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Libri Italia…
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- Bassotuba non c'è (1324)
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By Paolo Nori -
Finished on Jun 18, 2011 




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- Trilogia della città di K. (11202)
- Il grande quaderno - La prova - La terza menzogna
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By Agota Kristof -
Finished on May 10, 2011 




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la danza macabra non fa passare
il tempo e se poi muore noi scompariamo
moltiplicandoci e unendoci nell'ovvietà
della trascuratezza, come animali. -
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Aug 5, 2011 |
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- L'invenzione della solitudine (1058)
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By Paul Auster -
Finished on Sep 12, 2010 




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la descrizione di tutti i nostri
padri,
inutili e perdenti.
come noi. -
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May 2, 2011 |
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- La vita oscena (692)
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By Aldo Nove -
Finished on Apr 29, 2011 




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non è detto che la propria vita sia sempre così interessante.
perchè pensare che la propria vita sia più interessante della nostra fantasia? delle nostre storie,
dell'esperienza accumulata? a che serve l'esperienza se non a raccontarla - solo a questo?
non voglio sentirmi consigliare di non riempirm ... (continue ) -
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May 2, 2011 |
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- Dublinesque (178)
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By Enrique Vila-Matas -
Finished on Apr 9, 2011 




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alla ricerca della perfezione
letteraria altrui
ci si ritrova imperfetti come lo
si era sempre stati. -
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May 2, 2011 |
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- Patria 1978-2008 (685)
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By Enrico Deaglio -
Finished on Apr 24, 2011 




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l'ossessività del delirio
fatta nazione. -
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May 2, 2011 |
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- Il condominio (2847)
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By J. G. Ballard -
Finished on Mar 14, 2011 




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Tutto all'interno del condominio diventa lucida immagine, sequenza scandagliata, atto adatto alla riproduzione - qualsiasi sia il fine, la volontà, la tua azione verrà imposta dal giudizio altrui, dallo sguardo esterno, che sia l'estremo atto d'amore del Dottor Laing, e il suo proteggere le sue donn ... (
continue ) -
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Mar 16, 2011 |
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- Dedalus (3694)
- Ritratto dell'artista da giovane
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By James Joyce -
Finished on Mar 8, 2011 




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Ritratto dell’artista di giovane è il volgere lo sguardo oltre le spalle, laddove la vita non aveva importanza. L'arroganza delle parole di Giacomino Joyce come risposta alla sensazione di vita
può essere ricondotta o deviata dalle due domande bambinesche che hanno contraddistinto la sua vita, così ... (continue ) -
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Mar 15, 2011 |
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- Dedalus (3694)
- Ritratto dell'artista da giovane
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By James Joyce -
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- Il Vangelo secondo Biff (2795)
- Amico d'infanzia di Gesù
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By Christopher Moore -
Finished on Jan 23, 2011 




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sembrava simpatico e un pò silenzioso
quel tipetto silenzioso
e gracilino.
poi invece era Gesù. -
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Mar 4, 2011 |
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- Francis Bacon (207)
- Logica della sensazione
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By Gilles Deleuze -
Finished on Jan 9, 2011 




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ignorando i diversi luoghi
della sensazione, non sapevo
di aver vissuto sensazione. -
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Mar 4, 2011 |
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- Camere separate (2580)
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By Pier Vittorio Tondelli -
Finished on Feb 11, 2011 




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il decolorato Tondelli!
la desolazione Tondelli!
ti costringe a scrivere Tondelli!
la sua cosa autentica è la sua provincialità e lo stupore
per le parole dell'altro mondo!
ma non chiamiamolo generazione. -
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Mar 4, 2011 |
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- Prima del calcio di rigore (347)
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By Peter Handke -
Finished on Mar 2, 2011 




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ode alla ripetizione
e al movimento, dopo un dolore diventano ovvietà,
spago a cui aggrapparsi - non per uccidersi. ma per uccidere.
chi una persona, chi un'idea. chi entrambe.
la donna, qui, in questi passi frenetici di dolore,
diventa ammennicolo, cioè una cosa di cui nessuno sa il significato rea ... (continue ) -
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Mar 4, 2011 |
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- Io e te (11604)
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By Niccolo Ammaniti -
Finished on Dec 22, 2010 




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l'educazione selvaggesca di Ammaniti
può essere perfettamente
contenuta in una cantina.
ne avanzano un sacco di ovvietà. -
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Mar 4, 2011 |
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- B & B (24)
- Beckett e Bacon
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By Nadia Fusini -
Finished on Dec 15, 2010 




