Seguo Matteo Grimaldi tramite il suo blog da parecchi anni. Mi piace come scrive e quello che scrive, anche se ho sempre avuto l'impressione che i suoi libri non fossero del genere che piace a me. In parte avevo ragione, non è il tipo di libro che mi può piacere. Ma Supermarket24 mi piace.
Seguo Matteo Grimaldi tramite il suo blog da parecchi anni. Mi piace come scrive e quello che scrive, anche se ho sempre avuto l'impressione che i suoi libri non fossero del genere che piace a me. In parte avevo ragione, non è il tipo di libro che mi può piacere. Ma Supermarket24 mi piace.
La prima parola che mi viene in mente quando penso a "Supermarket 24" è "cinico". Luca, il protagonista, è una persona dura, menefreghista, cattiva con il resto del mondo, spesso gratuitamente, dotata di un cinismo incredibile. I suoi occhi riescono a smascherare il grottesco anche nelle scene più normali della vita quotidiana.
All'inizio non lo reggevo questo Luca Sognatore. Non riuscivo a mettermi nei suoi panni, non riuscivo a vedere le cose con i suoi occhi. Volevo dargli uno schiaffo e dirgli "pensi davvero di essere migliore del mondo che giudichi così superficialmente? beh, ti sbagli". Non è un personaggio che si riesce ad amare facilmente, anche se non manca di un certo fascino. Fascino che nonostante tutto mi ha portato a divorare la prima metà del libro. Poi mi ci è voluta una piccola pausa. E mi sono accorta che Luca mi mancava. Volevo sapere come continuava la sua storia, sentirlo ancora raccontare del mondo che lo circondava. Ho ripreso in mano il libro e la seconda metà mi ha tenuta incollata alle pagine. Fino alla fine.
Che prima mi ha spaventata. Poi conquistata. Infine incuriosita. Ci penso ancora ogni tanto, e mi ritrovo a sperare che dopo l'ultima pagina Luca abbia preso la decisione che avrei preso io.
*********spoiler (ma non particolarmente esplicativo)*******
Ci sono dei romanzi che non possono che finire con un bacio, un matrimonio, una notte insieme. Ce ne sono altri che non possono non finire con una tragedia, con la distruzione di ogni speranza, l'annientamento totale. E poi ci sono i romanzi come questo, che non possono finire che così. E ti lasciano l'impressione che la storia sia un po' più tua.
È il secondo romanzo della Gregory che leggo, e confermo il giudizio positivo già espresso.
La storia è appassionante: Robert Dudley, uomo ambizioso e desideroso di riscatto morale, si ritrova a sostenere e guidare l'ascesa della giovane Regina Elisabetta, sola e bisognosa di sostegno, trascurando
... (continue)
È il secondo romanzo della Gregory che leggo, e confermo il giudizio positivo già espresso.
La storia è appassionante: Robert Dudley, uomo ambizioso e desideroso di riscatto morale, si ritrova a sostenere e guidare l'ascesa della giovane Regina Elisabetta, sola e bisognosa di sostegno, trascurando Amy, la moglie innamorata e devota. E il rapporto fra Dudley ed Elisabetta si fa via via più intimo...
Quello che mi piace di questa autrice è la dolcezza che traspare dal suo modo di raccontare gli eventi storici. Pur raccontando di guerre, di crisi politiche e di altri eventi drammatici, la Gregory riesce a dare un tono estremamente particolare alla storia, presentandola dai due punti di vista femminili. Il personaggio maschile c'è, e ha un ruolo fondamentale, ma è sempre tenuto un po' a distanza dall'autrice, non è mai il protagonista.
Le due protagoniste sono Elisabetta ed Amy, le cui passioni si fronteggiano da lontano, ognuna con le proprie ragioni, non facilmente contestabili. Non sono sicura di chi mi stia più simpatica fra le due, fondamentalmente sto dalla parte di Amy, ma Elisabetta ha una forza e un carisma tali che è impossibile resisterle.
