Una domanda posta da una bambina piccola ('Che cos'è la vita?') e la possibilità di andare in Vietnam come corrispondente di guerra. In ‘Niente e così sia’ Oriana Fallaci risponde alla domanda posta da sua sorella passando quasi un anno da corrispondente di guerra in Indocina. La Fallaci parte con l
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Una domanda posta da una bambina piccola ('Che cos'è la vita?') e la possibilità di andare in Vietnam come corrispondente di guerra. In ‘Niente e così sia’ Oriana Fallaci risponde alla domanda posta da sua sorella passando quasi un anno da corrispondente di guerra in Indocina. La Fallaci parte con l’idea che fondamentalmente l’uomo sia uomo, non un angelo certo ma nemmeno una bestia; invece, dopo quasi un anno in Vietnam si deve ricredere. La lettura di ‘Niente e così sia’ non è certamente facile e forse è proprio perché da ogni pagina emerge rabbia, odio, violenza, torture e morte ci ho messo quasi una settimana a finirlo. Benché il diario di guerra sia scorrevole e molto interessante, è impossibile leggerlo tutto d’un fiato. Fa male. Fa soffrire. Fa smettere di respirare. Fa riflettere, soprattutto, fa riflettere. Che cosa cerca Oriana Fallaci in Vietnam, a parte la risposta per la domanda di sua sorella? Cerca un senso a tutto questo ma è impossibile trovarlo perché la guerra non ha nessun senso. Siamo uomini, siamo intelligenti e costruiamo macchine per andare sulla Luna, ci esaltiamo se la nostra squadra preferita vince i Mondiali di calcio, se un chirurgo salva una vita trapiantando un cuore nuovo, ma poi accettiamo la guerra e patteggiamo per l’una o l’altra fazione. La guerra è solo una parola, per chi non l’ha mai vista da vicino. Bombe al napalm, mine anti uomo, bossoli che dilaniano i corpi frantumando gli organi mentre li attraversano. E ancora, morti senza nome, raccolti con le ruspe e buttati l’uno sull’altro e sepolti, senza onori né fiori. Ci sono stati bambini vietnamiti che per tutta la durata della loro infanzia, non hanno mai conosciuto né pace né liberta. Bambini sfigurati con il napalm, arsi vivi, privati dei diritti fondamentali, bambini senza genitori, uccisi con i lanciafiamme vietcong o americani. E poi, ci sono gli americani. Cattivi? Forse no, semplicemente eseguono gli ordini. Il comandante ordina: sparate! E i soldatini sparano. Arrivano da ogni parte d’America, sono giovani, pieni di sogni, sono mariti, padri, zii e soprattutto sono figli. Figli di mamme straziate che li vedono partire contriti o esaltati in divisa e li vedono tornare in sacchi di plastica informi, contorti, mutilati, ciechi. Se nella parte del mondo dove regna la pace muore un bambino, tutti s’indignano, piangono, soffrono. Se in Vietnam dopo un’azione militare muoiono cento bambini e cento restano sfigurati dal napalm, signori questa è la guerra. Oriana Fallaci, sotto un cielo illuminato dai bengala come fossero stelle filanti a carnevale mentre tuonano mortai e bombe al napalm, si interroga anche su chi vinca o meno una guerra. Chi la vince la guerra? La guerra non ha vincitori, ma solo vinti perché “la verità non è mai una sola, in guerra come negli uomini”. E così, di ritorno in Toscana, dopo essersi beccata tre colpi di mitragliatrice nella Piazza delle Tre Culture in Messico, la Fallaci risponde alla domanda della sorellina. “La vita cos’è?” “E’ una cosa da riempire bene, senza perdere tempo. Anche se a riempirla bene si rompe.” “E quando è rotta?” “Non serve più a niente. Niente e così sia.”
Leggere "Colazione da Tiffany" per me è stato come quando quelle luminose mattine di primavera ti avvicini ad un albero, vieni irrimediabilmente attratto dal frutto succoso, lucido, brillante, e già pregusti la sua dolcezza; ma, al primo morso ti rendi conto che il frutto non è completamente maturo
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Leggere "Colazione da Tiffany" per me è stato come quando quelle luminose mattine di primavera ti avvicini ad un albero, vieni irrimediabilmente attratto dal frutto succoso, lucido, brillante, e già pregusti la sua dolcezza; ma, al primo morso ti rendi conto che il frutto non è completamente maturo e sotto la buccia brillante in realtà è ancora asprigno e ti lascia una sensazione sgradevole, come quella di averti impastato la bocca e perdi la sensibilità nel deglutire. Ecco. Chissà perchè immaginavo che "Colazione da Tiffany" fosse un libro fresco, frizzante e divertente, invece mi sono ritrovata tra le mani un libbricino senza capo né coda. Sarò io che non ho capito il senso di questo romanzo, ma non mi è piaciuto per niente.
