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Cover of BP Portrait Award
  • Edizione 2009 del Premio per il miglior ritratto

    La guida di una bella mostra di ritratti presentata a latere della National Portrait Gallery.
    La raccolta delle immagini è preceduta da un articolo di Sarah Dunant sulla ritrattistica, con esempi che partono dal Rinascimento per arrivare ai giorni d'oggi, ed è chiusa da un altro articolo di Emm ... (continue)

    La guida di una bella mostra di ritratti presentata a latere della National Portrait Gallery.
    La raccolta delle immagini è preceduta da un articolo di Sarah Dunant sulla ritrattistica, con esempi che partono dal Rinascimento per arrivare ai giorni d'oggi, ed è chiusa da un altro articolo di Emmanouil Bitsakis sulla fisionomia degli Ulgur, una popolazione della Cina con caratteristiche turcheggianti.

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    Posted on Aug 10, 2009 | Add your feedback

Cover of The Pre-Raphaelite Vision
  • Un libricino con una bella scelta di immagini

    Formato ridottissimo, pochi testi ma alcune belle immagini, come ricordo dei pre-raffaelliti, alternate a versi, alcuni scritti dagli artisti stessi. immagini intere e particolari dei quadri.

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    Posted on Aug 10, 2009 | Add your feedback

Cover of Coats of Arms
  • Araldica inglese

    Una veloce guida a chi vuol capire qualcosa dell'araldica inglese, con indicazione dei principali simboli e colori e la descrizione dello stemma dei reali inglesi, dei Lords e del clero.

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    Posted on Aug 17, 2009 | Add your feedback

Cover of The Houses of Parliament
  • Piccola guida al Parlamento inglese

    Una piccola guida al Westminster Palace corredata da alcune annotazioni sul sistema legislativo inglese e sulle procedure del Parlamento britannico.

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    Posted on Aug 17, 2009 | Add your feedback

Cover of A guide to the National Portrait Gallery
  • 1 person find this helpful

    Guida al museo nazionale dei ritratti

    La National Portrait Gallery è una bella galleria di quadri, disposti cronologicamente (pregio che il più celebre British Museum non ha!), aventi per oggetto i ritratti di personaggi rilevanti per la storia britannica.
    Visitare la galleria e/o leggere questa guida è come percorrere velocemente ... (continue)

    La National Portrait Gallery è una bella galleria di quadri, disposti cronologicamente (pregio che il più celebre British Museum non ha!), aventi per oggetto i ritratti di personaggi rilevanti per la storia britannica.
    Visitare la galleria e/o leggere questa guida è come percorrere velocemente cinquecento anni di storia inglese: una piacevolissima immersione nel passato. Inoltre molte opere sono firmate da pittori talora persino più illustri dei soggetti ritratti. Un "must" per chi si reca a Londra.

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    Posted on Aug 19, 2009 | Add your feedback

Cover of The English Style
  • A proposito dello stile inglese

    La scheda su aNobii riporta il titolo "Costume" ma la mia edizione (stesso ISBN) dice "English style" e, in effetti, è un piacevole libricino per farsi una veloce idea sull'argomento sia come costume, sia come aspetto artistico.

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    Posted on Aug 10, 2009 | Add your feedback

Cover of Life in Victorian Britain
  • Per farsi un'idea dello stile di vita vittoriano

    Un libricino che aiuta a farsi un'idea veloce dello stile di vita vittoriano.

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    Posted on Aug 10, 2009 | Add your feedback

Cover of The etiquette of an English tea
  • Per scoprire il rito del "Tea"

    Un libricino che aiuta a scoprire le origini e le usanze del rito dell' "English Tea". Con anche alcune ricette per accompagnare la bevanda.

