Un cuore semplice**** Inizio e fine lettura 07/08/11
Letto oggi al mare: bello, ma che tristezza! Da non leggere se si è depressi o in vacanza al lago. :-)
La leggenda di san Giuliano l'Ospitaliere***1/2 (sono ancora indecisa, forse quattro!) Inizio e fine lettura 10/08/11
Erodiade*** Inizio e fine lettura 10/08/11
------------------------------------------------------------------------- Lo so, con Flaubert non si scherza, qui si va a toccare uno dei capisaldi della letteratura di tutti i tempi ma: a me, ad esclusione del primo - Un cuore semplice - che è davvero molto bello, questi Tre racconti non hanno fatto fare salti di gioia.
Soprattutto non riesco a cogliere ciò che li lega. L'unica sensazione che ho avuto, aiutata anche dall'introduzione di Baricco, è che Flaubert abbia voluto rappresentare tre aspetti dell'indole umana che io a mia volta mi sono improvvisamente - e impudentemente - ritrovata a racchiudere negli elementi zodiacali: aria, fuoco e terra. Aria come la serva Felicita del primo racconto, così pura e buona di cuore, Fuoco come Giuliano, impulsivo e violento, Terra come Erode Antipa, vigliacco e opportunista. Tremo all'idea di quello che penseranno - e che mi diranno - gli amanti di Flaubert leggendo queste mie parole :-)
Fino a metà libro mi chiedevo cosa lo stessi leggendo a fare: perché insistere quando qualcosa ti respinge. Asettico al punto che immaginavo tutto grigio e nudo, privo di appigli, monastico, d'altronde la vicenda si svolge tutta in un eremo. Un eremo di lusso però, l'Eremo di Zàfer, di quelli dove p
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Fino a metà libro mi chiedevo cosa lo stessi leggendo a fare: perché insistere quando qualcosa ti respinge. Asettico al punto che immaginavo tutto grigio e nudo, privo di appigli, monastico, d'altronde la vicenda si svolge tutta in un eremo. Un eremo di lusso però, l'Eremo di Zàfer, di quelli dove politici e imprenditori, le persone in vista della città, una città non definita, si ritrovano per eseguire "esercizi spirituali" sotto la guida dell'enigmatico burattinaio Don Gaetano. Fino a metà libro, quindi, una storia priva di orpelli, un linguaggio colto, troppo colto, ricco di citazioni nascoste, di riferimenti artistici - d'altra parte il corpo estraneo alla vicenda, il narratore, è un pittore famoso approdato per caso all'eremo - un vago senso di fastidio, di ipocrisia, di finzione. Poi, all'improvviso, si accende. E non è solo un omicidio quello che accende la storia, quanto piuttosto la rappresentazione degli intrighi, dei ricatti, delle verità celate, per dirla alla Pirandello, del gioco delle parti. E tutto senza dire nulla. Ma quel nulla detto in maniera chiarissima.
«Alcun non può saper da chi sia amato, quando felice in su la ruota siede: però c'ha i veri e i finti amici a lato, che mostran tutti una medesma fede. Se poi si cangia in tristo il lieto stato, volta la turba adulatrice il piede; e quel che di cor ama riman forte, ed ama il suo signor dopo la morte.»
A distanza di tre anni e mezzo torno a leggere il 'Thomas Jay' di Alessandra Libutti, nella nuova edizione di Fazi. Che dire, oltre al fatto che sono felice per questa autrice conosciuta attraverso il gruppo 'Due chiacchiere con gli autori' proprio qui su aNobii e ora approdata ad una casa editrice
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A distanza di tre anni e mezzo torno a leggere il 'Thomas Jay' di Alessandra Libutti, nella nuova edizione di Fazi. Che dire, oltre al fatto che sono felice per questa autrice conosciuta attraverso il gruppo 'Due chiacchiere con gli autori' proprio qui su aNobii e ora approdata ad una casa editrice di grande notorietà? Soprattutto 'brava!' e bravi anche a Fazi che ha realizzato un book-trailer degno di tale nome: se non avessi già letto questo romanzo e se non avessi già deciso di rileggerlo, dopo averlo visto non avrei saputo resistere.
