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- La settima onda (1067)
- By Daniel Glattauer
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Reading since Feb 15, 2012
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- Mio padre fa la donna delle pulizie (34)
- By Saphia Azzedine
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Reading since Jan 19, 2012
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- XY (2192)
- By Sandro Veronesi
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Finished on Feb 14, 2012





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- Leielui (1474)
- By Andrea De Carlo
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Finished on Feb 6, 2012





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- Il nostro segreto (48)
- By Carlene Thompson
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Finished on Jan 30, 2012





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- Baci scagliati altrove (194)
- By Sandro Veronesi
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Finished on Jan 17, 2012





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Da leggere -
,questa raccolta di quattordici racconti di Sandro Veronesi,mi è piaciuta moltissimo.Forse perchè amo i racconti e credo che sia molto difficile scriverne di buoni e bisogna essere molto bravi per farlo o forse solo perchè sono realmente belli.Del primo,"Profezia" credo di averne postato un brano qu ... (continue)
- — Jan 20, 2012 | Add your feedback
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- Tua (371)
- By Claudia Piñeiro
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Finished on Jan 13, 2012





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- Uccellino del paradiso (164)
- By Joyce C. Oates
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Finished on Jan 9, 2012





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Bello da star male -
Beh, dicono che l’amore è una cosa fragile/ E’ difficile volare con le ali spezzate / Ho perso il biglietto per la terra promessa / L’uccellino del paradiso è qui nella mia mano"
Ho fatto fatica a leggerlo,questo bellissimo romanzo della Oates.
Del resto,i suoi romanzi non sono mai facili da legg ... (continue) - — Jan 10, 2012 | Add your feedback
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- L'amore quando c'era (196)
- By Chiara Gamberale
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Finished on Jan 4, 2012





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- In città zero gradi (247)
- By Daniel Glattauer
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Finished on Dec 26, 2011





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- La trama del matrimonio (652)
- By Jeffrey Eugenides
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Finished on Dec 12, 2011





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due parole su La trama del matrimonio -
Ho finito di leggerlo stanotte e mi è rimasta la sensazione di aver letto un romanzo pieno di passione,di cultura e straordinariamente acuto.Eugenides ,con molta intelligenza,ironia e anche affetto,direi,ci racconta una storia d'amore,riprendendo quella letteratura dei sentimenti, tipicamente ottoce ... (continue)
- — Dec 14, 2011 | 1 feedback
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- 22/11/'63 (1404)
- By Stephen King
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Finished on Dec 7, 2011





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Un King inaspettato -
Ho appena finito di leggere 22/11/'63,postfazione compresa e posso dirvi una cosa...difficilmente riuscirete a staccarvi da questo romanzo,dopo averlo iniziato.King qui non è più l'autore di horror straordinari (non smetterò mai di dire che i racconti di Quattro dopo mezzanotte sono il meglio della ... (continue) - — Dec 7, 2011 | Add your feedback
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- Tony & Susan (230)
- By Austin Wright
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Finished on Nov 29, 2011





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- L'occhio dell'uragano (30)
- By Patrick White
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Finished on Nov 17, 2011





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- Dieci donne (580)
- By Marcela Serrano
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Finished on Nov 9, 2011