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    Posted on Aug 10, 2009 | Add your feedback

Cover of Roma Eterna
  • L'ucronia di un grande della fantascienza

    Non è certo la prima volta che qualcuno immagina un’ucronia con al centro l’Impero Romano, basti pensare a “Romanitas” di Sophia McDougall, che come “Roma Eterna” immagina che l’Impero Romano duri fino ai giorni d’oggi.
    “Roma Eterna” però ha, innanzitutto, il pregio di essere scritto da un aute ... (continue)

    Non è certo la prima volta che qualcuno immagina un’ucronia con al centro l’Impero Romano, basti pensare a “Romanitas” di Sophia McDougall, che come “Roma Eterna” immagina che l’Impero Romano duri fino ai giorni d’oggi.
    “Roma Eterna” però ha, innanzitutto, il pregio di essere scritto da un autentico professionista della scrittura, quel Robert Silverberg che ogni appassionato di fantascienza conosce per i suoi numerosi romanzi.
    Che si tratti di una buona penna si intuisce subito e se ne ha conferma a lettura ultimata, giacché a questo autore riesce di realizzare una delle imprese più difficili: costruire un romanzo che si snoda in un arco temporale che va dal 1203 al 2723 ab Urbe Condita, ovvero per ben 1520 anni, dal 450 al 1970 Dopo Cristo.
    Qual’è il principale problema nello scrivere un romanzo con un arco temporale così esteso?
    Semplicemente il fatto che non possiamo mantenere gli stessi personaggi da un capitolo all’altro, essendo separati ciascuno da vari decenni, e che quindi il lettore non può appassionarsi alle loro vicende per l’intero testo, dato che dopo poche pagine li abbandona per sempre. Inoltre, anche la continuità ambientale si perde, dovendo descrivere avvenimenti che riguardano più continenti e diverse epoche storiche.
    E come fa Silverberg a risolvere questo problema? Creando un altro problema, apparentemente, ovvero trasformando il romanzo in una serie di racconti. Pessima soluzione, verrebbe da pensare, dato che così il lettore si trova ogni volta a doversi calare in nuove situazioni e imparare a conoscere e amare nuovi personaggi. Se allora “Roma Eterna” è una raccolta di racconti, perché definirla un romanzo?
    La risposta è che questo, in effetti, è proprio un romanzo, e che, a dispetto del continuo mutare dei personaggi, delle epoche storiche e degli scenari, il libro mantiene una sua unitarietà. Come?
    Grazie al fatto che il protagonista del romanzo non è nessuno degli Imperatori, funzionari, militari o altre figure che incontriamo: il solo e vero protagonista è l’Impero Romano. Silverberg riesce nella magia di riuscire a far appassionare il lettore non alle vicende di singoli uomini o donne ma a quelle di un’entità apparentemente astratta come un Impero.
    Si legge un capitolo dopo l’altro (un racconto dopo l’altro, se preferite) con la curiosità di arrivare al successivo e di vedere come gli eventi che stiamo vivendo nella lettura si svilupperanno, anni e anni dopo, nel capitolo successivo. La lettura però non somiglia mai (o quasi) ad un trattato di Storia, perché in ogni capitolo vediamo vivere e muoversi vere donne e veri uomini, con i loro amori, le loro passioni, ambizioni e illusioni. Solo raramente le descrizioni storiche sembrano appesantire un po’ la narrazione.
    L’amante della Storia, certo proverà maggior gusto di altri nella lettura, potendo vedere come il Cristianesimo avrebbe anche potuto essere cancellato, come Maometto avrebbe potuto venire assassinato prima di diffondere la sua parola, come le invasioni barbariche avrebbero potuto essere fermate, come la Rivoluzione Francese si sarebbe svolta in una capitale come Roma e molte altre questioni, una per ogni capitolo, che non vorrei rivelare qui, per non togliere il gusto della lettura di questo che ritengo si possa certo considerare come un ottimo esempio di romanzo ucronico.
    450 pagine che scorrono bene dalla prima all’ultima.
    P.S. io l'ho letto in inglese perchè in italiano non sono riuscito a trovarlo.