Questo è il primo romanzo di Oriana Fallaci che leggo: è immenso nella sua brevità e poetico nel raccontare gli eventi. Questa è una bellissima storia di amore, coraggio, pregiudizi, stereotipi e morte. Una donna che ama e coraggiosamente sfidando i pregiudizi e gli stereotipi vuole mettere al mondo
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Questo è il primo romanzo di Oriana Fallaci che leggo: è immenso nella sua brevità e poetico nel raccontare gli eventi. Questa è una bellissima storia di amore, coraggio, pregiudizi, stereotipi e morte. Una donna che ama e coraggiosamente sfidando i pregiudizi e gli stereotipi vuole mettere al mondo un figlio senza un padre nell'Italia degli anni '70. Ma nonostante il suo coraggio e i suoi sforzi, la sua goccia di vita che dovrebbe crescere pian piano nel suo buio grembo, muore. E con la vita che porta dentro, muore anche la donna. Ma non è importante la loro morte, perchè la vita non finisce quando solo due vite cessano di esistere, no, la vita va avanti. La vita non muore mai. Bellissimo, sublime e ricco di spunti per riflettere. Da leggere e rileggere sicuramente.
Mi capita sovente, ma non spesso, di leggere quei libri come questo che ti assorbono completamente; quei libri che appena li posi un secondo ti stai già chiedendo 'ma, adesso cosa succederà? Nel capitolo successivo come si comporteranno i personaggi?'. Come in un buon Murakami che si rispetti trovia
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Mi capita sovente, ma non spesso, di leggere quei libri come questo che ti assorbono completamente; quei libri che appena li posi un secondo ti stai già chiedendo 'ma, adesso cosa succederà? Nel capitolo successivo come si comporteranno i personaggi?'. Come in un buon Murakami che si rispetti troviamo un protagonista un po' solitario che ama i libri, i dischi e sopratutto le ragazze. Watanabe, il protagonista, ho così tanto amore da dare che ama due ragazze: Naoko e Midori, oltre le altre innumerevoli senza nome durante le sue incursioni nei locali notturni con l'unico amico che ha. Ma l'amore che Watanabe prova verso le due ragazze è molto diverso, eppure l'amore non dovrebbe sempre essere la stessa cosa? Naoko è una ragazza che Watanabe conosce già da tempo e la ama in modo lirico, aulico quasi come se fosse un quadro da ammirare. Ma Naoko nasconde un segreto, nei meandri della sua testa, e sarà impossibile per Watanabe comprenderla appieno. Midori è una pazza, una ragazza che ha avuto diverse sfortune nella vita ma si è sempre risollevata col sorriso. Midori è bella, bellissima, ma un po' grezza anche se sa cucinare bene e parla senza mezzi termini. Watanabe durante gli anni dell'università si destreggia tra l'una e l'altra, senza riuscire a decidersi. Finchè, un giorno, il destino decide per lui. Ho apprezzato questo Murakami benchè sia molto diverso dal solito onirico e surreale romanzo che lo contraddistingue. Avevo paura di rimanerne delusa e invece ecco che Murakami eccelle anche con un semplice romanzo di formazione.
Lirica, intensa e travolgente. Ecco come mi sento di descrivere le poesie e gli scritti di Sibilla Aleramo; lei vede poesia ovunque: ogni cosa, ogni oggetto, ogni luogo, e soprattutto ogni paesaggio e sentimento può essere trasformato in versi, sublimi, precisi, con un linguaggio molto ricercato. Pr
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Lirica, intensa e travolgente. Ecco come mi sento di descrivere le poesie e gli scritti di Sibilla Aleramo; lei vede poesia ovunque: ogni cosa, ogni oggetto, ogni luogo, e soprattutto ogni paesaggio e sentimento può essere trasformato in versi, sublimi, precisi, con un linguaggio molto ricercato. Praticamente sconosciuta sui banchi di scuola, le liriche di Sibilla Aleramo in mia opinione non hanno nulla da invidiare a poeti maggiori...
