Percorso di vita a suo modo esemplare quello di Roberto Vivarelli, da ragazzo di Salò a convinto assertore della democrazia, da insegnante a professore di Storia Contemporanea prima all’Università di Siena e poi alla Normale di Pisa, dove è infine diventato emerito. Questa bella raccolta di saggi,
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Percorso di vita a suo modo esemplare quello di Roberto Vivarelli, da ragazzo di Salò a convinto assertore della democrazia, da insegnante a professore di Storia Contemporanea prima all’Università di Siena e poi alla Normale di Pisa, dove è infine diventato emerito. Questa bella raccolta di saggi, “fra autobiografia intellettuale e riflessione storiografica”, vide la luce nel 2008, quando gli studi sul Fascismo non erano più fiorenti, dopo la grande stagione del dopoguerra e dopo il lungo momento di Renzo De Felice. E tra l’altro il lucido Vivarelli non esita a denunciare le similitudini tra Fascismo e berlusconismo. Di particolare rilievo la ricorrente attenzione riservata alla necessità della “memoria”.
Il curatore è dottore di ricerca e precario della scuola. Tanto più va apprezzato il fatto che tra presentazione e note al testo abbia messo insieme un quadro molto utile della bibliografia esistente sui primi tempi successivi all’8 settembre 1943. L’opuscolo di Lussu ebbe circolazione anonima e cl
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Il curatore è dottore di ricerca e precario della scuola. Tanto più va apprezzato il fatto che tra presentazione e note al testo abbia messo insieme un quadro molto utile della bibliografia esistente sui primi tempi successivi all’8 settembre 1943. L’opuscolo di Lussu ebbe circolazione anonima e clandestina subito dopo la composizione, a poche settimane di distanza dalla mancata difesa di Roma. Questa edizione può perciò essere considerata una riscoperta. Emilio Lussu, combattente della prima guerra mondiale e uomo tenacemente vocato all’azione, chiama a caldo alla «lotta che una minoranza è obbligata a offrire al suo paese in ore di decadenza oscura» (p. 52). E nell’Italia del 2009 non è un’esortazione da poco. Per il resto, senza entrare in particolari, è una lettura da fare per rendersi conto del marcio che vent’anni di fascismo avevano portato nella monarchia e negli alti gradi dell’esercito. Nei giorni 9-10 settembre forti contingenti bene armati di truppe italiane si arresero, in pratica senza combattere, a un numero di tedeschi di gran lunga inferiore e non meglio armato: merito esclusivo di un re codardamente in fuga e di uno Stato Maggiore dell’Esercito del tutto indegno e incapace. Dall’altra parte l’Italia vera, i civili che contrastano i tedeschi, i comitati dei diversi partiti clandestini che si apprestano a farsi partigiani. Ho imparato che il mitico tenente Persichetti caduto a Porta San Paolo era in realtà un civile che aveva indossato la divisa da tenente.
n.b. Quattro anobiani quattro hanno letto questo libricino.
«Oggi c’è molto interesse intorno alla figura de s’accabadora che sembrerebbe tipico della Sardegna, ma…»; ma il risultato più interessante per il sottoscritto lettore curioso, che pure aveva già collezionato due libri su s’accabadora (cfr. in questa libreria L’ultima agabbadòra e L’agabb
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«Oggi c’è molto interesse intorno alla figura de s’accabadora che sembrerebbe tipico della Sardegna, ma…»; ma il risultato più interessante per il sottoscritto lettore curioso, che pure aveva già collezionato due libri su s’accabadora (cfr. in questa libreria L’ultima agabbadòra e L’agabbadora. La morte invocata), quel risultato è che il fenomeno si configura come tutt’altro che esclusivamente sardo. Viceversa, fenomeni di eutanasia per malati terminali e lungodegenti furono propri anche dell’Italia e dell’Europa, con riferimento a riti di passaggio di ambiente pagano, anche nel senso letterale di “contadino”. Il panorama dell’attività dell’accabadora è dunque ampio, come più di una sono le sue tecniche d’azione. E interessante è che la stessa morte lenta era vista come l’espiazione di peccati –legati al sacro e al sociale- precedentemente commessi. Anche per questo s’accabadora faceva parte di un mondo magico e a suo modo religioso. Il materiale proposto dal libro della Turchi è vario e di grande interesse; e l’Autrice riesce a collegare usi e riti ancora vivi tra Otto e Novecento a credenze religiose delle lontani origini del nostro mondo eurooccidentale. Per questo si possono perdonare alla Turchi certe imperfezioni di organizzazione del materiale e di trattamento della bibliografia.
È di quelle cose che tutti gli Italiani vivi e defunti dovrebbero leggere. La votazione alta si riferisce al contenuto, che attira, sconvolge, indigna. Le qualità narrative sono di un punto più basse, ma ci si deve passar sopra.
Eccolo qua, meglio di così non si poteva fare. Basterà rimandare al primo volume (in questa libreria), con la piccola ma non indifferente precisazione che qui la ricerca si estende in sino ai nostri dì. IBS vende il libro con uno sconto sul notevole prezzo.