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    Posted on Feb 20, 2009 | Add your feedback

Cover of The Man in the High Castle
  • L'ucronia dentro l'ucronia

    “The man in the High Castle” (Edizioni Vintage Books), di Philip K. Dick (l’autore di fantascienza il cui romanzo “Do androids dreams of electric sheep?” ha ispirato il celeberrimo film “Blade Runner”), noto in Italia come “La svastica sopra il sole”, oltre ad essere considerato il principale romanz ... (continue)

    “The man in the High Castle” (Edizioni Vintage Books), di Philip K. Dick (l’autore di fantascienza il cui romanzo “Do androids dreams of electric sheep?” ha ispirato il celeberrimo film “Blade Runner”), noto in Italia come “La svastica sopra il sole”, oltre ad essere considerato il principale romanzo di tale autore, con il quale ha anche vinto il Premio Hugo è forse il più celebre e celebrato romanzo ucronico.
    La trama si snoda tra il traffico di oggetti di modernariato, i rapporti diplomatici connessi al cambio di Cancelliere in Germania ed il tentativo di uccidere l’autore del romanzo “The Grasshopper Lies Heavy” (“La cavalletta non si alzerà più”) e,francamente, non l’ho trovata né tra le più convincenti, né tra le più avvincenti.
    Quello rende importante questo romanzo, infatti, non è la trama, il suo stile o il tratteggio dei personaggi. Quello che lo rende un romanzo degno di essere ricordato e segnalato nei libri di letteratura, è la sua ambientazione, che lo rende uno dei più noti romanzi ucronici.
    Si svolge, infatti, dopo la Seconda Guerra Mondiale, in un mondo in cui l’Asse Berlino-Tokyo ha vinto la guerra (il solo contributo dell’Italia, pare quello di non aver tradito i suoi originali alleati) e la Germania e il Giappone si sono divisi il mondo e, in particolare, l’America, in cui il romanzo si svolge, nella parte dominata dagli asiatici.

    L’aspetto più interessante di “The man in the high castle” è che all’interno dell’ucronia principiale compare il libro di cui si diceva prima “The Grasshopper Lies Heavy”, che descrive un’ucronia inversa rispetto alla principale. Usando le parole del romanzo stesso:
    Robert said, “What sort of alternate present does this book descrive?
    Betty, after a moment, said, “One in wich Germany and Japan lost the war”.

    Dunque la trovata geniale di Dick consiste non solo nel descrivere un’allostoria in cui le sorti della guerra sono state inverse al reale, ma anche nell’immaginare che, in questo mondo alternativo o divergente, vi sia un uomo, Abendsen, che abbia scritto un’ucronia nella quale a vincere siano stati invece Americani e Inglesi. E la cosa singolare è che la fantasia di quest’uomo non corrisponde alla realtà, ma descrive un terzo universo divergente, in cui le cose sono andate in un altro modo ancora, perché, in effetti, un uomo che viva sotto il dominio dell’Asse, non potrebbe che immaginare la vittoria degli anglosassoni in modo diverso da come è stata.
    Non è certo la prima volta che si legge un libro in cui si parla di un altro libro, ma credo che questo sia un caso unico in cui si possa leggere, come se fosse una sorta di Matrioska, un’ucronia dentro un’altra ucronia.
    Inoltre, Dick, pare consapevole del grande effetto politico che un’ucronia può avere (un po’ come l’ha avuto la sua sorella più stretta, l’utopia) e, immagina che questo libro debba circolare in clandestinità e che il suo autore rischi la vita. Perché, in effetti, mostrare al mondo che la Storia non è qualcosa di Certo ed Immutabile, che non esiste un Destino Immodificabile, è qualcosa che può disturbare un regime, qualunque regime, o qualunque visione del mondo che sia legata ad una Dottrina. Sarà anche per questo che le ucronie sono così poco diffuse? Sarà anche per questo che continuano ad essere un genere letterario poco noto, nonostante le infinite possibilità narrative che questo genere letterario offre?