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la composizione del demonio.
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Dec 16, 2010 |
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Bassotuba non c'è
Parma non è per nulla visionaria, se assaggi Parma si riduce come tinta e imbarazzata. Promette battaglia, questa città. Si sa dove finiscono le promesse, tant’era. Ti si staccano i pezzi, a pensarci così si finisce promettendo. E allora avvolgi Parma, di cosa poi? Di così tante cose che alla fine l ... (continue)
Parma non è per nulla visionaria, se assaggi Parma si riduce come tinta e imbarazzata. Promette battaglia, questa città. Si sa dove finiscono le promesse, tant’era. Ti si staccano i pezzi, a pensarci così si finisce promettendo. E allora avvolgi Parma, di cosa poi? Di così tante cose che alla fine le scrivi e mica le vivi. Scrivi storie lunghe, i pezzi che decidi di staccare sono la vita di tutti i giorni, ma proprio di tutti e tutti i giorni. Mai che si saltasse. E lo scrittore di cui parlo rincorre e affonda i denti, se li avesse, e allora le labbra sono capaci di ringhiare, il bacio è solo l’ultima cosa da fare se non hai i denti e se costringi Parma. Tra le colonne della Pilotta per esempio, dove c’è sempre scuro e tutto rimbalza e c’è una poesia di Gabriele Frasca che dice “riempì d'acqua un bicchiere, / restò a guardarlo, ed insipido il volto / galleggiò un po', poi si mise in ascolto, dentro, più dentro, ecco, non c'era molto”, ti acchiappa nascosta di queste parole, e poi tante altre cose che poco importano di quella poesia, perché neppure al poeta interessano, figurarsi al resto, che di solito è chi legge, che se ne dica in giro per la città. Parma è il resto, ora, Parma è chi legge, mai veloce a riempirlo il bicchiere, mai protagonista, un salto che prenda la gola. Mai. Parma è la bottiglia prosciugata, che mica lo sai se prima era piena. E’ tutto il mondo che corre, azione e azione. Azione. Una vita dove per forza deve succedere qualcosa. Lo scrittore rinchiuso sotto la Galleria Nazionale, ostinato a riempirsi attorno di uomini dal nulla neri, di nulla neri, seduti a fissare chi scrive con il cervello chè Parma è sempre ferma. Lo scrittore a Parma pensa come scrive Peter Handke, cioè non pensa. Una frustrata quando fa freddo e sai poi quante ne succedono, da raccontare che poi, alla fine, non si vivono mica. Lo scrittore di Parma è così lento nel suo sparire da lasciare tracce sulle vite che neppure racconta, vive. E così, ci ritroviamo con un “ti prego di non chiamarmi, che poi mi tocca sputare tutta la sera” tra le mani e, in conclusione, un banale aumento di salivazione. E’ pignonteria, tra pignoleria e pedanteria, Parma: quasi fosse un insulto. Lo scrittore inginocchiato tra i lumi della Pilotta, rivolto verso la Mecca Parmigiana, la parete mancante di vite e racconti, si rischiara la voce a riassumere le domande della primavera cittadina, il “che cosa scrivi, tu di cosa ti occupi”, a ridosso del muro, ti rivolgi al muro, ed è mattina, scrittore sconnesso, e ricevi parole come “interessante”. Quanti rimbalzi tra persone tra i lumini del lungo parma. Interessante, prende appunti lo scrittore, la mano e la biro sul ruvido muro mancante perché quando ti viene l’istinto di scrivere bisogna scrivere subito o andarsene per bagni immaginari. A Parma, a volte, non è sufficiente neanche scriverle subito. E così scivoli lungo la calza berlusconiana a dipingere il Parco Ducale, scrittore, e poi la muffa rivitalizzata, a forza, a quanta forza, di Via D’Azeglio e ti sembra di aver gli occhi chiusi; a voi, scrittori di Parma, sembra sempre tutto, sembra anche la realtà. E poi il Ponte di Mezzo, ci passi e dici che è meglio se vado a casa e così fermi una donna con una casa e ti dice Raccontami, e tu dici Ti annoio se ti racconto la tua vita. E finisci per scrivere nonostante ti rivolgi alla parte mancante del Ponte, l’acqua di sotto. E così vi ritrovate, scrittore e donna, parti mancanti in città mancante, in un locale per forza all’aperto, per forza finto trasandato, per forza alla fine dell’estate, Via Farini che trasale e la parte mancante è la volontà di essere qualcos’altro e così parlate di obblighi, che poi la verità è sempre la parte mancante e ci sarà un motivo. Tu sei dentro questa parte di te che esiste. E c’è poi Piazza Duomo, il recinto vuoto di questa città e vi sedete per terra a gambe incrociate e provate ad entrare in armonia con il mondo e magari serve a qualcosa. Succede che gli sguardi s’appoggiano sulle spalle (le proprie) e così vi ammaliate dal dividersi, dalle direzioni diverse; e le mani mai unite si staccano ancor più e le braccia come aggrediscono l’aria vostra, diversa; del sentire diverso e ognuno va a casa sua chè la parte mancante non era l’altro, è altro. Succede così. Succede così in tutta Parma, se esistesse. Qualcuno ti rimproverava di essere città ossessiva, assorbente, spugna, nei fatti una puttana. Parma non è neppure una puttana. Sono di più che le cose che devi avere, di quelle rifiutate, per esserlo. C’è la parte mancante in tutto e non riesci a fuggire, e così la scrivi e chi la vive poi la realtà, la realtà che manca. Che manca. Non sentire la mancanza della parte mancante, Parma, non scriverne. Magari non serve a qualcosa, ma tant’è.