Fascismo e storia d'Italia
Percorso di vita a suo modo esemplare quello di Roberto Vivarelli, da ragazzo di Salò a convinto assertore della democrazia, da insegnante a professore di Storia Contemporanea prima all’Università di Siena e poi alla Normale di Pisa, dove è infine diventato emerito.
Questa bella raccolta di saggi, ... (
Percorso di vita a suo modo esemplare quello di Roberto Vivarelli, da ragazzo di Salò a convinto assertore della democrazia, da insegnante a professore di Storia Contemporanea prima all’Università di Siena e poi alla Normale di Pisa, dove è infine diventato emerito.
Questa bella raccolta di saggi, “fra autobiografia intellettuale e riflessione storiografica”, vide la luce nel 2008, quando gli studi sul Fascismo non erano più fiorenti, dopo la grande stagione del dopoguerra e dopo il lungo momento di Renzo De Felice.
E tra l’altro il lucido Vivarelli non esita a denunciare le similitudini tra Fascismo e berlusconismo. Di particolare rilievo la ricorrente attenzione riservata alla necessità della “memoria”.
La "difesa" di Roma di G.L. (9-10 settembre)
Il curatore è dottore di ricerca e precario della scuola. Tanto più va apprezzato il fatto che tra presentazione e note al testo abbia messo insieme un quadro molto utile della bibliografia esistente sui primi tempi successivi all’8 settembre 1943.continue)
L’opuscolo di Lussu ebbe circolazione anonima e cl ... (
Il curatore è dottore di ricerca e precario della scuola. Tanto più va apprezzato il fatto che tra presentazione e note al testo abbia messo insieme un quadro molto utile della bibliografia esistente sui primi tempi successivi all’8 settembre 1943.
L’opuscolo di Lussu ebbe circolazione anonima e clandestina subito dopo la composizione, a poche settimane di distanza dalla mancata difesa di Roma. Questa edizione può perciò essere considerata una riscoperta.
Emilio Lussu, combattente della prima guerra mondiale e uomo tenacemente vocato all’azione, chiama a caldo alla «lotta che una minoranza è obbligata a offrire al suo paese in ore di decadenza oscura» (p. 52). E nell’Italia del 2009 non è un’esortazione da poco.
Per il resto, senza entrare in particolari, è una lettura da fare per rendersi conto del marcio che vent’anni di fascismo avevano portato nella monarchia e negli alti gradi dell’esercito. Nei giorni 9-10 settembre forti contingenti bene armati di truppe italiane si arresero, in pratica senza combattere, a un numero di tedeschi di gran lunga inferiore e non meglio armato: merito esclusivo di un re codardamente in fuga e di uno Stato Maggiore dell’Esercito del tutto indegno e incapace.
Dall’altra parte l’Italia vera, i civili che contrastano i tedeschi, i comitati dei diversi partiti clandestini che si apprestano a farsi partigiani.
Ho imparato che il mitico tenente Persichetti caduto a Porta San Paolo era in realtà un civile che aveva indossato la divisa da tenente.
n.b. Quattro anobiani quattro hanno letto questo libricino.
Ho visto agire s'accabadora
«Oggi c’è molto interesse intorno alla figura de s’accabadora che sembrerebbe tipico della Sardegna, ma…»; ma il risultato più interessante per il sottoscritto lettore curioso, che pure aveva già collezionato due libri su s’accabadora (cfr. in questa libreria L’ultima agabbadòra e L’agabb ... (continue)
«Oggi c’è molto interesse intorno alla figura de s’accabadora che sembrerebbe tipico della Sardegna, ma…»; ma il risultato più interessante per il sottoscritto lettore curioso, che pure aveva già collezionato due libri su s’accabadora (cfr. in questa libreria L’ultima agabbadòra e L’agabbadora. La morte invocata), quel risultato è che il fenomeno si configura come tutt’altro che esclusivamente sardo. Viceversa, fenomeni di eutanasia per malati terminali e lungodegenti furono propri anche dell’Italia e dell’Europa, con riferimento a riti di passaggio di ambiente pagano, anche nel senso letterale di “contadino”.
Il panorama dell’attività dell’accabadora è dunque ampio, come più di una sono le sue tecniche d’azione. E interessante è che la stessa morte lenta era vista come l’espiazione di peccati –legati al sacro e al sociale- precedentemente commessi. Anche per questo s’accabadora faceva parte di un mondo magico e a suo modo religioso.
Il materiale proposto dal libro della Turchi è vario e di grande interesse; e l’Autrice riesce a collegare usi e riti ancora vivi tra Otto e Novecento a credenze religiose delle lontani origini del nostro mondo eurooccidentale. Per questo si possono perdonare alla Turchi certe imperfezioni di organizzazione del materiale e di trattamento della bibliografia.
Gomorra
È di quelle cose che tutti gli Italiani vivi e defunti dovrebbero leggere. La votazione alta si riferisce al contenuto, che attira, sconvolge, indigna.
Le qualità narrative sono di un punto più basse, ma ci si deve passar sopra.
Famiglia e memoria a Firenze - vol. II
Eccolo qua, meglio di così non si poteva fare.
Basterà rimandare al primo volume (in questa libreria), con la piccola ma non indifferente precisazione che qui la ricerca si estende in sino ai nostri dì.
IBS vende il libro con uno sconto sul notevole prezzo.