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*** This comment contains spoilers! ***
La Ruota del Tempo volume 12
Now, what can I say about The Gathering Storm? That it's one of the most—wait.
*cough*
Rewind.
Ogni volta la stessa storia: leggo un libro in inglese e prima di riprendere piena coscienza dell'italiano mi devo... dis-inglesizzare. Datemi tempo.
*some minutes lat—cioè, qu ... (continue)
Now, what can I say about The Gathering Storm? That it's one of the most—wait.
*cough*
Rewind.
Ogni volta la stessa storia: leggo un libro in inglese e prima di riprendere piena coscienza dell'italiano mi devo... dis-inglesizzare. Datemi tempo.
*some minutes lat—cioè, qualche minuto più tardi*
Brandon Sanderson è un nome sconosciuto ai più, in Italia. In America gode di una certa fama, ma io stessa, prima che venisse scelto per completare il lavoro che, purtroppo, Jordan non era riuscito a terminare, non l'avevo mai sentito nominare.
"Sarà all'altezza del compito che gli è stato affidato?", mi sono chiesta subito.
Ovviamente il passo successivo è stato informarsi sul suddetto autore. Prima la biografia—grazie alla quale ho scoperto essere lui stesso un fan della Ruota del Tempo. Thank the Light.
Poi le opere. Dopo aver letto Mistborn: The Final Empire (e attualmente sto leggendo il seguito, The Well of Ascension) non ho più avuto dubbi sul fatto che Sanderson sia stato un'ottima scelta.
Opinione, questa, rafforzata anche di più dopo aver letto The Gathering Storm.
Riprendere il lavoro di un autore diverso, immergersi nel suo mondo non più dal punto di vista di lettore, ma da quello di creatore, non dev'essere semplice.
Nel romanzo, la mano di Sanderson è ben presente e si nota: lo stile è leggermente diverso, più asciutto e veloce—senza per questo togliere troppo ad uno dei tratti caratterizzanti la saga, ossia le descrizioni. Si nota, dicevo, qua e là. E non stona, ma rende tutto più affascinante.
Ho avuto la pelle d'oca per tutto il tempo impiegato a leggere il libro (perché è già finito?). Soprattutto in certe parti del romanzo.
E ora attenzione, iniziano gli spoiler.
***INIZIO SPOILER***
The Gathering Storm è incentrato su due figure principali: Rand ed Egwene. Come al solito ci sono anche dei punti di vista minori in cui è dato lieve spazio alle vicende di altri personaggi (Mat e Perrin su tutti, ai quali vengono riservati pochi capitoli), ma sono il Drago Rinato e l'Amyrlin Seat delle Aes Sedai ribelli i due fulcri di questo dodicesimo volume della saga.
Li avevamo lasciati, in Knife of Dreams, l'uno privato della mano sinistra dalla Reietta Semirhage, presa poi prigioniera dalle Aes Sedai che seguono Rand, l'altra catturata dalle lealiste della Torre Bianca e ridotta da Elaida a novizia—ma tanto abile da riuscire, piano piano, a minarne l'autorità alle fondamenta.
Gli obiettivi del Drago Rinato in The Gathering Storm si riducono all'ottenere la pace con gli Seanchan. The north and the east must be as one. The west and the south must be as one. The two must be as one. Rand cerca l'incontro con la Figlia delle Nove Lune, spostandosi nel frattempo nell'Arad Doman per riportarlo all'ordine e alla pace. La sua pazzia progredisce, facendolo parlare ad alta voce con Lews Therin quando altri sono nella sua medesima stanza. La sua umanità si sta lentamente ma inesorabilmente prosciugando, lasciando a malapena intravedere l'ombra di quel pastore che, la vigilia di Bel Tine di quel che sembra così tanto tempo fa, aveva lasciato i Fiumi Gemelli. La sua natura di ta'veren si fa più oscura, e un alone buio sembra attorniarlo. I suoi occhi sono ghiaccio, ed è impressionante il modo in cui il Drago Rinato viene visto dagli occhi dei suoi seguaci.
L'involuzione/evoluzione di Rand in questo dodicesimo libro è magistralmente gestita, portata al limite del sopportabile dalle circostanze e dal peso delle sue responsabilità... un peso tale da farlo rinunciare ad uno dei punti saldi a cui si aggrappava per mantenere intatto un briciolo di umanità: non uccidere, mai, una donna.
A Tar Valon, intanto, Egwene procede con il suo piano per riunificare la Torre Bianca. Proibisce al suo esercito di salvarla, anche quando viene imprigionata nei sotterranei della Torre, ma lentamente, nonostante tutto, guadagna terreno, seminando dubbi e coltivando l'incertezza delle Aes Sedai leali ad Elaida sulle capacità della loro leader.
E quando tutto sembra giunto ad uno stallo, gli Seanchan attaccano Tar Valon, proprio come Egwene aveva Sognato.
Questi sono i due fili conduttori del libro, ai quali vengono intrecciate mille altre trame meno "vistose", magari, ma foriere di rivelazioni attese da tempo.
Torna in scena Verin, che finalmente svela il piano a cui lavora da oramai settant'anni; Tam al'Thor incontra finalmente il figlio Rand; Tuon diventa infine Imperatrice, Mat si avvicina sempre più a Caemlyn, scampando un pericolo dopo l'altro, con l'intenzione poi di recarsi con Thom alla Torre di Ghenjei, Lan cavalca verso il passo di Tarwin... e intanto il tocco del Tenebroso sul mondo si fa sempre più pressante e pericoloso.
***FINE SPOILER***
C'è tanto in The Gathering Storm, veramente tanto, e tutto gestito in maniera splendida.
Si sente che è "solo" il primo libro della trilogia finale della saga, ma questo non toglie che il dodicesimo volume sia, come dicevo prima, uno dei più belli finora pubblicati. Se non il più bello.
Le pagine migliori? Quelle su Rand. L'ultimo capitolo, Veins of Gold.
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