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Cover of Man in the Dark
Cover of Falling Man
  • 8 of 8 people find this helpful

    Bellezza e sospensione

    Io cerco sempre di essere obiettiva verso gli autori.
    Ma non riesco a non mettere, nei commenti come nella lettura, tutta la parte emozionale che mi distingue come lettrice.
    Quando amo un autore, leggerlo è come ritrovare un amico, sgranare gli occhi in attesa di quello che ha da dirmi, sorridere delle sue idee, emozionarmi per il suo uso delle parole.
    Quindi: io amo DeLillo, perciò eccovi un commento obiettivo ma, per certi versi, assolutamente di parte.

    Nessuno, assolutamente nessuno, sa usare il linguaggio come questo straordinario autore americano.
    E’ una cosa che percepisco a fondo nella mia mente, quando lo leggo.
    E qui va detto che leggerlo in inglese è un’esperienza quasi… mistica, davvero. Leggere in lingua originale uno scrittore che sceglie al millimetro ogni parola per trovare la perfetta assonanza, il perfetto ritmo, la perfetta costruzione, è un’esperienza bellissima.
    Falling Man è un libro sull’ Undici Settembre.
    Non mi interessa stabilire se è il più bello, o verosimile, o altro.
    E’ un libro bellissimo, dai punti di vista molteplici, senza colpi di scena o cose inaspettate; è un libro che gioca meravigliosamente con concetti come sospensione, frattura, distanza, equilibrio.
    Keith è sopravvissuto alla torri, e da quel giorno la sua esistenza è come sospesa tra ricordo, paura, ritorno verso una moglie e un figlio da cui si era separato, movimento, lontananza, incontro con una donna nei cui occhi puoi ritrovare dinamiche che nessuno capirebbe.
    Poi ci sono loro. I terroristi, le loro menti, i loro cuori, i loro giorni “prima”, le loro emozioni, rinchiuse in capitoli che credo valgano l’intero libro.
    Il tempo della narrazione si sposta, non c’è un filo continuo che scorre in avanti, e i vari frammenti si compongono tra di loro pur essendo perfette fotografie a sé stanti, frammenti di un quadro molto più grande che si compone piano piano.

    Leggere questo libro per me è stato come cadere da un’altezza vertiginosa senza avere la minima paura, godendosi la limpida chiarezza di ogni momento, con la netta percezione di ogni singolo dettaglio.
    Limpidezza.
    Non è questione di buona letteratura, è questione di emozione.
    Finestre di esistenze sulle quali ti affacci non più a lungo di qualche attimo, ma che in quell’attimo sono perfettamente chiare, e vere, e riescono a raggiungerti.
    Fratture, ricongiunzioni, senso di estraneità, minuscoli frammenti che possono far collassare l’intera costruzione, lontananza, eco di vite fermate come in fotografia, come in procinto di essere nuovamente ordinariamente normali.
    Scene quotidiane, scene apocalittiche, passato, presente, legami familiari, dialoghi così surreali, profondi, bellissimi.
    Figli, genitori, estranei, un mondo intero che si capovolge, ma come al rallentatore, dandoti il tempo di percepire a fondo ogni sequenza.
    Falling Man, l’Uomo che Cade.
    Se il cadere è questo, se il precipitare, il brivido, l’assoluta tranquillità del cedere è questo, se è questo il ritornare, il ritrovare, se è questa la vera emozione, il vero senso del tutto, allora vorrei libri come questo per ogni giorno della mia vita. ... (continue)

    Io cerco sempre di essere obiettiva verso gli autori.
    Ma non riesco a non mettere, nei commenti come nella lettura, tutta la parte emozionale che mi distingue come lettrice.
    Quando amo un autore, leggerlo è come ritrovare un amico, sgranare gli occhi in attesa di quello che ha da dirmi, sorridere delle sue idee, emozionarmi per il suo uso delle parole.
    Quindi: io amo DeLillo, perciò eccovi un commento obiettivo ma, per certi versi, assolutamente di parte.