Ciò che mi è piaciuto di più di questo libro è la riflessione sul ruolo della donna nel passato, presente anche in "Caterina, la prima moglie", che secondo me avvicina l'autrice a Tracy Chevalier. La Chevalier (con l'eccezione del bellissimo "Strane creature") presenta per lo più donne che cercano di sollevarsi dalla condizione di secondo piano a cui sono relegate dalla società, ma che finiscono per soccombere e perdere tutto ciò che avevano faticosamente guadagnato, suscitando nel lettore (o almeno in me) profonda pietà. La Gregory è più generosa con le sue eroine (del resto è difficile non esserlo con Elisabetta I) e dà loro la possibilità di guadagnarsi il rispetto del lettore anche quando perdono tutto il resto. E questo rende i suoi libri a mio parere molto più godibili.
Ho trovato questo libro a metà prezzo in un mercatino dell'usato. La quarta di copertina lo definiva "il nuovo Alexander McCall Smith" (o un altro autore di gialli fra i miei preferiti) e ho deciso di provarlo.
Parliamo prima di tutti dei personaggi cosiddtti "sfigati" (io li chiamo "inetti"). Sann
... (continue)
Ho trovato questo libro a metà prezzo in un mercatino dell'usato. La quarta di copertina lo definiva "il nuovo Alexander McCall Smith" (o un altro autore di gialli fra i miei preferiti) e ho deciso di provarlo.
Parliamo prima di tutti dei personaggi cosiddtti "sfigati" (io li chiamo "inetti"). Sanno fare poco o niente, invece di prendere in mano la propria vita tendono a seguire l'ispirazione del momento, fanno nella maggior parte dei casi scelte quantomeno discutibili (se non autolesioniste) e poi quando tutto va male di solito si accaniscono contro il Destino o chi per lui invece di rendersi conto che sono loro ad essere imbecilli. Inoltre tendono ad essere sfortunati un po' per caso un po' come risultato del loro modo di essere.
Ecco, il protagonista di questo libro ha molte delle caratteristiche sopra elencate. Si tratta di un aspirante bibliotecario inglese (di origine ebrea e irlandese) che si ritrova incastrato a gestire il bibliobus, una biblioteca ambulante nella campagna irlandese.Ma i libri sono scomparsi, e si deve dare da fare per ritrovarli.
Naturalmente gliene capitano di tutti i colori, e lui invece di comportarsi da persona raziocinante inizia ad inimicarsi tre quarti della popolazione del piccolo paese in cui lavora, sparando giudizi arditi e accusando mezzo mondo senza averne le prove. Si percepisce in tutta l'opera l'intento umoristico, ma almeno a me il protagonista non fa ridere, non mi fa nemmeno pena, mi fa solo rabbia.
Poi naturalmente finisce bene, i bruti campagnoli presentati nella prima parte del libro si rivelano naturalmente ottime persone, intelligenti e interessanti, il protagonista riesce in qualche modo a fare una discreta figura e tutto va per il meglio.
Più che brutto questo libro mi è sembrato insulso. Posso dare all'autore un'altra chance perché alcuni spunti carini ci sono, ma non so se ne vale la pena.
La trama di questo breve romanzo è semplice e conosciuta: narra di un mondo bidimensionale, come un foglio di carta, e di un quadrato che lo abita. Il protagonista del libro si ritrova per caso nel nostro mondo, quello tridimensionale, e in quello unidimensionale, dove tutti gli organismi sono linee
... (continue)
La trama di questo breve romanzo è semplice e conosciuta: narra di un mondo bidimensionale, come un foglio di carta, e di un quadrato che lo abita. Il protagonista del libro si ritrova per caso nel nostro mondo, quello tridimensionale, e in quello unidimensionale, dove tutti gli organismi sono linee e vivono su di una retta.
È secondo me un libro bellissimo.
Le "più dimensioni" citate nel titolo non sono solo quelle spaziali sopra descritte. C'è una dimensione satirica nei confronti della società vittoriana, per noi forse più difficile da interpretare, c'è una dimensione sociale già più accessibile, che comunque va letta in chiave satirica e spesso fa ridere di gusto. C'è una dimensione più prettamente matematica godibilissima, spiegata in modo semplice e (almeno per me) intuitivo. C'è infine la dimensione fantascientifica, in cui la creazione di un mondo molto particolare porta con sé numerosi stratagemmi inventati per renderlo logicamente accettabile. Domande come "come fanno a riconoscersi delle figure geometriche che non hanno modo di uscire da un piano?" trovano risposte perfettamente accettabili, e molto fantasiose.