[19 luglio 2012] Dopo averlo letto nuovamente, posso dire che Thomas Jay è sempre Thomas Jay. Aggiungo solamente, al commento che feci dopo la prima lettura e che riporto qui sotto, che è proprio uno di quei personaggi, come scriveva Salinger, dei quali vorresti sapere tutto, ma proprio tutto, o anche solo avere la possibilità di telefonargli per chiedergli come sta. È dannazione e tormento, espiazione e riconciliazione, rabbia e dolcezza in un'altalena continua di sentimenti contrastanti, ma anche luce fortissima, accecante, come quella che solo chi esce dalle tenebre può riuscire a vedere: In the Thim, in the Light, come il titolo del romanzo culto di Thomas Jay, scrittore maledetto dalla vita e baciato dal genio creativo, adolescente incompreso dalla società e uomo cresciuto in cattività. Ed io vorrei tanto leggerlo, In the Thim, in the Light, anche se non esiste. Ma siamo poi davvero sicuri che non esista? Chissà che Alessandra Libutti, della quale una volta di più ho apprezzato una scrittura colta e raffinata ma capace di suscitare emozioni, non l'abbia incontrato davvero e che non custodisca nei suoi cassetti stralci dei suoi capolavori, oppure che ciascuno di noi in fondo non l'abbia scritto dentro di sé.
«Quando ero bambino in Toscana mi divertivo a inseguire i treni. Correvo, correvo a perdifiato finché non li vedevo sparire. Per anni ho pensato che la mia vita fosse proprio come quel treno che fuggiva via, senza che riuscissi mai a toccarlo. Ma ora so che mi sbagliavo. La vita non è il treno, è la corsa.»
[3 gennaio 2009] thomas jay scende all'inferno e poi inizia a risalire, lentamente, a volte cadendo anche più in basso. la sua vita è un viaggio interiore attraverso il rifiuto, il dolore, la rabbia e l'ineluttabilità delle cose, alla ricerca soprattutto di se stesso e di un suo posto nel mondo. thomas jay legge e cresce attraverso i grandi classici, assimilando dante e dickens, respirando proust e dostoevskij; scrive e nella scrittura trova la sua forza, attraverso una lunga corsa che sembra non finire mai, scalando una montagna che sembra non avere una vetta. quella lunga corsa e quella montagna senza vetta che sono metaforicamente la storia della sua vita e che gli consentiranno di fermarsi solo quando avrà capito che non saranno né la rassegnazione né la redenzione a salvarlo, ma solo la riconciliazione con se stesso e l'apertura verso il mondo.
Tre racconti
Un cuore semplice****
Inizio e fine lettura 07/08/11
Letto oggi al mare: bello, ma che tristezza!
Da non leggere se si è depressi o in vacanza al lago. :-)
La leggenda di san Giuliano l'Ospitaliere***1/2 (sono ancora indecisa, forse quattro!)
Inizio e fine lettura 10/08/11
Erodia ... (continue)
Un cuore semplice****
Inizio e fine lettura 07/08/11
Letto oggi al mare: bello, ma che tristezza!
Da non leggere se si è depressi o in vacanza al lago. :-)
La leggenda di san Giuliano l'Ospitaliere***1/2 (sono ancora indecisa, forse quattro!)
Inizio e fine lettura 10/08/11
Erodiade***
Inizio e fine lettura 10/08/11
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Lo so, con Flaubert non si scherza, qui si va a toccare uno dei capisaldi della letteratura di tutti i tempi ma: a me, ad esclusione del primo - Un cuore semplice - che è davvero molto bello, questi Tre racconti non hanno fatto fare salti di gioia.
Soprattutto non riesco a cogliere ciò che li lega.
L'unica sensazione che ho avuto, aiutata anche dall'introduzione di Baricco, è che Flaubert abbia voluto rappresentare tre aspetti dell'indole umana che io a mia volta mi sono improvvisamente - e impudentemente - ritrovata a racchiudere negli elementi zodiacali: aria, fuoco e terra.
Aria come la serva Felicita del primo racconto, così pura e buona di cuore, Fuoco come Giuliano, impulsivo e violento, Terra come Erode Antipa, vigliacco e opportunista.
Tremo all'idea di quello che penseranno - e che mi diranno - gli amanti di Flaubert leggendo queste mie parole :-)
Tre metri sopra il cielo
Tokyo Blues
Uno dei libri più belli che abbia mai letto, tra i primi cinque della mia vita: bello, bello, bello!
Todo modo
Fino a metà libro mi chiedevo cosa lo stessi leggendo a fare: perché insistere quando qualcosa ti respinge.continue)
Asettico al punto che immaginavo tutto grigio e nudo, privo di appigli, monastico, d'altronde la vicenda si svolge tutta in un eremo. Un eremo di lusso però, l'Eremo di Zàfer, di quelli dove p ... (
Fino a metà libro mi chiedevo cosa lo stessi leggendo a fare: perché insistere quando qualcosa ti respinge.
Asettico al punto che immaginavo tutto grigio e nudo, privo di appigli, monastico, d'altronde la vicenda si svolge tutta in un eremo. Un eremo di lusso però, l'Eremo di Zàfer, di quelli dove politici e imprenditori, le persone in vista della città, una città non definita, si ritrovano per eseguire "esercizi spirituali" sotto la guida dell'enigmatico burattinaio Don Gaetano.