    Nessuno, assolutamente nessuno, sa usare il linguaggio come questo straordinario autore americano.
    E’ una cosa che percepisco a fondo nella mia mente, quando lo leggo.
    E qui va detto che leggerlo in inglese è un’esperienza quasi… mistica, davvero. Leggere in lingua originale uno scrittore che sceglie al millimetro ogni parola per trovare la perfetta assonanza, il perfetto ritmo, la perfetta costruzione, è un’esperienza bellissima.
    Falling Man è un libro sull’ Undici Settembre.
    Non mi interessa stabilire se è il più bello, o verosimile, o altro.
    E’ un libro bellissimo, dai punti di vista molteplici, senza colpi di scena o cose inaspettate; è un libro che gioca meravigliosamente con concetti come sospensione, frattura, distanza, equilibrio.
    Keith è sopravvissuto alla torri, e da quel giorno la sua esistenza è come sospesa tra ricordo, paura, ritorno verso una moglie e un figlio da cui si era separato, movimento, lontananza, incontro con una donna nei cui occhi puoi ritrovare dinamiche che nessuno capirebbe.
    Poi ci sono loro. I terroristi, le loro menti, i loro cuori, i loro giorni “prima”, le loro emozioni, rinchiuse in capitoli che credo valgano l’intero libro.
    Il tempo della narrazione si sposta, non c’è un filo continuo che scorre in avanti, e i vari frammenti si compongono tra di loro pur essendo perfette fotografie a sé stanti, frammenti di un quadro molto più grande che si compone piano piano.

    Leggere questo libro per me è stato come cadere da un’altezza vertiginosa senza avere la minima paura, godendosi la limpida chiarezza di ogni momento, con la netta percezione di ogni singolo dettaglio.
    Limpidezza.
    Non è questione di buona letteratura, è questione di emozione.
    Finestre di esistenze sulle quali ti affacci non più a lungo di qualche attimo, ma che in quell’attimo sono perfettamente chiare, e vere, e riescono a raggiungerti.
    Fratture, ricongiunzioni, senso di estraneità, minuscoli frammenti che possono far collassare l’intera costruzione, lontananza, eco di vite fermate come in fotografia, come in procinto di essere nuovamente ordinariamente normali.
    Scene quotidiane, scene apocalittiche, passato, presente, legami familiari, dialoghi così surreali, profondi, bellissimi.
    Figli, genitori, estranei, un mondo intero che si capovolge, ma come al rallentatore, dandoti il tempo di percepire a fondo ogni sequenza.
    Falling Man, l’Uomo che Cade.
    Se il cadere è questo, se il precipitare, il brivido, l’assoluta tranquillità del cedere è questo, se è questo il ritornare, il ritrovare, se è questa la vera emozione, il vero senso del tutto, allora vorrei libri come questo per ogni giorno della mia vita.

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    ― Posted on Jun 23, 2008 | 1 feedback

Cover of The Book of Lost Things
  • *** This comment contains spoilers! ***

    Una carinissima "favola nera" da un grandissimo scrittore di thriller.
    Lo spunto è dei più classici: un protagonista bambino un pò escluso da ciò che lo circonda, una fantasia innata, un libro misterioso, una porta affacciata su un altro mondo.
    Questo mondo però è molto, molto più nero di quello che ci si potrebbe aspettare: ci sono molti cattivi da cui stare in guardia, e sono cattivi per davvero!
    Il bello di questa "favola nera" è il viaggio che Connolly ci fa fare all'interno delle più famose favole per bambini (da Biancaneve a Riccioli d'Oro), rivisitandole in chiave nera, con pieghe drammaticamente divertenti (vi basti pensare a Biancaneve come ad una grassona isterica che i nani odiano a morte....).
    In tutto questo, peripezie, morti truculente, scelte da affrontare, amici che si perdono e si ritrovano.

    Non da ultimo, alla fine della storia trovate un' appendice "gustosa": un commento di Connolly al libro, l'origine delle favole, e altro....

    Inutile dire che mi è piaciuto davvero un sacco! ... (continue)

    Una carinissima "favola nera" da un grandissimo scrittore di thriller.
    Lo spunto è dei più classici: un protagonista bambino un pò escluso da ciò che lo circonda, una fantasia innata, un libro misterioso, una porta affacciata su un altro mondo.
    Questo mondo però è molto, molto più nero di quello che ci si potrebbe aspettare: ci sono molti cattivi da cui stare in guardia, e sono cattivi per davvero!
    Il bello di questa "favola nera" è il viaggio che Connolly ci fa fare all'interno delle più famose favole per bambini (da Biancaneve a Riccioli d'Oro), rivisitandole in chiave nera, con pieghe drammaticamente divertenti (vi basti pensare a Biancaneve come ad una grassona isterica che i nani odiano a morte....).
    In tutto questo, peripezie, morti truculente, scelte da affrontare, amici che si perdono e si ritrovano.