Se questa descrizione dà un'idea di pesantezza e difficoltà di lettura, la realtà è che questo romanzetto risulta piacevolissimo, divertente e per niente pesante. Se devo trovare un difetto a tutti i costi trovo che sia forse un po' troppo corto!
Ecco, gli ingredienti per un romanzo di quelli che piacciono tanto a me ci sono tutti.
Intanto Parigi. La Parigi che amo, tratteggiata benissimo, viva. Poi i libri e gli scrittori. Libri che cambiano la vita, libri che rappresentano una via di fuga verso un mondo mera
... (continue)
Parigi. Libri. Cucina. Amore.
Ecco, gli ingredienti per un romanzo di quelli che piacciono tanto a me ci sono tutti.
Intanto Parigi. La Parigi che amo, tratteggiata benissimo, viva. Poi i libri e gli scrittori. Libri che cambiano la vita, libri che rappresentano una via di fuga verso un mondo meraviglioso. La cucina, solo tratteggiata ma presente in sottofondo. L'amore, con una storia non particolarmente innovativa, forse, ma lineare e piacevole, facile de leggere e da seguire, emozionante quanto basta.
Oltre a questo mi sono piaciuti molto i personaggi. Invece dei protagonisti patinati ed invariabilmente simpatici dei romanzi rosa, i due personaggi principali di questo libro hanno un certo numero di caratteristiche antipatiche: petulante e insicura lei, arrogante e bugiardo lui. Ma in qualche modo questi difetti ne fanno personaggi realistici, e in questo persino simpatici.
Supermarket24
Seguo Matteo Grimaldi tramite il suo blog da parecchi anni. Mi piace come scrive e quello che scrive, anche se ho sempre avuto l'impressione che i suoi libri non fossero del genere che piace a me. In parte avevo ragione, non è il tipo di libro che mi può piacere. Ma Supermarket24 mi piace.
La prima ... (continue)
Seguo Matteo Grimaldi tramite il suo blog da parecchi anni. Mi piace come scrive e quello che scrive, anche se ho sempre avuto l'impressione che i suoi libri non fossero del genere che piace a me. In parte avevo ragione, non è il tipo di libro che mi può piacere. Ma Supermarket24 mi piace.
La prima parola che mi viene in mente quando penso a "Supermarket 24" è "cinico".
Luca, il protagonista, è una persona dura, menefreghista, cattiva con il resto del mondo, spesso gratuitamente, dotata di un cinismo incredibile.
I suoi occhi riescono a smascherare il grottesco anche nelle scene più normali della vita quotidiana.
All'inizio non lo reggevo questo Luca Sognatore. Non riuscivo a mettermi nei suoi panni, non riuscivo a vedere le cose con i suoi occhi. Volevo dargli uno schiaffo e dirgli "pensi davvero di essere migliore del mondo che giudichi così superficialmente? beh, ti sbagli".
Non è un personaggio che si riesce ad amare facilmente, anche se non manca di un certo fascino. Fascino che nonostante tutto mi ha portato a divorare la prima metà del libro. Poi mi ci è voluta una piccola pausa. E mi sono accorta che Luca mi mancava. Volevo sapere come continuava la sua storia, sentirlo ancora raccontare del mondo che lo circondava. Ho ripreso in mano il libro e la seconda metà mi ha tenuta incollata alle pagine. Fino alla fine.
Che prima mi ha spaventata. Poi conquistata. Infine incuriosita. Ci penso ancora ogni tanto, e mi ritrovo a sperare che dopo l'ultima pagina Luca abbia preso la decisione che avrei preso io.
*********spoiler (ma non particolarmente esplicativo)*******
Ci sono dei romanzi che non possono che finire con un bacio, un matrimonio, una notte insieme. Ce ne sono altri che non possono non finire con una tragedia, con la distruzione di ogni speranza, l'annientamento totale.
