In "La terza rivoluzione industriale" Rifkin affronta una serie di temi già trattati nei suoi precedenti libri - dall'economia all'idrogeno al cambiamento climatico, dalla fine del lavoro all'ascesa della civiltà empatica - inserendoli all'interno di quella che definisce una "nuova narrazione" sinte
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In "La terza rivoluzione industriale" Rifkin affronta una serie di temi già trattati nei suoi precedenti libri - dall'economia all'idrogeno al cambiamento climatico, dalla fine del lavoro all'ascesa della civiltà empatica - inserendoli all'interno di quella che definisce una "nuova narrazione" sintetizzata dal concetto di TRI, Terza Rivoluzione Industriale. La TRI s'ispira all'omonimo masterplan sviluppato da Rifkin e dal suo ufficio di Bruxelles, che l'autore negli ultimi anni sta cercando di vendere a città, stati e intere organizzazioni sovranazionali come l'UE. L'idea di fondo è che una rivoluzione industriale si ha nel momento in cui una rivoluzione nel settore delle comunicazioni si salda con un'analoga rivoluzione nel settore energetico. Dalla metà degli anni '90 lo sviluppato di Internet ha realizzato la prima condizione, ma la seconda stenta ancora a decollare. E' necessario sovvertire il tradizionale modello di produzione e distribuzione centralizzata di energia, tipico della seconda rivoluzione industriale, e sostituirlo con un modello partecipativo diffuso, in cui ciascuna unità abitativa diventerà produttrice di energia rinnovabile, energia scambiabile con altre unità abitative mediante una rete elettrica intelligente (principio oggi alla base delle "smart city"). Da ciò prende piede una completa ridefinizione del modello economico mondiale, di tipo partecipativo, esemplificato da casi di successo come i fablab delle stampanti 3D, l'ascesa del lavoro nel terzo settore e così via. Tutte cose che in effetti si stanno realizzando davanti ai nostri occhi, esattamente come Rifkin sostiene e prevede. La tesi è incontrovertibile, forse troppo ottimistica (come accade spesso nei libri di Rifkin). Ma più che proporre un modello, il libro espone una realtà che si sta realizzando in questo momento, e ne propone una narrazione convincente e affascinante. Il lettore di Rifkin potrà saltare le numerose parti in cui vengono ribaditi concetti precedenti, riuscendo comunque ad apprezzare il solido quadro d'insieme offerto dall'autore.
Forse è l'unico saggio finora che ho abbandonato prima della fine... nonostante nutra per il tema un forte interesse e abbia già letto (e scritto) sull'argomento qualcosina, non ho trovato nel "Cigno nero" che un libro di sconcertante banalità, che potrebbe agevolmente fermarsi al "Prologo", poiché
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Forse è l'unico saggio finora che ho abbandonato prima della fine... nonostante nutra per il tema un forte interesse e abbia già letto (e scritto) sull'argomento qualcosina, non ho trovato nel "Cigno nero" che un libro di sconcertante banalità, che potrebbe agevolmente fermarsi al "Prologo", poiché nelle restanti centinaia di pagine (più glossario e bibliografia) non c'è nient'altro che una riproposizione della stessa ovvia tesi sull'imprevedibilità dei cigni neri, su quanto l'autore sia figo e su quanto tutto il resto del mondo sia composto da individui ottusi e risibili. Il 90% dell'opera si basa su aneddoti e storie personali, che lo rendono del tutto inservibile per una lettura da cui trarre spunti di riflessione basati su dati e fatti obiettivi.
P.S. Ripensandoci, mi sembrava di star leggendo "Il giornalino di Gian Burrasca". Del resto, quando scrive di non indossare mai cravatte e di divertirsi a immaginare di infilare un cubetto di ghiaccio giù per la schiena di qualche businessman, non posso evitare di immaginare Taleb come un fastidioso monellaccio.
Mi ritrovo in molte delle posizioni eterodosse espresse da Furet in questo volume di critica alle interpretazioni marxiste della Rivoluzione. Naturalmente non è un saggio facile per chi non è addentro alle querelle storiografiche e non ha letto tutti i lavori che Furet analizza. In particolare si pa
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Mi ritrovo in molte delle posizioni eterodosse espresse da Furet in questo volume di critica alle interpretazioni marxiste della Rivoluzione. Naturalmente non è un saggio facile per chi non è addentro alle querelle storiografiche e non ha letto tutti i lavori che Furet analizza. In particolare si parla di Soboul, Tocqueville e Cochin: di quest'ultimo non ho ancora letto niente perciò ho semplicemente saltato il capitolo che lo riguardava. Per il resto si tratta di una lettura interessante.