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XY
Ieri notte ho finito di leggere questo romanzo....dopo i suoi "Baci scagliati altrove" che erano arrivati dritti dritti dentro la mia anima,ci ho pensato un po' e ho deciso di leggere questo libro comprato appena uscito e lasciato in attesa,insieme a molti (troppi) altri. Di XY avevo letto recensio ... (continue)
Ieri notte ho finito di leggere questo romanzo....dopo i suoi "Baci scagliati altrove" che erano arrivati dritti dritti dentro la mia anima,ci ho pensato un po' e ho deciso di leggere questo libro comprato appena uscito e lasciato in attesa,insieme a molti (troppi) altri. Di XY avevo letto recensioni discordanti,DOPO averlo comprato,ovviamente (non leggo mai le recensioni dei libri PRIMA,mi affido al mio istinto e preferisco scegliere liberamente,fosse per me i lanci pubblicitari o le sassaiole potrebbero risparmiarsele).Beh,che dirvi...è un libro quasi perfetto.Luminoso,doloroso,con dei personaggi forti,memorabili.Un libro impossibile,a volte.Un libro che sembra un noir o un giallo ma NON è un giallo.E' un libro sul MALE,sulle nostre peggori PAURE e suscita profonde riflessioni sul dolore e sul terrore di ogni giorno, in un gorgo vertiginoso che sembra quasi trascinarci nell'abisso.Un romanzo che fa pensare,discutere con se stessi,che ad ognuno di noi può mostrare qualcosa.Ho trovato un'interessante recensione di Adriano Sofri che vi posto volentieri perchè secondo me coglie il senso profondo di questo bel libro di Veronesi.
<Certi pensieri che pensiamo si fanno invadenti fino a rischiare l'ossessione, e a voler ricondurre a sé tutto il resto. Mi è successo col nuovo forte romanzo di Sandro Veronesi, XY (Fandango, pagg. 424, euro 19,50), che ho appena letto, chiedendomi se non abbia preso le mosse anche lui da pensieri simili. Mi succede del resto da un pò di tempo con la cronaca nera, forse perché me n'ero sempre occupato pochissimo. I grandi indagatori dell'animo umano, Stendhal e Balzac e Dostoevskij, si nutrivano di resoconti di delitti e gazzette dei tribunali. Non era il mio genere, e nemmeno i libri gialli.
Sbagliavo: i cronisti di nera sono i corrispondenti di guerra del tempo di pace. Ora certi fatti terribili mi colpiscono. Quanto più sono mostruosi, tanto più mi fanno venire in mente l'espressione "i nostri simili". Mi sembra che pretendano attenzione: siamo noi, i tuoi simili. Che avvertano: ecco che cosa fanno i nostri simili mentre "noi" ci interessiamo al centrosinistra, o alla rivalutazione del renminbi, o alla striscia di Gaza. Che misurino quanto è lontana la vita dei nostri simili da tutto ciò, e insieme che siano il sintomo rivelatore di tutto ciò, il superenalotto e il centrodestra e il crollo delle immatricolazioni delle auto.
Per esempio, lo scorso 20 settembre a Brescia. Un uomo, un padre, nel giorno in cui aveva con sé la bambina di tre anni avuta dalla moglie da cui era separato, è uscito con lei e col suo cagnetto. Sono andati fino al greto del fiume, nel posto dove lui aveva un capanno. Mentre la bambina gli camminava davanti, lui le ha sparato col fucile da caccia, poi ha sparato al cane. Poi ha scritto un biglietto in cui diceva "Vi proteggerò", e che sarebbero stati sempre uniti - la bambina, lui e il cagnolino, forse - e si è ucciso. Non c'è il facile appiglio del raptus, qui. C'è una preparazione meticolosa, complicata come il rompicapo della capra e dei cavoli. Non poteva lasciar vivo il cagnolino, con quella rivelazione del mondo. Non poteva ammazzarlo per primo, perché avrebbe sconvolto la bambina. Dunque doveva uccidere prima lei, e farlo alle spalle, perché non si accorgesse di niente - e fino all'ultimo avrebbe avuto l'aria di un padre che porta la figlioletta e il cane a fare una scampagnata. Per sé, poteva riservare il tempo necessario a stilare il messaggio senza dubitare che la pausa indebolisse la determinazione, e finalmente spararsi. (Il fucile da caccia aveva due colpi? Avrà dovuto ricaricarlo). Ecco, quando alla gente succedono cose atroci, non si sa mai se cogliervi il segno di un destino comune, come una febbre che gli altri hanno preso e può colpire anche noi, oppure una sciagura impensabile e confinata lontano, fra sventura e pazzia.
All'inizio del romanzo di Veronesi San Giuda, un paesino appartato di poche anime nella montagna trentina, viene sconvolto da una strage efferata e inspiegabile. Le vittime sono abbattute nello stesso momento e nello stesso luogo, un bosco, ma ciascuna in un modo diverso, come in una ricapitolazione universale di ferocie e sventure: una violentata e strangolata, una di overdose, una di cancro e una decapitata, una soffocata da un boccone e una espiantata e una suicidata, una sventrata e una sbranata da uno squalo...! Quello che è avvenuto non è solo orrendo, è impossibile. Non racconterò altro della trama, e forse ho già detto troppo. Ma mi sono chiesto, appunto, se Veronesi non abbia voluto, spingendo il suo delitto all'estremo, mostrare come le tante cose terribili che succedono davvero ogni giorno attorno a "noi" e vengono rapidamente rimosse e archiviate sotto il nome di raptus e di pazzia siano esse stesse "impossibili", e nonostante questo, anzi proprio per questo, rivelatrici. La sua strage è così impensabile che quasi tutti, dalle autorità di governo e i magistrati e la polizia alle persone comuni, scelgono di mascherarla e di ricondurla a spiegazioni rassicuranti: com'è rassicurante, non so, il terrorismo islamista...
