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Amo molto questo libro, ogni tanto lo riprendo in mano e ne leggo qualche pagina. L'ho letto per la prima volta circa 15 anni fa nella stesura originale, in inglese, poi più volte in italiano. L'unico romanzo ironico e autoironico su uno dei periodi più brutti della storia magiara.
- — Oct 23, 2010 | Add your feedback
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Schiuma della terra
Quando scoppiò la guerra, Koestler era in un paesino della Francia del Sud, insieme alla sua nuova compagna (Daphne Hardy), a scrivere "Buio a mezzogiorno". Tornò a Parigi, ma il 2 ottobre del 1939 fu arrestato insieme a tutti i rifugiati antinazisti, in quanto cittadini tedeschi. Koestler non era c ... (continue)
Quando scoppiò la guerra, Koestler era in un paesino della Francia del Sud, insieme alla sua nuova compagna (Daphne Hardy), a scrivere "Buio a mezzogiorno". Tornò a Parigi, ma il 2 ottobre del 1939 fu arrestato insieme a tutti i rifugiati antinazisti, in quanto cittadini tedeschi. Koestler non era cittadino tedesco e non seppe mai perché fu arrestato; le ipotesi sono le più varie.
"Durante i mesi di guerra, diventò politica deliberata del Ministero dell’Informazione [francese] nutrire il pubblico di storie raccapriccianti di delitti commessi da stranieri ... Dapprima fu internato nello stadio Roland Garros, trasformato in campo provvisorio per la detenzione di "stranieri indesiderabili", dove incontrò fra gli altri Leo Valiani, a cui allude con lo pseudonimo Mario. Fra i due nacque un amicizia intensa. Le condizioni di questo campo provvisorio erano relativamente decenti. Fra le persone detenute nello stadio vi erano professori, artisti, letterati etc. di ventitré nazioni e ancor più lingue.
Poi Koestler fu mandato a Le Vernet, un vero e proprio campo di concentramento, creato originariamente per internare i resti delle Brigate Internazionali che avevano chiesto protezione in Francia. Con l’entrata in guerra ai combattenti delle brigate fu aggiunta buona parte dell’intellighenzia dell’Europa continentale, liberale, socialista e comunista.
"In quei giorni il continente europeo aveva ormai raggiunto una fase in cui si poteva, senza ironia, dire ad un uomo che doveva ringraziare il cielo se invece di strangolarlo, decapitarlo o batterlo a morte si limitavano a fucilarlo. ... Nella scala centigrada liberale il campo del Vernet era lo zero dell’ignominia, ma misurato in Dachau-Fahrenheit era ancora 32 gradi sopra zero. Al Vernet le percosse erano un evento quotidiano; a Dachau venivano prolungate fino a produrre la morte. ... Per quanto riguarda il cibo, le comodità e l’igiene, Le Vernet era perfino al di sotto del livello dei campi di concentramento nazisti" (p. 84)
Va fatto notare che c’erano fra gli internati molte persone che avevano conosciuto i lager nazisti e la testimonianza di Koestler non è quindi certo un’esagerazione.
Il libro è un grido di sdegno verso la Francia, patria dei Diritti Umani, rivelatasi una delusione ed un inganno. Il titolo allude a come la stampa francese chiamasse i rifugiati antinazisti ed i membri delle Brigate Internazionali. Koestler chiude il libro, scritto quando il Vernet era ancora aperto e comandato dai nazisti, con queste parole:
"Siamo nel giugno del 1942 e mi chiedo quanti di loro siano ancora vivi. ... É probabilmente la più cosmopolita collezione di teschi dopo gli ossari dei crociati. E crociati lo furono davvero, l’orgoglio di un continente in decadenza ... Forse gli storici futuri disseppelliranno la loro storia ... e forse cambieranno l’etichetta che gli hanno dato e li chiameranno per quello che furono realmente: il sale della terra" (p. 246)
Koestler fu liberato nel gennaio del 1940, dopo quattro mesi di internamento, sempre grazie alle amicizie inglesi. Gli altri non furono più fortunati. Vennero consegnati alla Gestapo al momento dell’invasione tedesca o si suicidarono. Valiani riuscì a stento a fuggire alla cattura dei nazisti
Dopo la liberazione, Koestler tornò a Parigi. La sua posizione ufficiale era quella di una persona verso cui era stato emesso l’ordine di espulsione, ma che non poteva venir eseguito a causa della guerra. Per questo doveva chiedere periodicamente un prolungamento del permesso di soggiorno, prolungamento che poteva variare da un giorno a una settimana, a seconda dell’umore dell’impiegato. Ciò comportava file estenuanti quasi continue, con il rischio di dove di nuovo finire in campo di concentramento.
Quando cominciò l’invasione tedesca, i rifugiati vennero presi da un terrore comprensibile: per avere un’idea dello stato di terrore ecco un brano del capitolo Apocalisse:
"Una lettera clandestina di SOS da B., lo scrittore tedesco di fama europea [penso sia Benjamin o Becher] internato a Roland Garros a sua moglie Vera: "Mi hanno sequestrato la stricnina. Era la mia unica protezione contro la Gestapo. Avendola in tasca mi sentivo sicuro e calmo. Mi hanno rubato l’ultima salvaguardia della mia libertà e della mia dignità". Koestler e la moglie di B. riescono a fargli ottenere altro veleno, mentre i tedeschi avanzano. B. scrive alle moglie: "Grazie a Dio ho ricevuto l’aspirina che mi hai mandato. Ora non mi importa nulla di qualunque cosa possa accadere. Sono un uomo felice" (p. 143).
Koestler cerca anche di far fuggire dal Vernet alcuni amici (tra cui Valiani) - operazione che paragona a "togliere gli spilli dal granaio in fiamme" (Schiuma della terra) -, ma viene egli stesso arrestato di nuovo, insieme a Heinrich Mann, Lion Feuchtwangler, Willi Meunzemberg, Walter Hasenclever, Ernst Weiss, Carl Einstein e Walter Benjamin. Soltanto H. Mann e L. Feuchtwangler in seguito si salvarono, gli altri si suicidarono, tranne Muenzenberg che è morto in modo dubbio, probabilmente ucciso da emissari dell’Apparat che aveva abbandonato.
In quella atmosfera effettivamente apocalittica, Koestler pensa di arruolarsi nella legione straniera per vedere di raggiungere un qualche paese neutrale. In questo modo riesce ad arrivare a Lisbona, dove chiede il visto per la Gran Bretagna. Il visto però gli viene rifiutato e Koestler tenta di suicidarsi con le pillole che Walter Benjamin aveva diviso di malavoglia con lui. Pressappoco negli stessi giorni, Benjamin si suicida con le rimanenti pillole, convinto di non riuscire ad ottenere il visto per la Spagna, che invece aveva ottenuto: Benjamin, che aveva ottenuto il visto, morì, Koestler, che non aveva ottenuto il visto, sopravvisse.
Alla fine Koestler riuscì a raggiungere la Gran Bretagna, senza visto e fu per questo rinchiuso in una prigione inglese, ma solo per poco tempo. Nei mesi successi si arruolò nell’esercito inglese e lavorò per tutto il periodo della guerra alla BBC. Anche dopo la guerra resterà in Gran Bretagna dove morirà suicida con la moglie nel 1983.
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