-
All books
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Complimenti per la libreria, soprattutto per il settore "Darwin e l'evoluzione", di cui ho sbirciato un paio di recensioni. Ti inserisco tra i vicini.
Complimenti per le letture e la vastità ;))
Ciao! Molto ricca la tua libreria... Mi chiedevo se avessi avuto modo di visionare il testo di J. P. Tappersald dedicato alla gerarchia sociale nelle comunità dei castori... Credo lo troveresti molto interessante!
ciao! da te stimolato, ho aggiunto un commento. Buone letture!
m
Grazie! E peccato anche che siano così costose. :)
Pensieri di getto
Libriccino molto, molto interessante, finito in una giornata. Si tratta della versione a stampa di un dialogo tra Alvin Plantinga e Daniel Dennett, qui pubblicato con due ulteriori repliche a testa. Il tema è quello indicato nel titolo, ristretto alla questione della compatibilità tra evoluzione dar ... (continue)
Libriccino molto, molto interessante, finito in una giornata. Si tratta della versione a stampa di un dialogo tra Alvin Plantinga e Daniel Dennett, qui pubblicato con due ulteriori repliche a testa. Il tema è quello indicato nel titolo, ristretto alla questione della compatibilità tra evoluzione darwiniana e teismo.
Debbo dire che, alla fine, non mi sento vicino (o più vicino) né all’uno né all’altro. Riassumendo, dato che entrambi i filosofi accettano la teoria dell’evoluzione per selezione naturale, le posizioni possibili (escludendo le sfumature, ovviamente) sembrano essere tre: (1) evoluzionismo e teismo sono compatibili, inoltre l’evoluzione – anche nella sua forma darwiniana – richiede l’ipotesi teistica; (2) evoluzionismo e teismo sono compatibili, ma il primo può in linea di principio sussistere in assenza del secondo; (3) evoluzionismo e teismo sono incompatibili.
Ringraziando Dio (!), nessuno dei due sostiene (3). Plantinga sembra sostenere una specie di (1). Finché si tratta di argomentare a favore della semplice compatibilità, il suo ragionamento non fa una piega. Quando si passa alla parte più propositiva, cesso francamente di scorgere la ragionevolezza della sua posizione. In sostanza lui dice che il teismo è una posizione del tutto ragionevole a dispetto dell’evoluzione darwiniana – e fin qui posso anche essere d’accordo –, e anche in assenza di argomenti in suo favore. Qui non lo seguo, ma ho idea si tratti di una posizione argomentata più a fondo altrove. Plantinga sostiene dunque l’idea che l’evoluzione sia guidata. Egli nega, di conseguenza, che l’evoluzione in quanto processo non guidato sia un’implicazione necessaria della teoria darwiniana. Quest’ultima ci dice soltanto che le specie viventi discendono da un antenato comune per selezione naturale; che ciò avvenga per mano di Dio o no sono entrambe ipotesi aggiuntive di carattere metafisico. Con qualche ritocco, potrei quasi essere d’accordo. Non sono però d’accordo quando cerca di riciclare il classico argomento secondo cui la complessità, ad es. quella di una cellula, sarebbe improbabile senza una “guida divina”, addirittura appoggiandosi a un personaggio screditato come M. Behe. Qui francamente mi delude. Neppure reputo sostenibile il suo argomento sull’incompatibilità di naturalismo ed evoluzione, ma sarebbe troppo lungo entrare qui nella questione quindi non lo farò.
Personalmente sostengo una specie di (2). Per dirla con (il mio) G. J. Romanes: «there is nothing in the theory of natural selection incompatible with the theory of Theism; but neither does the former theory supply evidence of the latter». Dennett sostiene una forma più “agguerrita” di (2). È vero che evoluzionismo e teismo sono compatibili, ma si tratta di una compatibilità assai poco rilevante. L’evoluzione è compatibile con molte altre credenze, esempio con l’idea che responsabile dell’evoluzione sia Superman, dotato com’è di superpoteri. Quest’ipotesi è ovviamente sciocca, e poiché epistemicamente parlando il teismo tradizionale non ha maggiori credenziali di supposizioni del genere, ne consegue che pur essendo in linea di principio compatibile con l’evoluzionismo, non vi sia alcuna ragione particolare per ritenerlo valido. Personalmente ho il sospetto che il paragone tra la religione e altre ipotesi palesemente sciocche sia in qualche modo fallace (cosa che Plantinga si affretta a mostrare). Inoltre Dennett sostiene che al di sotto della pratica scientifica vi sia una sorta di presunzione di naturalismo/ateismo, perché ogni volta che uno scienziato esegue un esperimento assume che nessun Dio interferirà con il corso ordinario della natura. La sua conclusione mi sembra fallace. Il naturalismo della scienza è circoscritto alla tesi che i fenomeni naturali si spieghino secondo cause naturali, e non può affatto spingersi ad affermare che esistano soltanto cause naturali: nessuno scienziato è certo di questo, anche se lo assume nella sua pratica quotidiana (in fondo non è detto che il solo modo in cui un Dio può governare la natura sia per mezzo di interferenze nel suo corso). Non vedo quindi come il teismo possa essere precluso allo scienziato.
Per farla breve, non mi sento allineato né con l’uno né con l’altro, ma ritengo di poter accettare aspetti di entrambi i punti di vista. Il libro comunque è consigliato, nel caso non si fosse capito.