ANCORA MARZO CI RITROVA Ancora marzo ci ritrova, è di nuovo primavera, ancora coi suoi cieli lievi, la tenera luce e la fragranza del vento, e quel che ci unisce, arcano chiarore, antico è, e pur novello, dolce tremore d'aria e ferma volontà di fato insieme ci tiene, e marzo ci ritrova, ancora una volta è primavera
Niente e così sia
Una domanda posta da una bambina piccola ('Che cos'è la vita?') e la possibilità di andare in Vietnam come corrispondente di guerra. In ‘Niente e così sia’ Oriana Fallaci risponde alla domanda posta da sua sorella passando quasi un anno da corrispondente di guerra in Indocina. La Fallaci parte con l ... (continue)
Una domanda posta da una bambina piccola ('Che cos'è la vita?') e la possibilità di andare in Vietnam come corrispondente di guerra. In ‘Niente e così sia’ Oriana Fallaci risponde alla domanda posta da sua sorella passando quasi un anno da corrispondente di guerra in Indocina. La Fallaci parte con l’idea che fondamentalmente l’uomo sia uomo, non un angelo certo ma nemmeno una bestia; invece, dopo quasi un anno in Vietnam si deve ricredere.
La lettura di ‘Niente e così sia’ non è certamente facile e forse è proprio perché da ogni pagina emerge rabbia, odio, violenza, torture e morte ci ho messo quasi una settimana a finirlo. Benché il diario di guerra sia scorrevole e molto interessante, è impossibile leggerlo tutto d’un fiato. Fa male. Fa soffrire. Fa smettere di respirare. Fa riflettere, soprattutto, fa riflettere.
Che cosa cerca Oriana Fallaci in Vietnam, a parte la risposta per la domanda di sua sorella? Cerca un senso a tutto questo ma è impossibile trovarlo perché la guerra non ha nessun senso. Siamo uomini, siamo intelligenti e costruiamo macchine per andare sulla Luna, ci esaltiamo se la nostra squadra preferita vince i Mondiali di calcio, se un chirurgo salva una vita trapiantando un cuore nuovo, ma poi accettiamo la guerra e patteggiamo per l’una o l’altra fazione. La guerra è solo una parola, per chi non l’ha mai vista da vicino. Bombe al napalm, mine anti uomo, bossoli che dilaniano i corpi frantumando gli organi mentre li attraversano. E ancora, morti senza nome, raccolti con le ruspe e buttati l’uno sull’altro e sepolti, senza onori né fiori. Ci sono stati bambini vietnamiti che per tutta la durata della loro infanzia, non hanno mai conosciuto né pace né liberta. Bambini sfigurati con il napalm, arsi vivi, privati dei diritti fondamentali, bambini senza genitori, uccisi con i lanciafiamme vietcong o americani. E poi, ci sono gli americani. Cattivi? Forse no, semplicemente eseguono gli ordini. Il comandante ordina: sparate! E i soldatini sparano. Arrivano da ogni parte d’America, sono giovani, pieni di sogni, sono mariti, padri, zii e soprattutto sono figli. Figli di mamme straziate che li vedono partire contriti o esaltati in divisa e li vedono tornare in sacchi di plastica informi, contorti, mutilati, ciechi.
Se nella parte del mondo dove regna la pace muore un bambino, tutti s’indignano, piangono, soffrono. Se in Vietnam dopo un’azione militare muoiono cento bambini e cento restano sfigurati dal napalm, signori questa è la guerra.
Oriana Fallaci, sotto un cielo illuminato dai bengala come fossero stelle filanti a carnevale mentre tuonano mortai e bombe al napalm, si interroga anche su chi vinca o meno una guerra. Chi la vince la guerra? La guerra non ha vincitori, ma solo vinti perché “la verità non è mai una sola, in guerra come negli uomini”.
E così, di ritorno in Toscana, dopo essersi beccata tre colpi di mitragliatrice nella Piazza delle Tre Culture in Messico, la Fallaci risponde alla domanda della sorellina.
“La vita cos’è?”
“E’ una cosa da riempire bene, senza perdere tempo. Anche se a riempirla bene si rompe.”
“E quando è rotta?”
“Non serve più a niente. Niente e così sia.”
Colazione da Tiffany
Leggere "Colazione da Tiffany" per me è stato come quando quelle luminose mattine di primavera ti avvicini ad un albero, vieni irrimediabilmente attratto dal frutto succoso, lucido, brillante, e già pregusti la sua dolcezza; ma, al primo morso ti rendi conto che il frutto non è completamente maturo ... (continue)
Leggere "Colazione da Tiffany" per me è stato come quando quelle luminose mattine di primavera ti avvicini ad un albero, vieni irrimediabilmente attratto dal frutto succoso, lucido, brillante, e già pregusti la sua dolcezza; ma, al primo morso ti rendi conto che il frutto non è completamente maturo e sotto la buccia brillante in realtà è ancora asprigno e ti lascia una sensazione sgradevole, come quella di averti impastato la bocca e perdi la sensibilità nel deglutire.