Fino a metà libro, quindi, una storia priva di orpelli, un linguaggio colto, troppo colto, ricco di citazioni nascoste, di riferimenti artistici - d'altra parte il corpo estraneo alla vicenda, il narratore, è un pittore famoso approdato per caso all'eremo - un vago senso di fastidio, di ipocrisia, di finzione.
Poi, all'improvviso, si accende. E non è solo un omicidio quello che accende la storia, quanto piuttosto la rappresentazione degli intrighi, dei ricatti, delle verità celate, per dirla alla Pirandello, del gioco delle parti. E tutto senza dire nulla. Ma quel nulla detto in maniera chiarissima.
«Alcun non può saper da chi sia amato,
quando felice in su la ruota siede:
però c'ha i veri e i finti amici a lato,
che mostran tutti una medesma fede.
Se poi si cangia in tristo il lieto stato,
volta la turba adulatrice il piede;
e quel che di cor ama riman forte,
ed ama il suo signor dopo la morte.»
(Orlando Furioso)
Thomas Jay
A distanza di tre anni e mezzo torno a leggere il 'Thomas Jay' di Alessandra Libutti, nella nuova edizione di Fazi. Che dire, oltre al fatto che sono felice per questa autrice conosciuta attraverso il gruppo 'Due chiacchiere con gli autori' proprio qui su aNobii e ora approdata ad una casa editrice ... (continue)
A distanza di tre anni e mezzo torno a leggere il 'Thomas Jay' di Alessandra Libutti, nella nuova edizione di Fazi. Che dire, oltre al fatto che sono felice per questa autrice conosciuta attraverso il gruppo 'Due chiacchiere con gli autori' proprio qui su aNobii e ora approdata ad una casa editrice di grande notorietà? Soprattutto 'brava!' e bravi anche a Fazi che ha realizzato un book-trailer degno di tale nome: se non avessi già letto questo romanzo e se non avessi già deciso di rileggerlo, dopo averlo visto non avrei saputo resistere.
In catena qui http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=3191977#new_…
http://youtu.be/W6i8HSd_1ag
A metà di questo link http://www.anobii.com/books/Thomas_Jay/9788860380159/01… c'è, dovrebbe esserci, il mio commento del 2009.
[19 luglio 2012]
Dopo averlo letto nuovamente, posso dire che Thomas Jay è sempre Thomas Jay.
Aggiungo solamente, al commento che feci dopo la prima lettura e che riporto qui sotto, che è proprio uno di quei personaggi, come scriveva Salinger, dei quali vorresti sapere tutto, ma proprio tutto, o anche solo avere la possibilità di telefonargli per chiedergli come sta.
È dannazione e tormento, espiazione e riconciliazione, rabbia e dolcezza in un'altalena continua di sentimenti contrastanti, ma anche luce fortissima, accecante, come quella che solo chi esce dalle tenebre può riuscire a vedere: In the Thim, in the Light, come il titolo del romanzo culto di Thomas Jay, scrittore maledetto dalla vita e baciato dal genio creativo, adolescente incompreso dalla società e uomo cresciuto in cattività. Ed io vorrei tanto leggerlo, In the Thim, in the Light, anche se non esiste.
Ma siamo poi davvero sicuri che non esista? Chissà che Alessandra Libutti, della quale una volta di più ho apprezzato una scrittura colta e raffinata ma capace di suscitare emozioni, non l'abbia incontrato davvero e che non custodisca nei suoi cassetti stralci dei suoi capolavori, oppure che ciascuno di noi in fondo non l'abbia scritto dentro di sé.
«Quando ero bambino in Toscana mi divertivo a inseguire i treni. Correvo, correvo a perdifiato finché non li vedevo sparire. Per anni ho pensato che la mia vita fosse proprio come quel treno che fuggiva via, senza che riuscissi mai a toccarlo. Ma ora so che mi sbagliavo. La vita non è il treno, è la corsa.»
[3 gennaio 2009]
thomas jay scende all'inferno e poi inizia a risalire, lentamente, a volte cadendo anche più in basso.
la sua vita è un viaggio interiore attraverso il rifiuto, il dolore, la rabbia e l'ineluttabilità delle cose, alla ricerca soprattutto di se stesso e di un suo posto nel mondo.
thomas jay legge e cresce attraverso i grandi classici, assimilando dante e dickens, respirando proust e dostoevskij; scrive e nella scrittura trova la sua forza, attraverso una lunga corsa che sembra non finire mai, scalando una montagna che sembra non avere una vetta. quella lunga corsa e quella montagna senza vetta che sono metaforicamente la storia della sua vita e che gli consentiranno di fermarsi solo quando avrà capito che non saranno né la rassegnazione né la redenzione a salvarlo, ma solo la riconciliazione con se stesso e l'apertura verso il mondo.