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Young Americans
“In sacchi di plastica torna un soldato
e lascia effetti, foto e armadietti
e alcool in branda, pornografia
e giacche graduate, lucenti e stemmate
e soldi e coraggio e contratti d’ingaggio
lascia un alloggio e lascia lettere d’amore”.
Vinicio Capossela
Lette ... (continue)
“In sacchi di plastica torna un soldato
e lascia effetti, foto e armadietti
e alcool in branda, pornografia
e giacche graduate, lucenti e stemmate
e soldi e coraggio e contratti d’ingaggio
lascia un alloggio e lascia lettere d’amore”.
Vinicio Capossela
Lettere di soldati
Mentre scrivo, ancora non si conosce l’esito delle elezioni del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Sicuramente si tratta di una scelta decisiva che avrà ripercussioni a livello globale, poco ma sicuro. Causa ed effetto. Causa e non caso, quasi un percorso determinato dalla scelta, dalle scelte che ogni individuo compie nell’arco della sua esistenza. Il passato che determina il futuro. E non è un caso che Indignation, l’ultimo romanzo del premio Pulitzer Philip Roth sia uscito negli Stati Uniti proprio a pochi giorni dall’Election Day. Scelta editoriale, chissà, o forse un invito a riflettere ancora una volta sulle guerre odierne, sulla loro necessità e sulle loro conseguenze sulle nostre vite di tutti i giorni.
È il 1952 e la guerra in Korea imperversa da ormai due anni, agli inizi della Guerra Fredda. Marcus Messner si ritrova morto a vent’anni, fatto a pezzi da una baionetta nemica, senza una gamba, le viscere impietosamente squartate. Non capisce bene il perché, ma si trova al di là, oltre la vita, ed è costretto a riguardare indietro ai suoi errori, se di errori si è trattato. È un giudizio senza fine, non perché ci siano divinità pronte a giudicare, ma perché le azioni sono giudicate soltanto da lui stesso, in eterno. Ma non è che l’ultimo sprazzo di coscienza indotto artificialmente dalla morfina quello che Marcus scambia per un’altra esistenza dopo la morte, nonostante il suo convinto ateismo. Così, negli ultimi attimi che gli rimangono, prima che tutto si spenga per sempre, cerca di capire quale sia stato il momento esatto in cui gli eventi hanno cominciato a prendere una brutta piega fino a portarlo alla morte in trincea, fatto a pezzi dal nemico cinese del quale aveva tanto ammirato l’inno durante la sua (breve) permanenza all’università e dal quale trae il titolo il libro stesso (“Indignation fills the hearts of all of our countryman”). È un’escalation fatta di scelte, a volte stupide, spesso mosse da ideali apparentemente incrollabili, altre volte divertenti nella loro incoscienza, il più delle volte prese proprio a causa di quell’indignazione che gli si accende dentro ad ogni scontro con le insensate regole della società. Marcus, novello Holden cresciuto tra il sangue e i tranci di carne della macelleria kosher di famiglia e mai abituatosi a rimanere indifferente a tutta quella violenza, se ne va di casa per studiare all’università, per allontanarsi da un padre troppo apprensivo, per laurearsi in giurisprudenza ed entrare nell’esercito da ufficiale graduato e non da soldato semplice, per evitare la prima linea, per scampare di nuovo al macello della morte, perché lui è troppo giovane per capire cosa sia la morte nel pieno di una vita che ha ancora molto da offrirgli.
È un Roth diverso quello di Indignation eppure uguale a sé stesso. Tornano nuovamente il sarcasmo e l’ironia graffiante (anche se in misura sensibilmente minore) che hanno caratterizzato la sua scrittura come in Lamento di Portnoy o Il teatro di Sabbath. È il soggetto, il personaggio principale ad essere diverso, più ordinario, meno “al limite” o nevrotico rispetto ad altri. Marcus Messner è un ragazzo come tanti, con una famiglia come tante, con delle pulsioni come tanti altri ragazzi della sua età. Forse proprio questa sua normalità a renderne la morte più emblematica, attuale e simile a quella di molti altri soldati-ragazzi che oggi si trovano a morire lontano da casa a causa di quella terribile e incomprensibile verità: sono «le scelte più banali, casuali e persino comiche, a dare risultati fuori da ogni proporzione».
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