Ecco. Chissà perchè immaginavo che "Colazione da Tiffany" fosse un libro fresco, frizzante e divertente, invece mi sono ritrovata tra le mani un libbricino senza capo né coda. Sarò io che non ho capito il senso di questo romanzo, ma non mi è piaciuto per niente.
Lettera a un bambino mai nato
Questo è il primo romanzo di Oriana Fallaci che leggo: è immenso nella sua brevità e poetico nel raccontare gli eventi. Questa è una bellissima storia di amore, coraggio, pregiudizi, stereotipi e morte. Una donna che ama e coraggiosamente sfidando i pregiudizi e gli stereotipi vuole mettere al mondo ... (continue)
Questo è il primo romanzo di Oriana Fallaci che leggo: è immenso nella sua brevità e poetico nel raccontare gli eventi. Questa è una bellissima storia di amore, coraggio, pregiudizi, stereotipi e morte. Una donna che ama e coraggiosamente sfidando i pregiudizi e gli stereotipi vuole mettere al mondo un figlio senza un padre nell'Italia degli anni '70. Ma nonostante il suo coraggio e i suoi sforzi, la sua goccia di vita che dovrebbe crescere pian piano nel suo buio grembo, muore. E con la vita che porta dentro, muore anche la donna. Ma non è importante la loro morte, perchè la vita non finisce quando solo due vite cessano di esistere, no, la vita va avanti. La vita non muore mai.
Bellissimo, sublime e ricco di spunti per riflettere. Da leggere e rileggere sicuramente.
Norwegian Wood
Mi capita sovente, ma non spesso, di leggere quei libri come questo che ti assorbono completamente; quei libri che appena li posi un secondo ti stai già chiedendo 'ma, adesso cosa succederà? Nel capitolo successivo come si comporteranno i personaggi?'. Come in un buon Murakami che si rispetti trovia ... (continue)
Mi capita sovente, ma non spesso, di leggere quei libri come questo che ti assorbono completamente; quei libri che appena li posi un secondo ti stai già chiedendo 'ma, adesso cosa succederà? Nel capitolo successivo come si comporteranno i personaggi?'. Come in un buon Murakami che si rispetti troviamo un protagonista un po' solitario che ama i libri, i dischi e sopratutto le ragazze. Watanabe, il protagonista, ho così tanto amore da dare che ama due ragazze: Naoko e Midori, oltre le altre innumerevoli senza nome durante le sue incursioni nei locali notturni con l'unico amico che ha.
Ma l'amore che Watanabe prova verso le due ragazze è molto diverso, eppure l'amore non dovrebbe sempre essere la stessa cosa? Naoko è una ragazza che Watanabe conosce già da tempo e la ama in modo lirico, aulico quasi come se fosse un quadro da ammirare. Ma Naoko nasconde un segreto, nei meandri della sua testa, e sarà impossibile per Watanabe comprenderla appieno. Midori è una pazza, una ragazza che ha avuto diverse sfortune nella vita ma si è sempre risollevata col sorriso. Midori è bella, bellissima, ma un po' grezza anche se sa cucinare bene e parla senza mezzi termini. Watanabe durante gli anni dell'università si destreggia tra l'una e l'altra, senza riuscire a decidersi. Finchè, un giorno, il destino decide per lui.
Ho apprezzato questo Murakami benchè sia molto diverso dal solito onirico e surreale romanzo che lo contraddistingue. Avevo paura di rimanerne delusa e invece ecco che Murakami eccelle anche con un semplice romanzo di formazione.
Tutte le poesie
Lirica, intensa e travolgente. Ecco come mi sento di descrivere le poesie e gli scritti di Sibilla Aleramo; lei vede poesia ovunque: ogni cosa, ogni oggetto, ogni luogo, e soprattutto ogni paesaggio e sentimento può essere trasformato in versi, sublimi, precisi, con un linguaggio molto ricercato. Pr ... (continue)
Lirica, intensa e travolgente. Ecco come mi sento di descrivere le poesie e gli scritti di Sibilla Aleramo; lei vede poesia ovunque: ogni cosa, ogni oggetto, ogni luogo, e soprattutto ogni paesaggio e sentimento può essere trasformato in versi, sublimi, precisi, con un linguaggio molto ricercato. Praticamente sconosciuta sui banchi di scuola, le liriche di Sibilla Aleramo in mia opinione non hanno nulla da invidiare a poeti maggiori...
ANCORA MARZO CI RITROVA
Ancora marzo ci ritrova,
è di nuovo primavera,
ancora coi suoi cieli lievi,
la tenera luce e la fragranza del vento,
e quel che ci unisce, arcano chiarore,
antico è, e pur novello,
dolce tremore d'aria
e ferma volontà di fato
insieme ci tiene, e marzo ci ritrova,
ancora una volta è primavera