Qualcuno si rifiuta: un ragazzo strano, una giovane sciatrice e psichiatra cui si è aperta un'antica cicatrice, e un prete - un prete, a differenza del procuratore capo, non ha bisogno di prove, e riconosce "una quintessenza del male". «Erano giorni di una cupezza tremenda, giorni di paura, di buio, di desolazione, e un'ombra malsana pareva veramente essersi allungata sul mondo - o perlomeno sulla porzione di mondo che i nostri occhi riuscivano ad abbracciare... I luoghi in cui vivevamo, non più solo San Giuda, ma anche le valli circostanti, ormai, il Trentino intero, forse l'Italia stessa, erano percepiti in un tutt'uno col senso di morte e d'impotenza che la strage aveva come sciolto nell'aria, e che veniva respirato. Anni dopo si è saputo che i sei mesi successivi alla strage registrarono l'impennata storica di partenze dall'Italia, mentre il numero di bambini concepiti in quello stesso semestre subì un crollo senza precedenti»...
La strage paradossale e innaturale assomiglia alla peste di Milano o di Orano, una malattia del mondo e un castigo di Dio. Come un atterraggio degli alieni, come la monnezza a Napoli. Come il Diluvio. «Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male». Ogni tanto qualcuno, con invidiabile confidenza positivista, prova a spiegare scientificamente la risalita delle acque sulla terra e le cateratte del cielo. Le acque coprirono i monti e ogni essere che era sulla terra - tranne Noè e i suoi - venne sterminato. Avrebbe potuto succedere, allora, che uno squalo addentasse una paesana sulle Dolomiti. Il Signore è uno degli scioglimenti possibili dell'eterno libro giallo, l'autore pentito e il castigatore del male sulla terra.
XY è capace di tenere lettrice e lettore col fiato sospeso, ma non è un giallo. La differenza fra un libro giallo e il castigo (di Dio) sta nel fatto che il giallo svela l'assassino e scioglie l'enigma. Il castigo (di Dio) è l'enigma. Una volta che abbiate letto XY, potremo discutere se questo sia il punto debole o il punto forte della sua conclusione, o le due cose insieme. E se l'Italia delle cronache quotidiane sia il bosco di San Giuda, e come far in modo che le cicatrici smettano di riaprirsi. >
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A Cosima Di Tommaso e Agnese Napoletti piace questo elemento..
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Ieri notte ho finito di leggere questo romanzo....dopo i suoi "Baci scagliati altrove" che erano arrivati dritti dritti dentro la mia anima,ci ho pensato un po' e ho deciso di leggere questo libro comprato appena uscito e lasciato in attesa,insieme a molti (troppi) altri. Di XY avevo letto recensioni discordanti,DOPO averlo comprato,ovviamente (non leggo mai le recensioni dei libri PRIMA,mi affido al mio istinto e preferisco scegliere liberamente,fosse per me i lanci pubblicitari o le sassaiole potrebbero risparmiarsele).Beh,che dirvi...è un libro quasi perfetto.Luminoso,doloroso,con dei personaggi forti,memorabili.Un libro impossibile,a volte.Un libro che sembra un noir o un giallo ma NON è un giallo.E' un libro sul MALE,sulle nostre peggori PAURE e suscita profonde riflessioni sul dolore e sul terrore di ogni giorno, in un gorgo vertiginoso che sembra quasi trascinarci nell'abisso.Un romanzo che fa pensare,discutere con se stessi,che ad ognuno di noi può mostrare qualcosa.Ho trovato un'interessante recensione di Adriano Sofri che vi posto volentieri perchè secondo me coglie il senso profondo di questo bel libro di Veronesi.
<Certi pensieri che pensiamo si fanno invadenti fino a rischiare l'ossessione, e a voler ricondurre a sé tutto il resto. Mi è successo col nuovo forte romanzo di Sandro Veronesi, XY (Fandango, pagg. 424, euro 19,50), che ho appena letto, chiedendomi se non abbia preso le mosse anche lui da pensieri simili. Mi succede del resto da un pò di tempo con la cronaca nera, forse perché me n'ero sempre occupato pochissimo. I grandi indagatori dell'animo umano, Stendhal e Balzac e Dostoevskij, si nutrivano di resoconti di delitti e gazzette dei tribunali. Non era il mio genere, e nemmeno i libri gialli.
Sbagliavo: i cronisti di nera sono i corrispondenti di guerra del tempo di pace. Ora certi fatti terribili mi colpiscono. Quanto più sono mostruosi, tanto più mi fanno venire in mente l'espressione "i nostri simili". Mi sembra che pretendano attenzione: siamo noi, i tuoi simili. Che avvertano: ecco che cosa fanno i nostri simili mentre "noi" ci interessiamo al centrosinistra, o alla rivalutazione del renminbi, o alla striscia di Gaza. Che misurino quanto è lontana la vita dei nostri simili da tutto ciò, e insieme che siano il sintomo rivelatore di tutto ciò, il superenalotto e il centrodestra e il crollo delle immatricolazioni delle auto.
