute d’interni spartane e castelli adibiti a prigioni, rendono la narrazione un suggestivo racconto epico, la fanno sembrare un quadro di Vermeer, dove persone e cose sono immerse in una luce cristallina che li investe e li penetra rendendoli irreali. Da contrappunto al libro c’è l’amore travagliato tra Van Baerle , in prigione per una congiura, e Rosa, la figlia del carceriere, colei che Dumas mette in scena per sciogliere i nodi della vicenda e proclamarla come sola e unica eroina. Sebbene non si tratti di un capolavoro, non manca di certo qualche colpo di scena e quel grande, sfacciato ladro francese di Dumas, come Stevenson lo definiva, mi ha comunque regalato un'ottima compagnia di pagine avvincenti.
Il tulipano nero
In una terra di pianure e dighe, dove l’orizzonte nebbioso è tagliato dalle pale dei mulini a vento, Dumas allestisce il palco per una nuova leggenda. Abbandonando i passaggi segreti del Louvre e i salotti luminosi della nobiltà parigina, questa volta si trasferisce nelle Fiandre. Qui, all’epoc ... (continue)
In una terra di pianure e dighe, dove l’orizzonte nebbioso è tagliato dalle pale dei mulini a vento, Dumas allestisce il palco per una nuova leggenda. Abbandonando i passaggi segreti del Louvre e i salotti luminosi della nobiltà parigina, questa volta si trasferisce nelle Fiandre. Qui, all’epoca di Guglielmo d’Orange, tra personaggi storici e inventati, si svolge la rocambolesca avventura del floricoltore Van Baerle . Il giovane protagonista, per portare a termine l’ obiettivo proposto dalla società di orticoltura di Haarlem, comincia a lavorare per la creazione di un fiore che lo avrebbe portato ricchezza e successo, il tulipano nero. La tranquillità dei suoi giorni, trascorsi tra il giardino e l’essiccatoio di casa dove compie notevoli progressi , però è subito minacciata dai piani di un acerrimo rivale pronto a sabotare il suo lavoro per rubare il bulbo in cui il tulipano dorme ancora celandosi nel limbo della fioritura. Intorno a quel fiore perfetto e impossibile, poi sbocciato per ignote combinazioni, la cui vita sarebbe durata un solo giorno , si dipana una storia lineare che acquista lo stile e i colori di una fiaba. È la lettura leggera e appassionante di un preciso gioco fatto di avvenimenti irrequieti e disperati dove tutto finisce bene quando tutto sembra inesorabilmente perduto. Lo sfondo storico di un’Olanda del tardo seicento, quei luoghi fatti di case dalle vedute d’interni spartane e castelli adibiti a prigioni, rendono la narrazione un suggestivo racconto epico, la fanno sembrare un quadro di Vermeer, dove persone e cose sono immerse in una luce cristallina che li investe e li penetra rendendoli irreali. Da contrappunto al libro c’è l’amore travagliato tra Van Baerle , in prigione per una congiura, e Rosa, la figlia del carceriere, colei che Dumas mette in scena per sciogliere i nodi della vicenda e proclamarla come sola e unica eroina. Sebbene non si tratti di un capolavoro, non manca di certo qualche colpo di scena e quel grande, sfacciato ladro francese di Dumas, come Stevenson lo definiva, mi ha comunque regalato un'ottima compagnia di pagine avvincenti.