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La filosofia non salva la vita
Questo è uno dei libri più curiosi, ma anche più divertenti, che mi sia mai capitato di leggere. Ho scoperto che nella vita, chi più chi meno, tutti facciamo della "filosofia". Filosofeggiare sarebbe il verbo esatto. In effetti la vita ci insegna a come sopravvivere, quindi a trovarci un sistema pri ... (continue)
Questo è uno dei libri più curiosi, ma anche più divertenti, che mi sia mai capitato di leggere. Ho scoperto che nella vita, chi più chi meno, tutti facciamo della "filosofia". Filosofeggiare sarebbe il verbo esatto. In effetti la vita ci insegna a come sopravvivere, quindi a trovarci un sistema prima di passare dall'altra parte. E' una cosa questa che tocca tutti, filosofi veri e non. Un libro che si legge con piacere, dopo avere fatto ovviamente i dovuti scongiuri scaramantici che valgono ben poco, in quanto nessuno scappa alla sorte finale.
Eraclito pensava che ogni cosa fosse in una condizione di continuo divenire. Morì, secondo quanto si dice, annegato in un vortice di liquido di vacca. Francesco Bacone, il padre della filosofia empirica inglese finì per mano della sua stessa filosofia. Morì mentre stava tentando di osservare gli effetti del congelamento di un pollo, in una fredda giornata di inverno. Aveva riempito il pennuto di ghiaccio e si beccò una polomonite mortale. Secondo l’autore di questo libro ogni filosofo muore così come è vissuto e così abbiamo modo di comprendere anche la sua filosofia.
Simon Critchley nello scrivere questo libro, da buon filosofo quale lui stesso è, basa il suo ragionamento sull’affermazione di Cicerone secondo il quale “filosofare significa imparare a morire”. Non a caso Critchley è professore di Filosofia alla New School for Social Research a New York. Autore di diversi studi ha scritto questo suo libro su di una collina che guarda su Los Angeles, pensiamo in attenta concentrazione filosofica. Per comprendere il significato della vita il filosofo deve cercare di capire la morte ed il suo significato. Il che non significa che lo debba per forza trovare. Può anche scoprire che di significati, secondo il filosofo che la pensa così, non ce ne siano affatto. Critchley ritiene che non è possibile separare lo spirito della filosofia dal corpo del filosofo. Egli afferma che “la storia della filosofia la si può intendere come la storia dei filosofi che procedono per esempi da ricordare, spesso nobili e virtuosi, ma qualche volta umili e addirittura comici”. La maniera in cui un filosofo muore umanizza sia l’una che l’altro e ci fa capire che tutto sommato poi i filosofi non sono affatto tanto lontani da noi gente comune. Che “filosofi” non siamo affatto.
Il libro contiene poco meno di duecento riferimenti a pensatori passati a miglior vita ognuno di essi esposti in altrettanti aneddoti. Il pregio principale del libro è che non lo si deve leggere dalla prima all’ultima pagina e tutto insieme. Lo si può aprire a caso e leggere di qualche filosofo spesso in non più di due pagine di testo. Gli esempi da riportare sarebbero tanti. Basta ricordarne qualcuno. Diogene, uno che disdegnava i piaceri della carne, si dice che abbia commesso suicidio trattenendo il respiro, autosoffocandosi, quindi. Julien Offray de la Mettrie, ateista ed edonista, morì dopo di avere festeggiato mangiando una grande quantità di patate tartufate. Ludwig Wittgenstein considerò la vita e la morte come realtà senza tempo. Morì il giorno dopo il suo compleanno. Un amico gli aveva regalato una coperta elettrica. “Tanti auguri” gli disse. In inglese “many happy returns” - “tanti felici ritorni” - letteralmente. Al che lui rispose “Non ci saranno ritorni”.
Critchley racconta poi di Voltaire il quale, dopo di avere denunciato per decenni la Chiesa Cattolica di Roma, annunciò sul letto di morte che voleva morire da cattolico. Il parroco che lo assisteva stupito dalla richiesta gli chiese ripetutamente “credi nella divinità di Cristo?”. Voltaire rispose: “In nome di Dio non mi parli più di quell’uomo e mi lasci morire in pace”.
Questo libro all’apparenza sembra un libro leggero. Non lo è affatto. L’autore viene segnalato oltre come essere professore di filosofia anche a capo di una organizzazione internazionale denominata “International Necronautical Society”, un gruppo di avanguardia nella cui pagina web si afferma che il suo intento fondamentale è la “inautenticità”. Il suo scopo è lo studio della morte. Il sito vuole essere uno spazio che “intendiamo definire, colonizzare ed eventualmente abitare”. Sembrerebbe un’autentica follia se non fosse un fatto che il prof. Critchley è anche autore di numerosi altri libri e può esibire in questo suo volume sui filosofi una bibliografia di una decina di pagine.
Secondo quanto dice poi Critchley la filosofia occidentale è stata vista sempre come derivata principalmente da quella greca, il che, secondo lui è sbagliato. Egli afferma che le sue origini sono anche arabe, persiane, indiane, cinesi e molte altre ancora. La filosofia, egli sostiene, ha abbandonato la sua ragione originaria quella cioè di trasmettere saggezza e aiutarci ad essere felici. La filosofia ha cercato inoltre di imitare la scienza nella sua costante ricerca delle idee perfette e della verità assoluta. A poco a poco è venuta ad astrarsi dalla vita di tutti i giorni lasciandoci in preda alla paura di ciò che egli chiama “terror of annihilation”. Per calmarci, egli dice, ci sono infinite sofisterie in giro come la New Age e tutta una letteratura del “fai da te” oltre alla fiflosofia dell’accumulo sconsiderato di danaro e proprietà.
Fin qui tutto bene. Ma a questo punto possiamo domandare a Critchley qual’è il principio organizzatore di tutta la saggezza che abbiamo perduto nelle morti dei filosofi? Kant morì di malattia di stomaco. Come si giustifica allora la sua “Critica della ragion pura”? Le sue ultime parole non furono molte. Una sola. Quella che sussurrò al suo discepolo quando gli diede un pò d’acqua mescolata con vino. “Sufficit” sussurrò. Ma ciò che Kant voleva dire era che egli aveva vissuto a sufficienza per definire le sue teorie sulla metafisica o sulla epistemologia oppure semplicemente che egli non voleva più acqua?
Alcuni filosofi di cui Critchley parla possono addirittura non essere mai vissuti. Lui stesso dice che ci sono filosofi nel suo libro della cui morte non si sa nulla e non si conoscono le loro ultime parole. D’altra parte egli molto spesso non riesce a dare nessuna connessione tra le opere dei filosofi che ha preso in considerazione, la loro morte e le loro idee. Ma non importa. Non tutto ciò che egli scrive in molti casi è apocrifo oppure è stato detto dai loro discepoli. Dalle loro opere vengono fuori soltanto le metafore. Il libro, comunque, è piacevole a leggersi, c’è molto da apprendere inclusa la previsione che egli avanza sulla sua morte. “Fuga”, anzi egli dice letteralmente: “exit” inseguito da un orso. Un libro questo, tutto sommato utile a pensare come sarà l’exit di ognuno di noi quando sarà il momento. Il più tardi possibile, s’intende.
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