La terza rivoluzione industriale. Come il «potere laterale» sta trasformando l'energia, l'economia e il mondo
In "La terza rivoluzione industriale" Rifkin affronta una serie di temi già trattati nei suoi precedenti libri - dall'economia all'idrogeno al cambiamento climatico, dalla fine del lavoro all'ascesa della civiltà empatica - inserendoli all'interno di quella che definisce una "nuova narrazione" sinte ... (continue)
In "La terza rivoluzione industriale" Rifkin affronta una serie di temi già trattati nei suoi precedenti libri - dall'economia all'idrogeno al cambiamento climatico, dalla fine del lavoro all'ascesa della civiltà empatica - inserendoli all'interno di quella che definisce una "nuova narrazione" sintetizzata dal concetto di TRI, Terza Rivoluzione Industriale. La TRI s'ispira all'omonimo masterplan sviluppato da Rifkin e dal suo ufficio di Bruxelles, che l'autore negli ultimi anni sta cercando di vendere a città, stati e intere organizzazioni sovranazionali come l'UE. L'idea di fondo è che una rivoluzione industriale si ha nel momento in cui una rivoluzione nel settore delle comunicazioni si salda con un'analoga rivoluzione nel settore energetico. Dalla metà degli anni '90 lo sviluppato di Internet ha realizzato la prima condizione, ma la seconda stenta ancora a decollare. E' necessario sovvertire il tradizionale modello di produzione e distribuzione centralizzata di energia, tipico della seconda rivoluzione industriale, e sostituirlo con un modello partecipativo diffuso, in cui ciascuna unità abitativa diventerà produttrice di energia rinnovabile, energia scambiabile con altre unità abitative mediante una rete elettrica intelligente (principio oggi alla base delle "smart city"). Da ciò prende piede una completa ridefinizione del modello economico mondiale, di tipo partecipativo, esemplificato da casi di successo come i fablab delle stampanti 3D, l'ascesa del lavoro nel terzo settore e così via. Tutte cose che in effetti si stanno realizzando davanti ai nostri occhi, esattamente come Rifkin sostiene e prevede.
La tesi è incontrovertibile, forse troppo ottimistica (come accade spesso nei libri di Rifkin). Ma più che proporre un modello, il libro espone una realtà che si sta realizzando in questo momento, e ne propone una narrazione convincente e affascinante. Il lettore di Rifkin potrà saltare le numerose parti in cui vengono ribaditi concetti precedenti, riuscendo comunque ad apprezzare il solido quadro d'insieme offerto dall'autore.
Il Cigno nero
Forse è l'unico saggio finora che ho abbandonato prima della fine... nonostante nutra per il tema un forte interesse e abbia già letto (e scritto) sull'argomento qualcosina, non ho trovato nel "Cigno nero" che un libro di sconcertante banalità, che potrebbe agevolmente fermarsi al "Prologo", poiché ... (continue)
Forse è l'unico saggio finora che ho abbandonato prima della fine... nonostante nutra per il tema un forte interesse e abbia già letto (e scritto) sull'argomento qualcosina, non ho trovato nel "Cigno nero" che un libro di sconcertante banalità, che potrebbe agevolmente fermarsi al "Prologo", poiché nelle restanti centinaia di pagine (più glossario e bibliografia) non c'è nient'altro che una riproposizione della stessa ovvia tesi sull'imprevedibilità dei cigni neri, su quanto l'autore sia figo e su quanto tutto il resto del mondo sia composto da individui ottusi e risibili. Il 90% dell'opera si basa su aneddoti e storie personali, che lo rendono del tutto inservibile per una lettura da cui trarre spunti di riflessione basati su dati e fatti obiettivi.
P.S. Ripensandoci, mi sembrava di star leggendo "Il giornalino di Gian Burrasca". Del resto, quando scrive di non indossare mai cravatte e di divertirsi a immaginare di infilare un cubetto di ghiaccio giù per la schiena di qualche businessman, non posso evitare di immaginare Taleb come un fastidioso monellaccio.
Eventi X
Ne parlo qui:
http://scienze.fanpage.it/eventi-x-perche-la-nostra-soc…
Critica della Rivoluzione francese
Mi ritrovo in molte delle posizioni eterodosse espresse da Furet in questo volume di critica alle interpretazioni marxiste della Rivoluzione. Naturalmente non è un saggio facile per chi non è addentro alle querelle storiografiche e non ha letto tutti i lavori che Furet analizza. In particolare si pa ... (continue)
Mi ritrovo in molte delle posizioni eterodosse espresse da Furet in questo volume di critica alle interpretazioni marxiste della Rivoluzione. Naturalmente non è un saggio facile per chi non è addentro alle querelle storiografiche e non ha letto tutti i lavori che Furet analizza. In particolare si parla di Soboul, Tocqueville e Cochin: di quest'ultimo non ho ancora letto niente perciò ho semplicemente saltato il capitolo che lo riguardava. Per il resto si tratta di una lettura interessante.
Apocalisse 2012. Un'indagine scientifica sulla fine della civiltà
Ne parlo qui: http://www.osservatorioapocalittico.it/?p=1639