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Andrea De Ca…
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- Due di due (15354)
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By Andrea De Carlo -
Finished on Jun 23, 2010 




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Volentieri, Mulino di Amleto :) (anche se non aggiorno la libreria da mesi...)
buongiorno..... sondo nuove librerie... posso avvicinarti?
ah ecco.
concordo con silvae qui sotto, tre stelle a flatlandia sono poche e alla guida galattica sono troppe. il mondo è bello perchè le stelle sono varie e ognuno ha le proprie :-)
Sono capitata qua per caso, per la recensione di "Godel, Escher, Bach" (che, giuro, non muoio se prima non l'ho letto), e dopo aver dato un occhio alla libreria, alle recensioni e al nickname non ho potuto che farti mio vicino.
Ma come, una recensione perfetta di GEB e poi lei mi mette 4 stelle alla solitudine dei numeri primi, e solo 3 a flatlandia o alla Guida Galattica per autostoppisti? Per me è inspiegabile.
Due di due
L'ho divorato in pochi giorni, dato significativo considerando la mia usuale lentezza nel leggere e il fatto che abbia quasi 400 pagine.continue)
Credo che la scorrevolezza di un romanzo sia un po' come l'orecchiabilità di una canzone: non è detto sia necessariamente una qualità, anzi talvolta è indicativa ... (
L'ho divorato in pochi giorni, dato significativo considerando la mia usuale lentezza nel leggere e il fatto che abbia quasi 400 pagine.
Credo che la scorrevolezza di un romanzo sia un po' come l'orecchiabilità di una canzone: non è detto sia necessariamente una qualità, anzi talvolta è indicativa di una scarsa profondità, di un eccesso di semplicità.
Questo romanzo è scorrevolissimo perché De Carlo usa un linguaggio molto piano, semplice, a tratti quasi sciatto, e racconta una storia che cattura l'attenzione grazie al felice disegno dei personaggi, soprattutto quello di Guido Laremi.
Indubbiamente la semplicità dello stile di De Carlo non degenera nei baratri di certi autori di romanzetti che ti tengono incollato alla pagina ma che in realtà sono pessimi scribacchini. De Carlo no, sa scrivere eccome. Ma sono rari i momenti di vera letteratura, anche se, a mio parere, ci sono, e già questo non è poco.
Il personaggio di Guido è molto ben riuscito, e l'immedesimazione (in lui o nell'altro personaggio, l'io narrante) scatta facilmente.
Possono insospettire alcune scelte di linguaggio operate da De Carlo: l'uso del passato prossimo (al posto del più comune ma forse usurato passato remoto), con la frequente soppressione dell'ausiliare, le forme "e.. e... e...", l'assenza di dialoghi nella loro forma tradizionale, sostituiti da una forma insolita, minimale, mezza indiretta, con molte parole in corsivo che ricordano molto il grassetto nei fumetti di Topolino.
Sono scelte anomale, che possono infastidire qualche lettore, ma le giudico abbastanza positivamente, come un aspetto di originalità.
Viene tuttavia da pensare che De Carlo abbia voluto compensare l'estrema semplicità del suo italiano, più comoda e utile a fini commerciali, con queste eccentricità stilistiche, allo scopo egoistico di risultare comunque visibile come autore, non scomparire del tutto nella anonima piattezza del linguaggio.
A tratti il romanzo sembra ridursi ad una mera elencazione esplicita e immediata di fatti, senza alcun ricorso a tecniche di rimando, senza intrecci appassionanti, senza sorprese narrative. Ed è in buona parte vero. Ripeto: De Carlo sa scrivere, ma in Italia abbiamo autori migliori di lui.