tutto si incentra sul tema del ricordo e su come certi eventi siano destinati a modificare non solo il presente ed il futuro, ma anche il passato, nel senso della completa messa in discussione di questo. Lo sfondo è una sorta di mini-giallo legato ad una misteriosa eredità di un diario lasciato da u
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tutto si incentra sul tema del ricordo e su come certi eventi siano destinati a modificare non solo il presente ed il futuro, ma anche il passato, nel senso della completa messa in discussione di questo. Lo sfondo è una sorta di mini-giallo legato ad una misteriosa eredità di un diario lasciato da un amico suicida al suo amico di giovinezza. Il plot nella sua semplicità ed eleganza appassiona, attrae, induce alla rilettura anche per la fluidità della prosa e l'assenza totale dello scrittore. Il ibro in soggettiva è una progressiva scoperta, in avanti ed all'indietro. L'unica pecca è che alla fine qualcosa mi sfugge, relativamente all'intrigo. resto con dei perchè irrisolti, ma non volendo anticipare la trama, mi riservo di fare altrove degli approfondimenti
non è mio stile usare certe parole, ma x Amorino della Santacroce direi che si potrebbe anche dire di peggio. Attratto dalle favorevoli recensioni sul suo conto (giovane promessa degli anni '90, confesso non ne conoscevo l'esistenza), salutata come "scrittura che scrive", osannata come una vera maga
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non è mio stile usare certe parole, ma x Amorino della Santacroce direi che si potrebbe anche dire di peggio. Attratto dalle favorevoli recensioni sul suo conto (giovane promessa degli anni '90, confesso non ne conoscevo l'esistenza), salutata come "scrittura che scrive", osannata come una vera maga della parola scritta, ho acquistato il x niente economico "Amorino", ultima opera della nostra. In forma d diario, con racconto corale, vengono narrate le macabre vicende di un paesino della GB ad inizio '900. Tra incesti, omicidi, follia, perversioni, il ibro scorre accompagnato da un costante senso di nausea, se non di orrore. Colpo di scena la scrittrice si inserisce fra i personaggi stessi del libro (pensa che trovata!!!) ed è tutto un ghirigoro, un parossismo, una serie di parole in libertà altisonanti quanto inutili. La forma ed il contenuto trovano un fantastico equlibrio in una sola parola: merda!
Un pamphlet ricco di spunti, non tutti originalissimi, calato nella caleidoscopia realtà napoletana. Divagazioni appassionanti quando viene tirato in ballo ilruolo che il capitalismo ha svolto nello sventrare la città (ed il paese?), meno lucido quando oscilla tra la certezza di una diversità napole
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Un pamphlet ricco di spunti, non tutti originalissimi, calato nella caleidoscopia realtà napoletana. Divagazioni appassionanti quando viene tirato in ballo ilruolo che il capitalismo ha svolto nello sventrare la città (ed il paese?), meno lucido quando oscilla tra la certezza di una diversità napoletana e la voglia di credere che in realtà non è così. Energia giovane, anche se un pò cupa nel finale...
le 5 stelle sono proprie del libro cult, prescindono cioè da un giudizio critico artistico/contenutistico. La città perfetta mi ha preso, mi ha commosso, mi ha dato da pensare, mi ha a volte spiazzato ed a volte divertito. Certo, non mancano imprecisioni (il secondo scudetto il Napoli lo ha vinto in
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le 5 stelle sono proprie del libro cult, prescindono cioè da un giudizio critico artistico/contenutistico. La città perfetta mi ha preso, mi ha commosso, mi ha dato da pensare, mi ha a volte spiazzato ed a volte divertito. Certo, non mancano imprecisioni (il secondo scudetto il Napoli lo ha vinto in casa battendo la lazio 1-0, non in trasferta), disomogeneità di verosimiglianza, inutili (e fastidiose) ripetizioni di intercalari (ad es. non ricordo che a Napoli, nel periodo in cui si svolgono le vicende -1988-1993- in ambienti, diciamo, alternativi si usasse così tanto l'intercalare "che te lo dico a fare", molto holliwoodiano, ne tantomeno la parola "sgozzo" in luogo di canna/spinello, sgozzo mi sa tanto di kiattillo che finge appartenenza alla strada, ma siamo già alle soglie del 2000, tra gli alternativi a Napoli si usava "fumo""stecca""spaniello""joint""sistema""canna e'fumo"). Ma sono davvero pochi i difetti e tanti i prgei di questo noir, con tante liasion esterne. Bello bello bello, mi sono divertito davvero!