E poi ci sono i romanzi come questo, che non possono finire che così. E ti lasciano l'impressione che la storia sia un po' più tua.
L'amante della regina vergine
È il secondo romanzo della Gregory che leggo, e confermo il giudizio positivo già espresso.
La storia è appassionante: Robert Dudley, uomo ambizioso e desideroso di riscatto morale, si ritrova a sostenere e guidare l'ascesa della giovane Regina Elisabetta, sola e bisognosa di sostegno, trascurando ... (continue)
È il secondo romanzo della Gregory che leggo, e confermo il giudizio positivo già espresso.
La storia è appassionante: Robert Dudley, uomo ambizioso e desideroso di riscatto morale, si ritrova a sostenere e guidare l'ascesa della giovane Regina Elisabetta, sola e bisognosa di sostegno, trascurando Amy, la moglie innamorata e devota. E il rapporto fra Dudley ed Elisabetta si fa via via più intimo...
Quello che mi piace di questa autrice è la dolcezza che traspare dal suo modo di raccontare gli eventi storici. Pur raccontando di guerre, di crisi politiche e di altri eventi drammatici, la Gregory riesce a dare un tono estremamente particolare alla storia, presentandola dai due punti di vista femminili. Il personaggio maschile c'è, e ha un ruolo fondamentale, ma è sempre tenuto un po' a distanza dall'autrice, non è mai il protagonista.
Le due protagoniste sono Elisabetta ed Amy, le cui passioni si fronteggiano da lontano, ognuna con le proprie ragioni, non facilmente contestabili. Non sono sicura di chi mi stia più simpatica fra le due, fondamentalmente sto dalla parte di Amy, ma Elisabetta ha una forza e un carisma tali che è impossibile resisterle.
Ciò che mi è piaciuto di più di questo libro è la riflessione sul ruolo della donna nel passato, presente anche in "Caterina, la prima moglie", che secondo me avvicina l'autrice a Tracy Chevalier. La Chevalier (con l'eccezione del bellissimo "Strane creature") presenta per lo più donne che cercano di sollevarsi dalla condizione di secondo piano a cui sono relegate dalla società, ma che finiscono per soccombere e perdere tutto ciò che avevano faticosamente guadagnato, suscitando nel lettore (o almeno in me) profonda pietà. La Gregory è più generosa con le sue eroine (del resto è difficile non esserlo con Elisabetta I) e dà loro la possibilità di guadagnarsi il rispetto del lettore anche quando perdono tutto il resto. E questo rende i suoi libri a mio parere molto più godibili.
Molto bello, voto: 8
Il caso dei libri scomparsi
Ho trovato questo libro a metà prezzo in un mercatino dell'usato. La quarta di copertina lo definiva "il nuovo Alexander McCall Smith" (o un altro autore di gialli fra i miei preferiti) e ho deciso di provarlo.
Parliamo prima di tutti dei personaggi cosiddtti "sfigati" (io li chiamo "inetti"). Sann ... (continue)
Ho trovato questo libro a metà prezzo in un mercatino dell'usato. La quarta di copertina lo definiva "il nuovo Alexander McCall Smith" (o un altro autore di gialli fra i miei preferiti) e ho deciso di provarlo.
Parliamo prima di tutti dei personaggi cosiddtti "sfigati" (io li chiamo "inetti"). Sanno fare poco o niente, invece di prendere in mano la propria vita tendono a seguire l'ispirazione del momento, fanno nella maggior parte dei casi scelte quantomeno discutibili (se non autolesioniste) e poi quando tutto va male di solito si accaniscono contro il Destino o chi per lui invece di rendersi conto che sono loro ad essere imbecilli. Inoltre tendono ad essere sfortunati un po' per caso un po' come risultato del loro modo di essere.
Ecco, il protagonista di questo libro ha molte delle caratteristiche sopra elencate. Si tratta di un aspirante bibliotecario inglese (di origine ebrea e irlandese) che si ritrova incastrato a gestire il bibliobus, una biblioteca ambulante nella campagna irlandese.Ma i libri sono scomparsi, e si deve dare da fare per ritrovarli.
