-
All books
-
-
-
- L'osceno uccello della notte (80)
- By José Donoso
-
Reading
-
-
-
-
- Antologia del Racconto Bulgaro (3)
-
Reading
-
-
-
-
- Segni di vita (37)
- La biologia di Star Trek
- By Robert C. Jenkins, Susan Jenkins
-
Finished in 2008





-
-
-
-
- Itinere alieno (4)
- By Cavina Maurizio, Leporati Bruno
-
Finished in 2007





-
-
-
-
- L'acchiapparatti di Tilos (128)
- By Francesco Barbi
-
Finished in 2007





-
-
-
-
- Il burattinaio (102)
- By Francesco Barbi
-
Finished





-
-
-
-
- Il quinto giorno (3697)
- By Frank Schatzing
-
Finished





-
-
-
-
- Un problema di lupi mannari nella Russia centrale (216)
- By Viktor Pelevin
-
Finished





-
-
-
-
- L'acchiapparatti (394)
- By Francesco Barbi
-
Finished





-
-
-
-
- Non raccontatemi delle storie (3)
- By Enrico Pessina
-
Finished





-
-
-
-
- Picnic sul ciglio della strada (419)
- Stalker
- By Boris Strugatski, Arkadi Strugatski
-
Finished





-
-
-
-
- Mosaico d'ombre (124)
- By Tom Harper
-
Finished





-
-
-
-
- I ragazzi della via Pál (5793)
- By Ferenc Molnár
-
Finished
-
-
-
-
- Carmilla (2430)
- By Joseph Sheridan Le Fanu
-
Finished
-
-
-
-
- Le cinque stirpi (954)
- By Markus Heitz
-
Finished





-
RSS feeds: subscribe to Piadone's shelf
L'acchiapparatti di Tilos
8 people find this helpful
Normalmente valuto un “gran” libro quello che mi lascia qualcosa. Un'emozione, un'idea, uno spunto, una vaga esaltazione, comunque qualcosa di vivo e concreto. Così l’altra sera, quando facendo la doccia mi sono ritrovato a pensare all’inquietante Gamara, ed al drammatico eccidio della Lanterna di ... (continue)
Normalmente valuto un “gran” libro quello che mi lascia qualcosa. Un'emozione, un'idea, uno spunto, una vaga esaltazione, comunque qualcosa di vivo e concreto. Così l’altra sera, quando facendo la doccia mi sono ritrovato a pensare all’inquietante Gamara, ed al drammatico eccidio della Lanterna di Mezzavia, ho avuto l’ennesima conferma (ma ne avevo davvero bisogno?) di come l’Acchiapparatti di Tilos sia un gran bel libro.
Non sono un granché come critico, lo ammetto, ma è un libro piacevole e ben ideato, che consiglio di leggere agli amanti del genere fantasy, e non solo. Innanzitutto premetto che mi ha impressionato la lingua, l’uso attento che fa l’autore dell’italiano. Il libro è decisamente ben scritto, e spiccano qua e là dei toscanismi che, almeno al mio orecchio conterraneo, non dispiacciono affatto. Aggettivi ed espressioni, comunque accenni leggeri (non si tratta di un romanzo fantasy in vernacolo, niente paura!) che è piacevolissimo e forse inaspettato ritrovare.
Per quel che riguarda la storia del romanzo, ritengo che l’idea di fondo sia decisamente originale, innovativa e soprattutto intelligente. Parlando con quei pochi (ahimè) che hanno letto il libro, ho raccolto qualche parere differenziato. C’è chi sostiene che la storia inizi blandamente e si trascini con un po’ di noia, ma che progressivamente aumentino il ritmo e l’azione fino al climax finale. C’è invece chi asserisce che proprio la fine del romanzo, seppur intensa, resti un po’ “sospesa” in quanto alcuni eventi non vengono sviluppati come ci si potrebbe attendere; c’è anche chi sostiene che l’inizio e la fine siano quadi perfette, ma che la parte centrale del libro soffra un po’, fatta dall’errare dei personaggi fine a se stesso, quasi un “riempitivo”. Da parer mio ribadisco che l’idea di fondo è intelligente, e che nel complesso la storia è ben strutturata. Ovviamente siamo ben lontani dalla perfezione (maniacale) e dall’ambizione delle trame di George R.R. Martin, almeno nella sua opera di più largo respiro, comunque il risultato è decisamente apprezzabile. Concordo che alcuni aspetti avrebbero potuto essere stati sviluppati diversamente, e che per certi tratti la dinamica degli eventi sembri difficoltosa, comunque preferisco porre l’attenzione su episodi particolari piuttosto che in un ottica di largo respiro. Sono proprio queste singole scene, intense ed affascinanti, che prendono la ribalta ai miei occhi. Confesso che sono rimasto affascinato dal primo capitolo, in cui si ha la tumultuosa, macabra ed a suo modo ironica riesumazione della vecchia megera. La lingua si fonde a meraviglia con l’azione, in pagine davvero imperdibili. E cosa dire della lettura del diario del negromante nella caverna sul lago Oddone? O del primo incontro con il Mietitore? Della fiera di Fortevia? E della fortunosa evasione dei condannati a morte? Tutti episodi splendidi, d’azione o divertenti, che restano ben impressi nella memoria del lettore assieme al loro indubbio carico evocativo, più che la storia stessa nel suo complesso.
Cos’è che non funziona nel romanzo? Mmh, ad essere proprio pignolo, qualcosa c’è.. Qualcosa che è al contempo forza del romanzo, ma anche suo tallone di achille. Mi riferisco alla caratterizzazione dei personaggi, almeno quelli principali. Si tratta di reietti, o comunque anti eroi che vivono ai margini della società. L’autore riesce a caratterizzarli in maniera egregia, ma, forse, non a distinguerli sufficientemente fra loro. Durante alcuni tratti del libro ho avuto quasi l’impressione che l’astuto e disincantato becchino si fondesse con il folle ed ingenuo Zaccaria, con tic e pensieri assimilabili, interscambiabili, confondibili, quasi che si trattasse di un unico personaggio... Ma, pensandoci bene, è anche giusto così: reietti diversi, agli occhi della società ben pensante, sono tutti la medesima cosa!
Un’ultima considerazione, che esprimo con ammirazione ed un punta di bonaria invidia. E’ questo il libro, almeno uno dei libri, che mi sarebbe proprio piaciuto scrivere!
Is this helpful?