Ho appena terminato di leggere l'umiliazione e devo dire che anche io ne sono rimasto piuttosto spiazzato, una delusione per "difetto" di godimento, rispetto al resto di Roth, piuttosto che per insoddisfazione di lettura. Ma non è sulla qualità dei personaggi che mi spenderei, un personaggio squalli
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Ho appena terminato di leggere l'umiliazione e devo dire che anche io ne sono rimasto piuttosto spiazzato, una delusione per "difetto" di godimento, rispetto al resto di Roth, piuttosto che per insoddisfazione di lettura. Ma non è sulla qualità dei personaggi che mi spenderei, un personaggio squallido non è, in sè, indice di un libro sbagliato. E' piuttosto la sensazione che l'ennesima declinazione delle tre coordinate cartesiane di Roth (vecchiaia, sesso e morte) quì sia meno convinta, così come il tentativo di mischiare la finzione e la realtà, nella metafora dell'attore. Tutto quì è più deterministico e le figure restano impresse sulle pagine troppo in bianco e nero, come sagome di attori di un film di inizio '900. Non ci sono smagliature ne cali di tensione, ma quella sensazione che accomuna tutti i libri di Roth quando si finisce di leggerli (e cioè che qualcosa di davvero importante è stato finalmente assicurato alla conservazione, nel modo e nella forma migliore) ne L'umiliazione manca e, secca non poco ammetterlo, affiora un demone che ci chiede "ma non è che l'attore che non sa più recitare sia una (scontata) metafora dello scrittore Roth?" P.S. per me la risposta è NO!!!
Il senso di una fine
tutto si incentra sul tema del ricordo e su come certi eventi siano destinati a modificare non solo il presente ed il futuro, ma anche il passato, nel senso della completa messa in discussione di questo. Lo sfondo è una sorta di mini-giallo legato ad una misteriosa eredità di un diario lasciato da u ... (continue)
tutto si incentra sul tema del ricordo e su come certi eventi siano destinati a modificare non solo il presente ed il futuro, ma anche il passato, nel senso della completa messa in discussione di questo. Lo sfondo è una sorta di mini-giallo legato ad una misteriosa eredità di un diario lasciato da un amico suicida al suo amico di giovinezza. Il plot nella sua semplicità ed eleganza appassiona, attrae, induce alla rilettura anche per la fluidità della prosa e l'assenza totale dello scrittore. Il ibro in soggettiva è una progressiva scoperta, in avanti ed all'indietro. L'unica pecca è che alla fine qualcosa mi sfugge, relativamente all'intrigo. resto con dei perchè irrisolti, ma non volendo anticipare la trama, mi riservo di fare altrove degli approfondimenti
Amorino
non è mio stile usare certe parole, ma x Amorino della Santacroce direi che si potrebbe anche dire di peggio. Attratto dalle favorevoli recensioni sul suo conto (giovane promessa degli anni '90, confesso non ne conoscevo l'esistenza), salutata come "scrittura che scrive", osannata come una vera maga ... (continue)
non è mio stile usare certe parole, ma x Amorino della Santacroce direi che si potrebbe anche dire di peggio. Attratto dalle favorevoli recensioni sul suo conto (giovane promessa degli anni '90, confesso non ne conoscevo l'esistenza), salutata come "scrittura che scrive", osannata come una vera maga della parola scritta, ho acquistato il x niente economico "Amorino", ultima opera della nostra. In forma d diario, con racconto corale, vengono narrate le macabre vicende di un paesino della GB ad inizio '900. Tra incesti, omicidi, follia, perversioni, il ibro scorre accompagnato da un costante senso di nausea, se non di orrore. Colpo di scena la scrittrice si inserisce fra i personaggi stessi del libro (pensa che trovata!!!) ed è tutto un ghirigoro, un parossismo, una serie di parole in libertà altisonanti quanto inutili. La forma ed il contenuto trovano un fantastico equlibrio in una sola parola: merda!
