è sempre mari è. sia chiaro. e i devoti al culto, aficionados nevrotici da ogni donde, pronti a ricaricare -leggendo mari- i propri ricordi di gioventù, densi di solitudine e parossismi, kafkianità miste a squarci di morettismo, ci troveranno pane per i loro denti. per questi c'è spazio di identific
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è sempre mari è. sia chiaro. e i devoti al culto, aficionados nevrotici da ogni donde, pronti a ricaricare -leggendo mari- i propri ricordi di gioventù, densi di solitudine e parossismi, kafkianità miste a squarci di morettismo, ci troveranno pane per i loro denti. per questi c'è spazio di identificazione, come c'è stato per me. per chi non ha vissuto stati giovanili di alterazione, autoemarginazione, continua analisi critica e nevrosi da autonarrazione, il libro non potrà che sembrare quello che è: un'operazione letteraria senza schiena, senza un disegno, senza uno scopo. è un diario, lo dice il titolo. l'accesso a quanto vi è di sottinteso (e quindi di artistico) è precluso a tutti fuorchè all'autore, o a chi per coincidenza e a chilometri (e anni!) di distanza ne ha condiviso le inquietudini.
non è male. il "trance de vie" è puntuale, lo spaccato è decisamente completo. manca qualcosa -credo- che ti faccia sbandare e sbucare in un tempo che fu...che è un po' il senso con il quale io mi ci sono avvicinato. occhio alle note, chè è importante isolare i frammenti aggiunti da un bizantino in
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non è male. il "trance de vie" è puntuale, lo spaccato è decisamente completo. manca qualcosa -credo- che ti faccia sbandare e sbucare in un tempo che fu...che è un po' il senso con il quale io mi ci sono avvicinato. occhio alle note, chè è importante isolare i frammenti aggiunti da un bizantino in piena smania di sincretismo cristiano.
Filologia dell'anfibio
è sempre mari è. sia chiaro. e i devoti al culto, aficionados nevrotici da ogni donde, pronti a ricaricare -leggendo mari- i propri ricordi di gioventù, densi di solitudine e parossismi, kafkianità miste a squarci di morettismo, ci troveranno pane per i loro denti. per questi c'è spazio di identific ... (continue)
è sempre mari è. sia chiaro. e i devoti al culto, aficionados nevrotici da ogni donde, pronti a ricaricare -leggendo mari- i propri ricordi di gioventù, densi di solitudine e parossismi, kafkianità miste a squarci di morettismo, ci troveranno pane per i loro denti. per questi c'è spazio di identificazione, come c'è stato per me.
per chi non ha vissuto stati giovanili di alterazione, autoemarginazione, continua analisi critica e nevrosi da autonarrazione, il libro non potrà che sembrare quello che è: un'operazione letteraria senza schiena, senza un disegno, senza uno scopo. è un diario, lo dice il titolo. l'accesso a quanto vi è di sottinteso (e quindi di artistico) è precluso a tutti fuorchè all'autore, o a chi per coincidenza e a chilometri (e anni!) di distanza ne ha condiviso le inquietudini.
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non è male. il "trance de vie" è puntuale, lo spaccato è decisamente completo. manca qualcosa -credo- che ti faccia sbandare e sbucare in un tempo che fu...che è un po' il senso con il quale io mi ci sono avvicinato. occhio alle note, chè è importante isolare i frammenti aggiunti da un bizantino in ... (continue)
non è male. il "trance de vie" è puntuale, lo spaccato è decisamente completo. manca qualcosa -credo- che ti faccia sbandare e sbucare in un tempo che fu...che è un po' il senso con il quale io mi ci sono avvicinato. occhio alle note, chè è importante isolare i frammenti aggiunti da un bizantino in piena smania di sincretismo cristiano.