    Non da ultimo, alla fine della storia trovate un' appendice "gustosa": un commento di Connolly al libro, l'origine delle favole, e altro....

    Inutile dire che mi è piaciuto davvero un sacco!

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    ― Posted on Mar 17, 2008 | Add your feedback

Cover of Harry Potter and the deathly hallows
  • 5 of 6 people find this helpful

    Bellissimo!
    Un degno finale per questa saga.
    Harry mi è piaciuto molto in questo libro; tormentato, spaventato, ma anche molto coraggioso e determinato. Si trova a dover fare scelte estreme, a potersi fidare solo di sè stesso e del suo istinto, quando tutto intorno a lui sembra cercare di abbatterlo.
    Chiaramente, viste le premesse del "Principe Mezzosangue", ha una trama più oscura, triste, insolita anche perchè si svolge (quasi tutta) al di fuori di Hogwarts e dal contesto dell'anno scolastico.
    E' un pò dire che i giochi sono finiti ed ora si fa sul serio; comunque non mancano alcuni momenti davvero buffi, dei quali il protagonista è quasi sempre Ron, ovviamente.
    Il binomio Harry-Voldemort è reso davvero benissimo, la vicinanza tra luce e buio, e la facilità con la quale si possono mescolare.
    Confesso che la parte finale mi ha commosso, un pò per tutti i "nodi che vengono al pettine", un pò per il modo molto delicato e profondo con cui la Rowling si dedica ai legami, gli affetti (anche quelli che sembravano "perduti"), i tradimenti, le riscoperte.
    Davvero molto bello.
    Unico difettuccio, in effetti, è stato dare poco risalto ad alcune dipartite, ma forse è stato un intento volontario per rendere meglio l'inevitabilità della perdita in tempi di battaglie...
    Piccola nota personale: mi è piaciuto davvero moltissimo leggerlo in inglese! ... (continue)

    Bellissimo!
    Un degno finale per questa saga.
    Harry mi è piaciuto molto in questo libro; tormentato, spaventato, ma anche molto coraggioso e determinato. Si trova a dover fare scelte estreme, a potersi fidare solo di sè stesso e del suo istinto, quando tutto intorno a lui sembra cercare di abbatterlo.
    Chiaramente, viste le premesse del "Principe Mezzosangue", ha una trama più oscura, triste, insolita anche perchè si svolge (quasi tutta) al di fuori di Hogwarts e dal contesto dell'anno scolastico.
    E' un pò dire che i giochi sono finiti ed ora si fa sul serio; comunque non mancano alcuni momenti davvero buffi, dei quali il protagonista è quasi sempre Ron, ovviamente.
    Il binomio Harry-Voldemort è reso davvero benissimo, la vicinanza tra luce e buio, e la facilità con la quale si possono mescolare.
    Confesso che la parte finale mi ha commosso, un pò per tutti i "nodi che vengono al pettine", un pò per il modo molto delicato e profondo con cui la Rowling si dedica ai legami, gli affetti (anche quelli che sembravano "perduti"), i tradimenti, le riscoperte.
    Davvero molto bello.
    Unico difettuccio, in effetti, è stato dare poco risalto ad alcune dipartite, ma forse è stato un intento volontario per rendere meglio l'inevitabilità della perdita in tempi di battaglie...
    Piccola nota personale: mi è piaciuto davvero moltissimo leggerlo in inglese!

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    ― Posted on Sep 7, 2007 | 2 feedbacks

Cover of Harry Potter and the Chamber of Secrets
  • 1 of 1 people find this helpful

    La storia si evolve, i problemi aumentano, ma credo che anche questo, giustamente vista l'età dei protagonisti, sia alla fine "leggero". Questo non vuol dire che non mi sia piaciuto molto, ma ho amato di più quelli successivi.

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    ― Posted on Aug 29, 2007 | Add your feedback

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