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L'ucronia dentro l'ucronia
“The man in the High Castle” (Edizioni Vintage Books), di Philip K. Dick (l’autore di fantascienza il cui romanzo “Do androids dreams of electric sheep?” ha ispirato il celeberrimo film “Blade Runner”), noto in Italia come “La svastica sopra il sole”, oltre ad essere considerato il principale romanzo di tale autore, con il quale ha anche vinto il Premio Hugo è forse il più celebre e celebrato romanzo ucronico.
La trama si snoda tra il traffico di oggetti di modernariato, i rapporti diplomatici connessi al cambio di Cancelliere in Germania ed il tentativo di uccidere l’autore del romanzo “The Grasshopper Lies Heavy” (“La cavalletta non si alzerà più”) e,francamente, non l’ho trovata né tra le più convincenti, né tra le più avvincenti.
Quello rende importante questo romanzo, infatti, non è la trama, il suo stile o il tratteggio dei personaggi. Quello che lo rende un romanzo degno di essere ricordato e segnalato nei libri di letteratura, è la sua ambientazione, che lo rende uno dei più noti romanzi ucronici.
Si svolge, infatti, dopo la Seconda Guerra Mondiale, in un mondo in cui l’Asse Berlino-Tokyo ha vinto la guerra (il solo contributo dell’Italia, pare quello di non aver tradito i suoi originali alleati) e la Germania e il Giappone si sono divisi il mondo e, in particolare, l’America, in cui il romanzo si svolge, nella parte dominata dagli asiatici.
L’aspetto più interessante di “The man in the high castle” è che all’interno dell’ucronia principiale compare il libro di cui si diceva prima “The Grasshopper Lies Heavy”, che descrive un’ucronia inversa rispetto alla principale. Usando le parole del romanzo stesso:
Robert said, “What sort of alternate present does this book descrive?
Betty, after a moment, said, “One in wich Germany and Japan lost the war”.
Dunque la trovata geniale di Dick consiste non solo nel descrivere un’allostoria in cui le sorti della guerra sono state inverse al reale, ma anche nell’immaginare che, in questo mondo alternativo o divergente, vi sia un uomo, Abendsen, che abbia scritto un’ucronia nella quale a vincere siano stati invece Americani e Inglesi. E la cosa singolare è che la fantasia di quest’uomo non corrisponde alla realtà, ma descrive un terzo universo divergente, in cui le cose sono andate in un altro modo ancora, perché, in effetti, un uomo che viva sotto il dominio dell’Asse, non potrebbe che immaginare la vittoria degli anglosassoni in modo diverso da come è stata.
Non è certo la prima volta che si legge un libro in cui si parla di un altro libro, ma credo che questo sia un caso unico in cui si possa leggere, come se fosse una sorta di Matrioska, un’ucronia dentro un’altra ucronia.
Inoltre, Dick, pare consapevole del grande effetto politico che un’ucronia può avere (un po’ come l’ha avuto la sua sorella più stretta, l’utopia) e, immagina che questo libro debba circolare in clandestinità e che il suo autore rischi la vita. Perché, in effetti, mostrare al mondo che la Storia non è qualcosa di Certo ed Immutabile, che non esiste un Destino Immodificabile, è qualcosa che può disturbare un regime, qualunque regime, o qualunque visione del mondo che sia legata ad una Dottrina. Sarà anche per questo che le ucronie sono così poco diffuse? Sarà anche per questo che continuano ad essere un genere letterario poco noto, nonostante le infinite possibilità narrative che questo genere letterario offre?
C’è, poi, un altro aspetto interessante in questo libro: nel cap. 7 viene data una definizione/ spiegazione di cosa sia il libro scritto dall’immaginario Abendsen e, quindi, di cosa sia l’ucronia:
“Not a mistery” Paul said. “On contrary, interesting form of fiction possibly within genre of science fiction.”