    C’è, poi, un altro aspetto interessante in questo libro: nel cap. 7 viene data una definizione/ spiegazione di cosa sia il libro scritto dall’immaginario Abendsen e, quindi, di cosa sia l’ucronia:
    “Not a mistery” Paul said. “On contrary, interesting form of fiction possibly within genre of science fiction.”
    “Oh no,” Betty disagreed. “No science in it. Nor set in future. Science fiction deals with future, in particular future where science had advanced over now. Books fits neither premise.”
    “But,” Paul said, “it deals with alternate present. Many well-known science fiction novels of that sort.”
    Si accenna, dunque, ad una possibile parentela tra l’ucronia e la fantascienza (di cui Dick è uno dei maestri e che, quindi, ben conosceva), ma poi questa parentela si nega.
    Rimando allora alla definizione di ucronia che ho già dato in un mio precedente post e che si può leggere anche nell’introduzione da me fatta alla raccolta “Ucronie per il terzo millennio” (Edizioni Liberodiscrivere):
    “L’ucronia o allostoria o fantastoria o storia controfattuale, è un genere letterario intermedio tra la fantascienza e il romanzo storico, in cui il racconto si differenzia dalla storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti altri eventi immaginari.
    Si differenzia dalla fantascienza, perché riguarda sempre fatti del passato e non ricorre, di norma, ad artifizi per modificare la storia.
    Le mutazioni descritte devono avere un grado accettabile di probabilità di verificarsi.
    L'ucronia può descrivere il momento in cui la storia muta o gli effetti di questo mutamento.”
    Infine, mi chiedo quanto la trovata di descrivere un diverso esito della Seconda Guerra Mondiale possa considerarsi innovativo da parte di Dick. In realtà, persino Winston Churchill (che oltre ad aver guidato la Gran Bretagna e stato anche premio Nobel per la Letteratura) ha scritto "Se Hitler avesse vinto la guerra” e non si può dimenticare La notte della svastica di Katharine Burdekin, un romanzo scritto nel 1937, in cui si descrive un’Europa dominata dai nazisti. Non si tratta, però, di un’ucronia, perché fu scritto prima della fine della Guerra, quando non se ne conosceva ancora l’esito: è, quindi, un romanzo di fantapolitica o, al più, di fantascienza. Ignoro se Dick fosse a conoscenza di questi o altri libri sull’argomento.

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    Posted on Feb 18, 2008 | Add your feedback

Cover of Do Androids Dream of Electric Sheep?
  • Il libro da cui è tratto Blade Runner

    Però il film somiglia poco al libro.

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    Posted on Mar 7, 2008 | Add your feedback

Cover of Imperium
  • come rendere simpatico persino Cicerone

    Può un romanzo storico essere un bestseller? Alcuni ne dubitano ma questo romanzo ne è un esempio. Segno che l'interesse per questo genere di letteratura non è ancora morto. Harris poi ha il pregio di dare al racconto un taglio moderno, quasi da romanzo "giudiziale", da storia processuale e gli arog ... (continue)

    Può un romanzo storico essere un bestseller? Alcuni ne dubitano ma questo romanzo ne è un esempio. Segno che l'interesse per questo genere di letteratura non è ancora morto. Harris poi ha il pregio di dare al racconto un taglio moderno, quasi da romanzo "giudiziale", da storia processuale e gli arogomenti trattati, gli intrighi politici ci fanno pensare quanto poco, forse, sia cambiata l'italia in duemila anni.
    Se l'avesse scritto un italiano avrei maggiormente dubitato della fedeltà storica delle ricostruzioni, tanto forte è la somiglianza con le lotte di potere attuali.
    Il fatto che l'autore venga da un altro Paese però non mi priva del tutto del dubbio. Probabilemte questa Roma antica somiglia alla Roma moderna non tanto perché era così veramente ma perché somiglia a Washington? Non lo so. Dovrei conoscere meglio la storia o forse essere vissuto in quei tempi per poter rispondere.
    Credo comunque che la verosimiglianza storica in un romanzo non sia importante. Adoro anzi le ucronie, lo stravolgimento, cioè della storia volto a ricreare storie alternative, un po' come nei miei romanzi.
    Quello che va apprezzato di questo libro e di quest'autore è la capacità di coinvolgerti e di farti seguire con interesse le vicende di un personaggio (Cicerone) che a scuola credo siano stati pochi quelli che hanno imparato ad amare.
    E', infatti, una figura che, nelle scuole, esce fuori piuttosto antipatica. harris invece la umanizza. Ne mostra la tensione. Lo sforzo immane per emergere in un mondo in cui, all'inizio non era nessuno, fino a diventarne uno degli uomini più potenti.
    Insomma un'interessante affesco e un libro certo da leggere.

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    Posted on Mar 7, 2008 | Add your feedback

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