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Chi ti credi di essere?
Zero ... tum tum tum ...continue)
Uno. Tempi duri quelli in cui si trovano a vivere i genitori di Rose. Prima della guerra in un piccolo paese dell’Ontario. La sfangano per così dire. La madre gestendo un piccolo negozio di alimentari, il padre restaurando mobili nel retro del negozio s ... (
Zero ... tum tum tum ...
Uno. Tempi duri quelli in cui si trovano a vivere i genitori di Rose. Prima della guerra in un piccolo paese dell’Ontario. La sfangano per così dire. La madre gestendo un piccolo negozio di alimentari, il padre restaurando mobili nel retro del negozio stesso. Da subito Rose capisce di essere fuori luogo. Flo, matrigna ma soprattutto madre, le impartisce la doverosa lezione della vita ricordandole di non alzare troppo la cresta. Il padre mette anche lui i puntini sulle i e promuove ai suoi occhi il destino di (felice) sottomissione che è delle donne. Nel caso anche qualche lieve cinghiata per punire ribellioni.
Due. Rose quindi deve imparare a sopravvivere in un mondo gretto di provincia dove gli affetti familiari concorrono a ricordarle di non deragliare dai luoghi e dallo spirito dei luoghi. Questo lavoro di sopravvivenza è comunque interessante per una maldestra come lei e che vive di soli pensieri. Nella scuola trova parziale riscatto ma in modo silenzioso, più osservando e analizzando comportamenti degli altri che infrangendo chissà quali divieti (per la qual cosa i tempi non sono ancora maturi). Il mondo intorno è piccolo e provinciale. Le storie sono aneddotiche: i bulli, le prepotenze, le compagne più grandi da conquistare con qualche regalo, il matto del villaggio, l’intimità (tra stivali e scarpe) con un compagno del liceo. Niente di più
Tre. Si diventa grandi. Per caso. Per curiosità. Per vedere come va a finire. E’ sotto questa costellazione che avviene l’iniziazione sessuale di Rose. Per quanto messa in guardia da Flo di guardarsi bene dagli estranei, la nostra Cappuccetto Ross ha la (s)fortuna di trovarsi come compagno di posto, durante il primo viaggio in treno della sua vita, un signore anziano e premuroso che si presenta come un sacerdote: la sua mano, al riparo del giornale di lui e del soprabito di lei, ha modo e arte di insinuarsi tra cosce e pube mentre paesaggi variegati del Canada rurale passano davanti agli occhi di Rose. Che fare? Rose lascia fare ... al lupo. Per fortuna il treno fa una fermata. Il viaggio finisce. Riprende la vita.
Quattro. Ci si sposa poi. E’ una promessa di felicità. E’ indubbiamente il salto atteso per Rose. La liberazione dai limiti sopradescritti e l’apertura al mondo. Che Patrick, di famiglia facoltosa e d’origine metropolitana (Toronto), le mette a disposizione, sicuro dei suoi sentimenti almeno in apparenza. I dubbi sono dall’altra parte. L’innamoramento è tormentato ma si risolve in matrimonio. Che dura dieci anni tra incomprensioni, attimi di felicità, una figlia, recriminazioni e riappacificazioni.
Cinque. Le reti sociali, col matrimonio e la maternità, si infittiscono. I luoghi cambiano nel frattempo: non più in provincia ma a Vancouver sul Pacifico. I tempi soprattutto - gli anni sessanta - invitano alla trasgressione routinaria tra amici, conoscenti ed inviti a feste. Nella crescita di Rose interviene anche l’adulterio e, con esso, il mondo misterioso dei sotterfugi con l’esplosione conseguente del piacere. Fino alla rottura con il marito e alla conquista di una nuova vita. Da single, si direbbe oggi.
Sei. Naturalmente è da questo momento un vagare da un luogo all’altro dell’immenso Canada sbarcando il lunario attraverso la professione intellettuale, che gli studi diligenti facevano presagire: Rose è attrice di teatro o alla televisione, talvolta anche giornalista, senza particolare fama o notorietà se non momentanea, con compensi alterni e complessivamente modesti. E’ in queste circostanze che Rose diventa grande e matura personalità, competenze, avventure, sentimenti plurimi. Ma sconta sempre un senso di inadeguatezza o di provvisoria beatitudine.
Sette. Con la figlia, invece, Rose è fortunata. La figlia non è affatto svitata, è molto razionale sin da piccola, è posata nel gestire la separazione dei genitori e nel consigliare il suo affidamento negli agi della casa paterna, ed è sincera infine nel vivere con comprensione i problemi della mamma. Quasi uno scambio delle parti, come se l’unica autorizzata a fare la bambina fosse Rose.
Otto. Prima o poi si torna indietro. I cari richiedono di essere accuditi. Il padre è morto giovane. Muore vecchia ora la matrigna. Da brava figlia Rose si prende cura di lei convivendo con la sua demenza crescente: gestisce il ricovero di Flo in una casa di riposo, presso la quale ritorna poi per assistere ai colpi successivi della malattia.
Nove. Sopravvivono i ricordi. Anzi danno il la all’esistenza arricchendo di nuove luci (e ombre) il passato e il presente. Diventano più frequenti le assenze ed i lutti. Delle persone amate. Con le quali il senso della possibilità avrebbe potuto intrecciare altri deragliamenti e altre combinazioni. Costanti poi rimangono le fughe di un’esistenza normale. Che non è più capace, per esempio, di sopportare l’amore, con tutto l’eccesso che ne consegue. Di felicità e di strazio
Dieci. In sintesi è questo il ritmo cardiaco della vita secondo Alice Munro. Alla prova con l’unico romanzo che ha scritto all’inizio di carriera, per quanto riconoscibilissima sia la struttura in racconti - capitoli ciascuno dei quali potrebbe valere anche per sé.
Naturalmente non c’è conclusione all’arte di sopravvivere di Rose. C’è, eterna, la sensazione di essere in difetto ma lei col tempo ha imparato a non lamentarsi più di tanto.
... tum tum tum ...