Naturalmente gliene capitano di tutti i colori, e lui invece di comportarsi da persona raziocinante inizia ad inimicarsi tre quarti della popolazione del piccolo paese in cui lavora, sparando giudizi arditi e accusando mezzo mondo senza averne le prove. Si percepisce in tutta l'opera l'intento umoristico, ma almeno a me il protagonista non fa ridere, non mi fa nemmeno pena, mi fa solo rabbia.
Poi naturalmente finisce bene, i bruti campagnoli presentati nella prima parte del libro si rivelano naturalmente ottime persone, intelligenti e interessanti, il protagonista riesce in qualche modo a fare una discreta figura e tutto va per il meglio.
Più che brutto questo libro mi è sembrato insulso. Posso dare all'autore un'altra chance perché alcuni spunti carini ci sono, ma non so se ne vale la pena.
Flatlandia
La trama di questo breve romanzo è semplice e conosciuta: narra di un mondo bidimensionale, come un foglio di carta, e di un quadrato che lo abita. Il protagonista del libro si ritrova per caso nel nostro mondo, quello tridimensionale, e in quello unidimensionale, dove tutti gli organismi sono linee ... (continue)
La trama di questo breve romanzo è semplice e conosciuta: narra di un mondo bidimensionale, come un foglio di carta, e di un quadrato che lo abita. Il protagonista del libro si ritrova per caso nel nostro mondo, quello tridimensionale, e in quello unidimensionale, dove tutti gli organismi sono linee e vivono su di una retta.
È secondo me un libro bellissimo.
Le "più dimensioni" citate nel titolo non sono solo quelle spaziali sopra descritte. C'è una dimensione satirica nei confronti della società vittoriana, per noi forse più difficile da interpretare, c'è una dimensione sociale già più accessibile, che comunque va letta in chiave satirica e spesso fa ridere di gusto. C'è una dimensione più prettamente matematica godibilissima, spiegata in modo semplice e (almeno per me) intuitivo. C'è infine la dimensione fantascientifica, in cui la creazione di un mondo molto particolare porta con sé numerosi stratagemmi inventati per renderlo logicamente accettabile. Domande come "come fanno a riconoscersi delle figure geometriche che non hanno modo di uscire da un piano?" trovano risposte perfettamente accettabili, e molto fantasiose.
Se questa descrizione dà un'idea di pesantezza e difficoltà di lettura, la realtà è che questo romanzetto risulta piacevolissimo, divertente e per niente pesante. Se devo trovare un difetto a tutti i costi trovo che sia forse un po' troppo corto!
Stupendo.
http://paleomichilibri.blogspot.com/2012/02/flatlandia-…
Gli ingredienti segreti dell'amore
Parigi. Libri. Cucina. Amore.
Ecco, gli ingredienti per un romanzo di quelli che piacciono tanto a me ci sono tutti.
Intanto Parigi. La Parigi che amo, tratteggiata benissimo, viva. Poi i libri e gli scrittori. Libri che cambiano la vita, libri che rappresentano una via di fuga verso un mondo mera ... (continue)
Parigi. Libri. Cucina. Amore.
Ecco, gli ingredienti per un romanzo di quelli che piacciono tanto a me ci sono tutti.
Intanto Parigi. La Parigi che amo, tratteggiata benissimo, viva. Poi i libri e gli scrittori. Libri che cambiano la vita, libri che rappresentano una via di fuga verso un mondo meraviglioso. La cucina, solo tratteggiata ma presente in sottofondo. L'amore, con una storia non particolarmente innovativa, forse, ma lineare e piacevole, facile de leggere e da seguire, emozionante quanto basta.
Oltre a questo mi sono piaciuti molto i personaggi. Invece dei protagonisti patinati ed invariabilmente simpatici dei romanzi rosa, i due personaggi principali di questo libro hanno un certo numero di caratteristiche antipatiche: petulante e insicura lei, arrogante e bugiardo lui. Ma in qualche modo questi difetti ne fanno personaggi realistici, e in questo persino simpatici.
Bello bello bello.
http://paleomichilibri.blogspot.com/2012/02/gli-ingredi…