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  • Meraviglie

    Sottotitolo: i supereroi Marvel, come non li avete mai visti.
    Kurt Busiek, uno dei più grandi sceneggiatori di comics viventi, unito al genio artistico universalmente riconosciuto di Alex Ross, un uomo-graphic novel, partoriscono quest'opera che rientra nella più grandi mai compiute dall'uomo n ... (continue)

    Sottotitolo: i supereroi Marvel, come non li avete mai visti.
    Kurt Busiek, uno dei più grandi sceneggiatori di comics viventi, unito al genio artistico universalmente riconosciuto di Alex Ross, un uomo-graphic novel, partoriscono quest'opera che rientra nella più grandi mai compiute dall'uomo nella storia del fumetto fino ad oggi.
    L'idea è un concept geniale quanto semplice: ripercorrere tutta l'immensa epopea del fumetto Marvel, una casa che ha creato il fumetto assieme alla DC e lo ha reso una forma d'arte, in un unicum narrativo, una storia a sè vista dagli occhi di una normalissima persona.
    E' lui il protagonista, un giornalista di nome Phil Sheldon che vede nascere l'era dei supereroi, attraversando ogni epoca: dall Seconda Guerra Mondiale fino al '68, per giungere ai giorni nostri. Tutto è visto da un'inquadratura dal basso, vero leit-motiv dell'opera, un occhio della strada, che vede i supereroi sempre distanti, in volo nel cielo, o sui grattacieli, o in lotta a mezz'aria sui lampioni. E' una sensazione generale di stupore quella che coglie il lettore in questa cronaca quasi giornalistica dell'avvento dell'era delle "meraviglie", che assiste impotente allo scaturirsi dell'irrazionale nel razionale quotidiano.
    Ogni epoca ha i suoi eroi: da Capitan America degli anni '40 fino agli X-men dei '60, con l'Uomo Ragno in testa. Sono generazionali gli sconvolgimenti portati dalle "meraviglie", e il tocco di pennello di Ross è abilissimo a ripercorrere e rappresentare le varie epoche, con le loro caratteristiche visive.
    La grandezza di Marvels sta anche nel suo formato di graphic novel. I disegni lasciano spazio a dei veri e propri dipinti, realizzati dal genio di Alex Ross, a cui va il merito di aver reinterpretato i tempi e il classico in maniera eccellente. La qualità è fotografica, ed i personaggi, oltre che i supereroi, sembrano emergere dal foglio. I giochi di luce, infine, sono delle opere magistrali di chiaroscuri folgoranti.
    Quest'opera magna ha aperto la strada ad un nuovo modo di concepire il fumetto americano ed i supereroi, ridonando loro quel tocco di magia che con la ripetitività delle pubblicazioni, l'immenso numero di storie e personaggi in quel marasma che è la continuity, si era ormai perduta da tempo.
    Tra le numerose pagine di Marvels si ritrova la gioia di farsi stupire, e si ritorna ad amare quel buffo uomo in calzamaglia che ha da sempre rappresentato la nostra concezione dell'eroico, del nobile, del sovraumano. E dell'umano.

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    ― Posted on Apr 5, 2008 | Add your feedback

Cover of Akira, Vol. 1
  • Generazione Akira

    Il capolavoro di Katsuhiro Otomo è lo spietato ritratto dei giorni nostri, attraverso un diverso modo di vedere le cose. E' un mondo in cui gli adolescenti ormai sono senza guida, fanno comune a sè, si organizzano in sub-culture e sub-società, dove spadroneggia la legge del più forte - l'esempio cla ... (continue)

    Il capolavoro di Katsuhiro Otomo è lo spietato ritratto dei giorni nostri, attraverso un diverso modo di vedere le cose. E' un mondo in cui gli adolescenti ormai sono senza guida, fanno comune a sè, si organizzano in sub-culture e sub-società, dove spadroneggia la legge del più forte - l'esempio classico è la visione di Otomo della scuola del futuro, un preoccupante punto d'arrivo al quale quella del presente sembra ambire.
    E poi l'apocalisse nucleare, su un paese - il Giappone - che è stato l'unico finora a subirne le piaghe sulla propria pelle. La guerra, l'etica sulla genetica, una generazione allo sbando che cerca di salvare il mondo da sola, visto che gli adulti le hanno ormai voltato le spalle.
    E su tutto s'incastrano le visioni d'alta scuola del quasi regista Otomo, le quali tavole erano già perfette per uno storyboard, come ha confermato la realizzazione dell'OAV relativo. Otomo ci delizia e ci angoscia con i suoi tipici scorci di palazzi, grattacieli, una vegetazione di cemento dell'incubo urbano delle megalopoli odierne e del futuro, la claustrofobica oppressione delle nostre stesse creature architettoniche, che ci sovrastano e ci soffocano, e sembrano giganti imbattibili che si divertono a deriderci dall'alto.
    Akira è tutto questo ed oltre. Akira è l'urlo di una generazione perduta, una disperata richiesta d'aiuto, l'amarezza di chi non cerca riscatto e si nutre quindi della rabbia, la consapevolezza d'essere senza speranza, la critica a tutto ciò che è l'uomo oggi, l'epilogo di una società ormai in declino da troppo tempo.

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    ― Posted on Apr 4, 2008 | Add your feedback

Cover of Akira, Vol. 2
Cover of Akira, Vol. 3
Cover of Akira, Vol. 5
Cover of Akira, Vol. 4
Cover of Akira, Vol. 6
Cover of Dune
Cover of Japanese Fortified Temples and Monasteries AD 710-1062
Cover of Japanese Castles 1540-1640
Cover of The Samurai Sourcebook

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