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3 of 3 people find this helpful
*** This comment contains spoilers! ***
Mi ha piacevolmente sorpreso aprire questo romanzo e ritrovare Anita alle prese con un cliente per il suo lavoro di animatrice, una cosa che non succedeva da non so più quanti libri. Ho auspicato un ritorno alle origini, e quasi (quasi) non sono stato deluso, perché il libro contiene tutti gli elementi chiave che identificavano i primi romanzi del ciclo: strane richieste di zombie da resuscitare, politica vampiresca, RPIT e indagini varie, e la versione da ninfomane di Anita non solo è presente in una parte decisamente ridotta del romanzo, ma per metà del tempo è perfino giustificata da qualcosa di più sensato di "è colpa di Raina" o "è colpa dell'ardeur" o "è colpa del fatto che sono una maiala mannara ma non lo ammetterò mai". Da notare anche un certo miglioramento nelle scene di sesso, che se per metà sono ai limiti del grottesco (c'è un punto in cui, dopo una descrizione veramente ridicola, Anita afferma che "la cosa era meno erotica di quanto sembrasse descrivendola", e io mi sono ritrovato a domandarmi come potesse esserlo senza iniziare a valutare usando i numeri negativi), per un'altra parte sono quantomeno più lineari (e in realtà anche più spinte del solito). Fatto sta che non sono il fulcro del romanzo, è questo fatto in sé è decisamente tutto valore aggiunto.
Anche il finale mi ha sorpreso, più che altro perché non me lo aspettavo. Nel senso che continuavo a ripetermi che era impossibile che fosse già finito perché c'erano ancora delle cose da risolvere. A conti fatti, poi, non c'erano, ma mi è rimasta la sensazione di incompletezza, forse anche perché il romanzo è alquanto più breve della media e la fine è un po' sbrigativa (non "tirata via" come in altri casi, semplicemente molto rapida).
Molto apprezzabile la scena verso la fine con Van Anders, che si sintetizza in:
"Adesso mi dirai di non muovermi altrimenti spari?"
"No." <BANG> ^__^
In termini generali, un romanzo molto più apprezzabile di quelli immediatamente precedenti, forse un po' "leggero" su alcuni fronti (l'interazione tra Anita e i cattivi di turno è quasi inesistente), ma interessante su altri. Certo Dolph sta diventando sempre meno Dolph, ma se non altro per lui c'è una involuzione coerente che non ha niente a che fare con le psicosi flash di Richard, e c'è un'interminabile scena con Asher in cui per tutto il tempo non si può evitare di continuare a chiedersi perché Anita non gli restituisca lei l'energia necessaria visto che sa farlo benissimo avendo imparato da Izpapalotl, ma sono cose a cui si può passare sopra.
L'angolo del pignolo (che non può mai mancare...)
- come già in Narcissus in Chains, viene ripetuto che Anita aveva la stessa regola di Richard sul non consentire a nessuno di nutrirsi di lei, e Anita arriva ad affermare di non aver mai dato sangue a un vampiro volontariamente, il che è assolutamente FALSO! L'ha già dato a Jean-Claude (in Bloody Bones), ad Asher (in Blue Moon) e a Damian (in Narcissus in Chains). E in quanto alla regola, Jean-Claude si è nutrito da lei (anche se non di sangue) già in Burnt Offerings
- appena incontrata Musette, Anita capisce che la vampira non è in grado di capire se qualcuno sta dicendo la verità. Verso la fine del romanzo poi non fa altro che lagnarsi con Jean-Claude perché se dovesse dirle che ha fatto sesso con Asher lei capirebbe che è una bugia (a parte che poi nemmeno lo è se non per lei stessa, visto che lei non considera sesso quello che hanno fatto... e ce ne vuole per non considerarlo tale!) e Jean-Claude le dà pure corda. ... (continue)
Mi ha piacevolmente sorpreso aprire questo romanzo e ritrovare Anita alle prese con un cliente per il suo lavoro di animatrice, una cosa che non succedeva da non so più quanti libri. Ho auspicato un ritorno alle origini, e quasi (quasi) non sono stato deluso, perché il libro contiene tutti gli elementi chiave che identificavano i primi romanzi del ciclo: strane richieste di zombie da resuscitare, politica vampiresca, RPIT e indagini varie, e la versione da ninfomane di Anita non solo è presente in una parte decisamente ridotta del romanzo, ma per metà del tempo è perfino giustificata da qualcosa di più sensato di "è colpa di Raina" o "è colpa dell'ardeur" o "è colpa del fatto che sono una maiala mannara ma non lo ammetterò mai". Da notare anche un certo miglioramento nelle scene di sesso, che se per metà sono ai limiti del grottesco (c'è un punto in cui, dopo una descrizione veramente ridicola, Anita afferma che "la cosa era meno erotica di quanto sembrasse descrivendola", e io mi sono ritrovato a domandarmi come potesse esserlo senza iniziare a valutare usando i numeri negativi), per un'altra parte sono quantomeno più lineari (e in realtà anche più spinte del solito). Fatto sta che non sono il fulcro del romanzo, è questo fatto in sé è decisamente tutto valore aggiunto.
Anche il finale mi ha sorpreso, più che altro perché non me lo aspettavo. Nel senso che continuavo a ripetermi che era impossibile che fosse già finito perché c'erano ancora delle cose da risolvere. A conti fatti, poi, non c'erano, ma mi è rimasta la sensazione di incompletezza, forse anche perché il romanzo è alquanto più breve della media e la fine è un po' sbrigativa (non "tirata via" come in altri casi, semplicemente molto rapida).
Molto apprezzabile la scena verso la fine con Van Anders, che si sintetizza in:
"Adesso mi dirai di non muovermi altrimenti spari?"
"No." <BANG> ^__^
In termini generali, un romanzo molto più apprezzabile di quelli immediatamente precedenti, forse un po' "leggero" su alcuni fronti (l'interazione tra Anita e i cattivi di turno è quasi inesistente), ma interessante su altri. Certo Dolph sta diventando sempre meno Dolph, ma se non altro per lui c'è una involuzione coerente che non ha niente a che fare con le psicosi flash di Richard, e c'è un'interminabile scena con Asher in cui per tutto il tempo non si può evitare di continuare a chiedersi perché Anita non gli restituisca lei l'energia necessaria visto che sa farlo benissimo avendo imparato da Izpapalotl, ma sono cose a cui si può passare sopra.
L'angolo del pignolo (che non può mai mancare...)
- come già in Narcissus in Chains, viene ripetuto che Anita aveva la stessa regola di Richard sul non consentire a nessuno di nutrirsi di lei, e Anita arriva ad affermare di non aver mai dato sangue a un vampiro volontariamente, il che è assolutamente FALSO! L'ha già dato a Jean-Claude (in Bloody Bones), ad Asher (in Blue Moon) e a Damian (in Narcissus in Chains). E in quanto alla regola, Jean-Claude si è nutrito da lei (anche se non di sangue) già in Burnt Offerings
- appena incontrata Musette, Anita capisce che la vampira non è in grado di capire se qualcuno sta dicendo la verità. Verso la fine del romanzo poi non fa altro che lagnarsi con Jean-Claude perché se dovesse dirle che ha fatto sesso con Asher lei capirebbe che è una bugia (a parte che poi nemmeno lo è se non per lei stessa, visto che lei non considera sesso quello che hanno fatto... e ce ne vuole per non considerarlo tale!) e Jean-Claude le dà pure corda.
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