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Albertarelli…
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- L'amo e la lenza (31)
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By Albertarelli Mario -
Finished on Jun 7, 2010 




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Passo anche io a lasciare il mio saluto.
grazie :) che zweig mi consigli, allora, visto che sei presidente del fan club? mi iscrivo anch'io!
Grazie Piper!! Leggilo, sono sicura che ti piacerà!!^^
proprio così, so che se dovessi guardare prima il film, il libro non lo leggerò più...:)
le atmosfere tipiche frudiane che riguardano i sogni, tipiche dell'inizio secolo scorso, ora fanno un po' sorridere. Certo che allora bastava che una donna sognasse un'amante e rischiava d'essere uccisa...ora le donne le si uccide comunque... Cambiano i tempi ma non gli usi e costumi, quando si tratta di donne!
A me ha lasciato tiepida anche la seconda parte di "divorzio a Buda" mi aspettavo qualcosa di più dopo L'eredità di Eszter
Grazie del fb.
;-)
L'amo e la lenza
Cinque stelle, non perché in futuro sarà annoverato tra i miei libri preferiti, ma perché è un gran bel libro (saggio? manuale autobiografico?) che è stato capace di farsi leggere per duecentosettantaquattro pagine riguardanti, quasi completamente, un argomento del quale non me ne importa assolutame ... (continue)
Cinque stelle, non perché in futuro sarà annoverato tra i miei libri preferiti, ma perché è un gran bel libro (saggio? manuale autobiografico?) che è stato capace di farsi leggere per duecentosettantaquattro pagine riguardanti, quasi completamente, un argomento del quale non me ne importa assolutamente nulla: la pesca. Forse perché quando si è capaci di comunicare qualcosa attraverso la scrittura la passione (e Mario Albertarelli, giornalista professionista negli anni '70, indubbiamente questa capacità l'aveva) è più importante dell'argomento trattato; o forse perché, L'amo e la lenza in fondo non parla solo di pesca, ma anche di natura, di inquinamento, di amore, ma soprattutto di una passione così grande da essere capace di restituire l'entusiasmo per la vita e il desiderio di sfidare continuamente se stessi.
Premessa in una sera del marzo '75
Questo non è un manuale di pesca. Non è neppure un romanzo. È soltanto il ricordo di una vita trascorsa su fiumi, laghi e torrenti nella continua ricerca di un’intima felicità. Avrei potuto intitolarlo “Qualcosa che è mio” ma, attraverso i vetri delle librerie, i pescatori non si sarebbero accorti che il volume era in primo luogo dedicato a loro.
Vivendo giorno per giorno le ore meravigliose della pesca, ho visto i nostri corsi d’acqua e i nostri laghi cedere sempre più sotto la spinta incalzante, inesorabile, dell’inquinamento. Non posso quindi cominciare queste pagine senza dire prima che in giro vi sono molti assassini di fiumi, di laghi, di torrenti.
Uomini che negli ultimi vent’anni si sono ripetutamente macchiati del più grave delitto che un uomo possa commettere: uccidere una parte della natura che li circonda per trarne profitto. Questo delitto è il peggiore perché chi lo compie non ha neppure il buonsenso per capire che, alla fine, uccide se stesso e i propri figli.
Inquinare le acque è un crimine stupido, come è stupido fare la guerra.
Io non accetto la facile e provocatoria teoria di quelli che dicono: “siamo tutti inquinatori, chi più chi meno”.
Respingo questa tesi perché è falsa. Nessuno mi ha mai chiesto se volevo far parte di un mondo pieno di veleni in cambio di qualcosa che altri hanno battezzato benessere. Nessuno lo ha mai chiesto a milioni di altri uomini come me. Se ciò fosse stato fatto, voglio dire, se fossimo stati interpellati, forse avremmo risposto che un simile mondo non ci poteva piacere.
Ma non ci interpellarono.
Li ho incontrati. Sì, li ho incontrati, sulle loro auto lussuose, nei ristoranti alla moda, alle loro feste dove ero invitato. “Facciamo qualcosa” mi dicevano “anche noi amiamo la natura. Abbiamo dovuto costruire fabbriche perché dovevamo rifare l’Italia distrutta dalla guerra. Ma adesso bisogna fare qualcosa.”.
Tutto ciò non corrisponde a verità. Hanno costruito fabbriche pensando esclusivamente al profitto e hanno scaricato nei fiumi, nei laghi e nei torrenti tutto quanto non era produttivo, cioè i veleni.
Di fronte alle proteste della gente civile hanno risposto che tutto veniva fatto in nome del progresso.
Ora la natura si sta già ribellando ed essi dicono “facciamo qualcosa” perché intuiscono, anche senza capire, che la natura potrebbe vendicarsi in maniera violenta. Ma non sanno, non vogliono, non possono fare nulla.
Qualcuno lo dovrà fare mentre loro invecchiano e si spengono tristemente come hanno vissuto. Lo faranno le nuove generazioni, quelle che nasceranno o sono appena nate. Se non lo faranno sarà finita per sempre.
Ecco il link dove poter scaricare il pdf
http://www.spinningonline.it/associazione/lamoelalenza.…