“Oh no,” Betty disagreed. “No science in it. Nor set in future. Science fiction deals with future, in particular future where science had advanced over now. Books fits neither premise.”
“But,” Paul said, “it deals with alternate present. Many well-known science fiction novels of that sort.”
Si accenna, dunque, ad una possibile parentela tra l’ucronia e la fantascienza (di cui Dick è uno dei maestri e che, quindi, ben conosceva), ma poi questa parentela si nega.
Rimando allora alla definizione di ucronia che ho già dato in un mio precedente post e che si può leggere anche nell’introduzione da me fatta alla raccolta “Ucronie per il terzo millennio” (Edizioni Liberodiscrivere):
“L’ucronia o allostoria o fantastoria o storia controfattuale, è un genere letterario intermedio tra la fantascienza e il romanzo storico, in cui il racconto si differenzia dalla storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti altri eventi immaginari.
Si differenzia dalla fantascienza, perché riguarda sempre fatti del passato e non ricorre, di norma, ad artifizi per modificare la storia.
Le mutazioni descritte devono avere un grado accettabile di probabilità di verificarsi.
L'ucronia può descrivere il momento in cui la storia muta o gli effetti di questo mutamento.”
Infine, mi chiedo quanto la trovata di descrivere un diverso esito della Seconda Guerra Mondiale possa considerarsi innovativo da parte di Dick. In realtà, persino Winston Churchill (che oltre ad aver guidato la Gran Bretagna e stato anche premio Nobel per la Letteratura) ha scritto "Se Hitler avesse vinto la guerra” e non si può dimenticare La notte della svastica di Katharine Burdekin, un romanzo scritto nel 1937, in cui si descrive un’Europa dominata dai nazisti. Non si tratta, però, di un’ucronia, perché fu scritto prima della fine della Guerra, quando non se ne conosceva ancora l’esito: è, quindi, un romanzo di fantapolitica o, al più, di fantascienza. Ignoro se Dick fosse a conoscenza di questi o altri libri sull’argomento. ... (continue)
“The man in the High Castle” (Edizioni Vintage Books), di Philip K. Dick (l’autore di fantascienza il cui romanzo “Do androids dreams of electric sheep?” ha ispirato il celeberrimo film “Blade Runner”), noto in Italia come “La svastica sopra il sole”, oltre ad essere considerato il principale romanzo di tale autore, con il quale ha anche vinto il Premio Hugo è forse il più celebre e celebrato romanzo ucronico.
La trama si snoda tra il traffico di oggetti di modernariato, i rapporti diplomatici connessi al cambio di Cancelliere in Germania ed il tentativo di uccidere l’autore del romanzo “The Grasshopper Lies Heavy” (“La cavalletta non si alzerà più”) e,francamente, non l’ho trovata né tra le più convincenti, né tra le più avvincenti.
Quello rende importante questo romanzo, infatti, non è la trama, il suo stile o il tratteggio dei personaggi. Quello che lo rende un romanzo degno di essere ricordato e segnalato nei libri di letteratura, è la sua ambientazione, che lo rende uno dei più noti romanzi ucronici.
Si svolge, infatti, dopo la Seconda Guerra Mondiale, in un mondo in cui l’Asse Berlino-Tokyo ha vinto la guerra (il solo contributo dell’Italia, pare quello di non aver tradito i suoi originali alleati) e la Germania e il Giappone si sono divisi il mondo e, in particolare, l’America, in cui il romanzo si svolge, nella parte dominata dagli asiatici.
L’aspetto più interessante di “The man in the high castle” è che all’interno dell’ucronia principiale compare il libro di cui si diceva prima “The Grasshopper Lies Heavy”, che descrive un’ucronia inversa rispetto alla principale. Usando le parole del romanzo stesso:
Robert said, “What sort of alternate present does this book descrive?
Betty, after a moment, said, “One in wich Germany and Japan lost the war”.
