Di storie sulla guerra ce ne sono tante, e spesso ciò che si dimenticano di racconatre gli scrittori è proprio l'essenziale: l'umanita distrutta, incenerita, deviata. Non è questo il caso del romanzo di Arturo Robertazzi che ci ricorda come l'orrore della guerra risieda prima di ogni cosa nell'imbes
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Di storie sulla guerra ce ne sono tante, e spesso ciò che si dimenticano di racconatre gli scrittori è proprio l'essenziale: l'umanita distrutta, incenerita, deviata. Non è questo il caso del romanzo di Arturo Robertazzi che ci ricorda come l'orrore della guerra risieda prima di ogni cosa nell'imbestialimento che produce sull'essere umano. Una storia raccontata con talento, sensibilità e spirito visionario da questo giovane scrittore italiano.
Storie di sesso e di ringhiera è come uno di quei bei film italiani in bianco e nero, come un Fellini o un De Sica d’annata. Perché racconta l’Italia, quella un po’ sgangherata della case di frontiera, quella che vive in un non-luogo oltre il quale si intravede solo il margine sfuocato di un altrove
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Storie di sesso e di ringhiera è come uno di quei bei film italiani in bianco e nero, come un Fellini o un De Sica d’annata. Perché racconta l’Italia, quella un po’ sgangherata della case di frontiera, quella che vive in un non-luogo oltre il quale si intravede solo il margine sfuocato di un altrove irraggiungibile. Anime alla deriva. Così si potrebbero definire i personaggi che animano questo romanzo. Si affannano tutti alla disperata conquista di una normalità che non appartiene loro, in movimento perpetuo verso una sfuggente chimera. Maria insegue il suo dirimpettaio. Pietro rincorre le fantasie erotiche dell’amico Gino. Le prostitute Gessica e Marion cantano nel coro della chiesa rincorrendo un’innocenza perduta. Originalità, brio, leggerezza, sono tutte caratteristiche che permettono alla scrittrice di sciogliere le fila di una storia avvincente, capace di mostrarci un mondo che, una volta varcata la soglia, non si ha più voglia di abbandonare. E a fine lettura si ha solo una voglia: ricominciare. Un libro per tutti coloro che non hanno paura di addentare storie deliziose, dal retrogusto un po’ amaro.
Un romanzo massiccio per quella rappresentazione dell'Italia d'oggi che immutabile e immutata, soprattutto nelle realtà periferiche, che molti ormai stentano a riconoscere, o che pur riconoscendo non condividono più. Uno sguardo spaesato e disorientato su un passato che si ricicla a eterno presente
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Un romanzo massiccio per quella rappresentazione dell'Italia d'oggi che immutabile e immutata, soprattutto nelle realtà periferiche, che molti ormai stentano a riconoscere, o che pur riconoscendo non condividono più. Uno sguardo spaesato e disorientato su un passato che si ricicla a eterno presente.
Zagreb
Di storie sulla guerra ce ne sono tante, e spesso ciò che si dimenticano di racconatre gli scrittori è proprio l'essenziale: l'umanita distrutta, incenerita, deviata. Non è questo il caso del romanzo di Arturo Robertazzi che ci ricorda come l'orrore della guerra risieda prima di ogni cosa nell'imbes ... (continue)
Di storie sulla guerra ce ne sono tante, e spesso ciò che si dimenticano di racconatre gli scrittori è proprio l'essenziale: l'umanita distrutta, incenerita, deviata. Non è questo il caso del romanzo di Arturo Robertazzi che ci ricorda come l'orrore della guerra risieda prima di ogni cosa nell'imbestialimento che produce sull'essere umano.
Una storia raccontata con talento, sensibilità e spirito visionario da questo giovane scrittore italiano.
Teresa in mille pezzi
Bellissimo ritratto di donna denso di emozioni, di biancoscuri, di poesia.
Storie di sesso e di ringhiera
Storie di sesso e di ringhiera è come uno di quei bei film italiani in bianco e nero, come un Fellini o un De Sica d’annata. Perché racconta l’Italia, quella un po’ sgangherata della case di frontiera, quella che vive in un non-luogo oltre il quale si intravede solo il margine sfuocato di un altrove ... (continue)
Storie di sesso e di ringhiera è come uno di quei bei film italiani in bianco e nero, come un Fellini o un De Sica d’annata. Perché racconta l’Italia, quella un po’ sgangherata della case di frontiera, quella che vive in un non-luogo oltre il quale si intravede solo il margine sfuocato di un altrove irraggiungibile.
Anime alla deriva. Così si potrebbero definire i personaggi che animano questo romanzo. Si affannano tutti alla disperata conquista di una normalità che non appartiene loro, in movimento perpetuo verso una sfuggente chimera. Maria insegue il suo dirimpettaio. Pietro rincorre le fantasie erotiche dell’amico Gino. Le prostitute Gessica e Marion cantano nel coro della chiesa rincorrendo un’innocenza perduta.
Originalità, brio, leggerezza, sono tutte caratteristiche che permettono alla scrittrice di sciogliere le fila di una storia avvincente, capace di mostrarci un mondo che, una volta varcata la soglia, non si ha più voglia di abbandonare. E a fine lettura si ha solo una voglia: ricominciare.
Un libro per tutti coloro che non hanno paura di addentare storie deliziose, dal retrogusto un po’ amaro.
Spaesamento
Un romanzo massiccio per quella rappresentazione dell'Italia d'oggi che immutabile e immutata, soprattutto nelle realtà periferiche, che molti ormai stentano a riconoscere, o che pur riconoscendo non condividono più.continue)
Uno sguardo spaesato e disorientato su un passato che si ricicla a eterno presente ... (
Un romanzo massiccio per quella rappresentazione dell'Italia d'oggi che immutabile e immutata, soprattutto nelle realtà periferiche, che molti ormai stentano a riconoscere, o che pur riconoscendo non condividono più.
Uno sguardo spaesato e disorientato su un passato che si ricicla a eterno presente.
Sono una vecchia comunista!
Dolcemente nostalgico, come solo i racconti delle nonne possono esserlo.