Per esempio, lo scorso 20 settembre a Brescia. Un uomo, un padre, nel giorno in cui aveva con sé la bambina di tre anni avuta dalla moglie da cui era separato, è uscito con lei e col suo cagnetto. Sono andati fino al greto del fiume, nel posto dove lui aveva un capanno. Mentre la bambina gli camminava davanti, lui le ha sparato col fucile da caccia, poi ha sparato al cane. Poi ha scritto un biglietto in cui diceva "Vi proteggerò", e che sarebbero stati sempre uniti - la bambina, lui e il cagnolino, forse - e si è ucciso. Non c'è il facile appiglio del raptus, qui. C'è una preparazione meticolosa, complicata come il rompicapo della capra e dei cavoli. Non poteva lasciar vivo il cagnolino, con quella rivelazione del mondo. Non poteva ammazzarlo per primo, perché avrebbe sconvolto la bambina. Dunque doveva uccidere prima lei, e farlo alle spalle, perché non si accorgesse di niente - e fino all'ultimo avrebbe avuto l'aria di un padre che porta la figlioletta e il cane a fare una scampagnata. Per sé, poteva riservare il tempo necessario a stilare il messaggio senza dubitare che la pausa indebolisse la determinazione, e finalmente spararsi. (Il fucile da caccia aveva due colpi? Avrà dovuto ricaricarlo). Ecco, quando alla gente succedono cose atroci, non si sa mai se cogliervi il segno di un destino comune, come una febbre che gli altri hanno preso e può colpire anche noi, oppure una sciagura impensabile e confinata lontano, fra sventura e pazzia.
All'inizio del romanzo di Veronesi San Giuda, un paesino appartato di poche anime nella montagna trentina, viene sconvolto da una strage efferata e inspiegabile. Le vittime sono abbattute nello stesso momento e nello stesso luogo, un bosco, ma ciascuna in un modo diverso, come in una ricapitolazione universale di ferocie e sventure: una violentata e strangolata, una di overdose, una di cancro e una decapitata, una soffocata da un boccone e una espiantata e una suicidata, una sventrata e una sbranata da uno squalo...! Quello che è avvenuto non è solo orrendo, è impossibile. Non racconterò altro della trama, e forse ho già detto troppo. Ma mi sono chiesto, appunto, se Veronesi non abbia voluto, spingendo il suo delitto all'estremo, mostrare come le tante cose terribili che succedono davvero ogni giorno attorno a "noi" e vengono rapidamente rimosse e archiviate sotto il nome di raptus e di pazzia siano esse stesse "impossibili", e nonostante questo, anzi proprio per questo, rivelatrici. La sua strage è così impensabile che quasi tutti, dalle autorità di governo e i magistrati e la polizia alle persone comuni, scelgono di mascherarla e di ricondurla a spiegazioni rassicuranti: com'è rassicurante, non so, il terrorismo islamista...
Qualcuno si rifiuta: un ragazzo strano, una giovane sciatrice e psichiatra cui si è aperta un'antica cicatrice, e un prete - un prete, a differenza del procuratore capo, non ha bisogno di prove, e riconosce "una quintessenza del male". «Erano giorni di una cupezza tremenda, giorni di paura, di buio, di desolazione, e un'ombra malsana pareva veramente essersi allungata sul mondo - o perlomeno sulla porzione di mondo che i nostri occhi riuscivano ad abbracciare... I luoghi in cui vivevamo, non più solo San Giuda, ma anche le valli circostanti, ormai, il Trentino intero, forse l'Italia stessa, erano percepiti in un tutt'uno col senso di morte e d'impotenza che la strage aveva come sciolto nell'aria, e che veniva respirato. Anni dopo si è saputo che i sei mesi successivi alla strage registrarono l'impennata storica di partenze dall'Italia, mentre il numero di bambini concepiti in quello stesso semestre subì un crollo senza precedenti»...
La strage paradossale e innaturale assomiglia alla peste di Milano o di Orano, una malattia del mondo e un castigo di Dio. Come un atterraggio degli alieni, come la monnezza a Napoli. Come il Diluvio. «Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male». Ogni tanto qualcuno, con invidiabile confidenza positivista, prova a spiegare scientificamente la risalita delle acque sulla terra e le cateratte del cielo. Le acque coprirono i monti e ogni essere che era sulla terra - tranne Noè e i suoi - venne sterminato. Avrebbe potuto succedere, allora, che uno squalo addentasse una paesana sulle Dolomiti. Il Signore è uno degli scioglimenti possibili dell'eterno libro giallo, l'autore pentito e il castigatore del male sulla terra.
XY è capace di tenere lettrice e lettore col fiato sospeso, ma non è un giallo. La differenza fra un libro giallo e il castigo (di Dio) sta nel fatto che il giallo svela l'assassino e scioglie l'enigma. Il castigo (di Dio) è l'enigma. Una volta che abbiate letto XY, potremo discutere se questo sia il punto debole o il punto forte della sua conclusione, o le due cose insieme. E se l'Italia delle cronache quotidiane sia il bosco di San Giuda, e come far in modo che le cicatrici smettano di riaprirsi. >
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