Dunque la trovata geniale di Dick consiste non solo nel descrivere un’allostoria in cui le sorti della guerra sono state inverse al reale, ma anche nell’immaginare che, in questo mondo alternativo o divergente, vi sia un uomo, Abendsen, che abbia scritto un’ucronia nella quale a vincere siano stati invece Americani e Inglesi. E la cosa singolare è che la fantasia di quest’uomo non corrisponde alla realtà, ma descrive un terzo universo divergente, in cui le cose sono andate in un altro modo ancora, perché, in effetti, un uomo che viva sotto il dominio dell’Asse, non potrebbe che immaginare la vittoria degli anglosassoni in modo diverso da come è stata.
Non è certo la prima volta che si legge un libro in cui si parla di un altro libro, ma credo che questo sia un caso unico in cui si possa leggere, come se fosse una sorta di Matrioska, un’ucronia dentro un’altra ucronia.
Inoltre, Dick, pare consapevole del grande effetto politico che un’ucronia può avere (un po’ come l’ha avuto la sua sorella più stretta, l’utopia) e, immagina che questo libro debba circolare in clandestinità e che il suo autore rischi la vita. Perché, in effetti, mostrare al mondo che la Storia non è qualcosa di Certo ed Immutabile, che non esiste un Destino Immodificabile, è qualcosa che può disturbare un regime, qualunque regime, o qualunque visione del mondo che sia legata ad una Dottrina. Sarà anche per questo che le ucronie sono così poco diffuse? Sarà anche per questo che continuano ad essere un genere letterario poco noto, nonostante le infinite possibilità narrative che questo genere letterario offre?
C’è, poi, un altro aspetto interessante in questo libro: nel cap. 7 viene data una definizione/ spiegazione di cosa sia il libro scritto dall’immaginario Abendsen e, quindi, di cosa sia l’ucronia:
“Not a mistery” Paul said. “On contrary, interesting form of fiction possibly within genre of science fiction.”
“Oh no,” Betty disagreed. “No science in it. Nor set in future. Science fiction deals with future, in particular future where science had advanced over now. Books fits neither premise.”
“But,” Paul said, “it deals with alternate present. Many well-known science fiction novels of that sort.”
Si accenna, dunque, ad una possibile parentela tra l’ucronia e la fantascienza (di cui Dick è uno dei maestri e che, quindi, ben conosceva), ma poi questa parentela si nega.
Rimando allora alla definizione di ucronia che ho già dato in un mio precedente post e che si può leggere anche nell’introduzione da me fatta alla raccolta “Ucronie per il terzo millennio” (Edizioni Liberodiscrivere):
“L’ucronia o allostoria o fantastoria o storia controfattuale, è un genere letterario intermedio tra la fantascienza e il romanzo storico, in cui il racconto si differenzia dalla storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti altri eventi immaginari.
Si differenzia dalla fantascienza, perché riguarda sempre fatti del passato e non ricorre, di norma, ad artifizi per modificare la storia.
Le mutazioni descritte devono avere un grado accettabile di probabilità di verificarsi.
L'ucronia può descrivere il momento in cui la storia muta o gli effetti di questo mutamento.”
Infine, mi chiedo quanto la trovata di descrivere un diverso esito della Seconda Guerra Mondiale possa considerarsi innovativo da parte di Dick. In realtà, persino Winston Churchill (che oltre ad aver guidato la Gran Bretagna e stato anche premio Nobel per la Letteratura) ha scritto "Se Hitler avesse vinto la guerra” e non si può dimenticare La notte della svastica di Katharine Burdekin, un romanzo scritto nel 1937, in cui si descrive un’Europa dominata dai nazisti. Non si tratta, però, di un’ucronia, perché fu scritto prima della fine della Guerra, quando non se ne conosceva ancora l’esito: è, quindi, un romanzo di fantapolitica o, al più, di fantascienza. Ignoro se Dick fosse a conoscenza di questi o altri libri sull’argomento.
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