Porno ogni giorno
Un pamphlet ricco di spunti, non tutti originalissimi, calato nella caleidoscopia realtà napoletana. Divagazioni appassionanti quando viene tirato in ballo ilruolo che il capitalismo ha svolto nello sventrare la città (ed il paese?), meno lucido quando oscilla tra la certezza di una diversità napole ... (continue)
Un pamphlet ricco di spunti, non tutti originalissimi, calato nella caleidoscopia realtà napoletana. Divagazioni appassionanti quando viene tirato in ballo ilruolo che il capitalismo ha svolto nello sventrare la città (ed il paese?), meno lucido quando oscilla tra la certezza di una diversità napoletana e la voglia di credere che in realtà non è così. Energia giovane, anche se un pò cupa nel finale...
La città perfetta
le 5 stelle sono proprie del libro cult, prescindono cioè da un giudizio critico artistico/contenutistico. La città perfetta mi ha preso, mi ha commosso, mi ha dato da pensare, mi ha a volte spiazzato ed a volte divertito. Certo, non mancano imprecisioni (il secondo scudetto il Napoli lo ha vinto in ... (continue)
le 5 stelle sono proprie del libro cult, prescindono cioè da un giudizio critico artistico/contenutistico. La città perfetta mi ha preso, mi ha commosso, mi ha dato da pensare, mi ha a volte spiazzato ed a volte divertito. Certo, non mancano imprecisioni (il secondo scudetto il Napoli lo ha vinto in casa battendo la lazio 1-0, non in trasferta), disomogeneità di verosimiglianza, inutili (e fastidiose) ripetizioni di intercalari (ad es. non ricordo che a Napoli, nel periodo in cui si svolgono le vicende -1988-1993- in ambienti, diciamo, alternativi si usasse così tanto l'intercalare "che te lo dico a fare", molto holliwoodiano, ne tantomeno la parola "sgozzo" in luogo di canna/spinello, sgozzo mi sa tanto di kiattillo che finge appartenenza alla strada, ma siamo già alle soglie del 2000, tra gli alternativi a Napoli si usava "fumo""stecca""spaniello""joint""sistema""canna e'fumo"). Ma sono davvero pochi i difetti e tanti i prgei di questo noir, con tante liasion esterne. Bello bello bello, mi sono divertito davvero!
L'umiliazione
Ho appena terminato di leggere l'umiliazione e devo dire che anche io ne sono rimasto piuttosto spiazzato, una delusione per "difetto" di godimento, rispetto al resto di Roth, piuttosto che per insoddisfazione di lettura. Ma non è sulla qualità dei personaggi che mi spenderei, un personaggio squalli ... (continue)
Ho appena terminato di leggere l'umiliazione e devo dire che anche io ne sono rimasto piuttosto spiazzato, una delusione per "difetto" di godimento, rispetto al resto di Roth, piuttosto che per insoddisfazione di lettura. Ma non è sulla qualità dei personaggi che mi spenderei, un personaggio squallido non è, in sè, indice di un libro sbagliato. E' piuttosto la sensazione che l'ennesima declinazione delle tre coordinate cartesiane di Roth (vecchiaia, sesso e morte) quì sia meno convinta, così come il tentativo di mischiare la finzione e la realtà, nella metafora dell'attore. Tutto quì è più deterministico e le figure restano impresse sulle pagine troppo in bianco e nero, come sagome di attori di un film di inizio '900. Non ci sono smagliature ne cali di tensione, ma quella sensazione che accomuna tutti i libri di Roth quando si finisce di leggerli (e cioè che qualcosa di davvero importante è stato finalmente assicurato alla conservazione, nel modo e nella forma migliore) ne L'umiliazione manca e, secca non poco ammetterlo, affiora un demone che ci chiede "ma non è che l'attore che non sa più recitare sia una (scontata) metafora dello scrittore Roth?" P.S. per me la risposta è NO!!!