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- 11, Emerald Street (76)
- By Hugh O'Donnell
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- 84, Charing Cross Road (658)
- By Helene Hanff
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- Accabadora (5733)
- By Michela Murgia
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Finished on Jan 14, 2011





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- Acciaio (6575)
- By Silvia Avallone
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Finished on Jul 18, 2010





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Anna e Francesca hanno 13, sono amiche per la pelle e vivono nei casermoni di Via Stalingrado a Piombino. “Stalingrado” è un quartiere operaio, fatto di uomini che si spezzano la schiena nelle vicine Acciaierie Lucchini, casalinghe alle prese con scarni bilancio familiari, appartamenti angusti riars ... (continue)
- — Jul 21, 2010 | Add your feedback
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- Acqua agli elefanti (854)
- By Sara Gruen
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- Addio, miss Marple (1205)
- By Agatha Christie
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- Aglio e zaffiri (219)
- Vita segreta di una gastronoma mascherata
- By Ruth Reichl
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- Agnes Browne mamma (2136)
- By Brendan O'Carroll
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- Agnes Browne nonna (856)
- By Brendan O'Carroll
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- Agnes Browne ragazza (810)
- By Brendan O'Carroll
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Finished on Nov 15, 2010





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- Aiuto, Poirot! (1400)
- By Agatha Christie
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- Album di famiglia (408)
- By Renate Dorrestein
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- Alla deriva (920)
- By Agatha Christie
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- Alla fine del silenzio (512)
- By Charlotte Link
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- Almeno il cappello (1300)
- By Andrea Vitali
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Finished on Sep 9, 2009





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Magari Vitali fosse il mio medico... -
... adducendo doloretti vari sarei sempre nel suo ambulatorio con la malcelata intenzione di carpire racconti su racconti!
Grande narratore il Vitali, le sue storie, sono come le fotografie in bianco e nero, i bei film di una volta con i grandi attori del passato.
Ancora una volta è riusc ... (continue) - — Sep 10, 2009 | 1 feedback
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Accabadora
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Maria è l’ultima nata di casa Listru, “ultima” nel vero senso della parola, quella non cercata e non voluta. Anna Maria, la madre, rimasta vedova quando Maria compie 6 anni, non ha mezzi né voglia di crescerla, lei che di figlie ne ha già tre e non più bambine. Maria diventa così una “fill’e anima” ... (continue)
Maria è l’ultima nata di casa Listru, “ultima” nel vero senso della parola, quella non cercata e non voluta. Anna Maria, la madre, rimasta vedova quando Maria compie 6 anni, non ha mezzi né voglia di crescerla, lei che di figlie ne ha già tre e non più bambine. Maria diventa così una “fill’e anima” trasferendosi a vivere in casa di Bonaria Urrai, la sarta, anziana e benestante donna molto conosciuta in paese. Quali siano i motivi per i quali Bonaria abbia accettato di “adottare” la piccola Maria rimangono un mistero che a Soreni si fatica a comprendere e che fomenta maldicenze. Tuttavia, la ragione è la più semplice possibile. La vecchia farà crescere Maria facendone la sua erede in cambio di compagnia, di affetto e di aiuto per quando sarà lei ad averne bisogno. Per la bambina inizia così una nuova vita fatta di attenzioni e di rispetto, quasi una rinascita, se si considera che per la vera madre era stata solamente un fardello, un ingombrante nulla. Gli anni passano e Maria si affaccia all’adolescenza ed ai primi turbamenti ma, soprattutto, comincia ad avvertire un alone di mistero intorno alla figura di Bonaria. Perché ci sono notti in cui la vecchia sarta esce furtivamente di casa, sempre di nero vestita, per farvi rientro solamente all’alba? Perché la gente del paese ha, nei suoi confronti, un timore riverenziale, quasi la paura di guardarla negli occhi? In fondo lei è solamente una sarta. Quello che Maria ancora non sa, ma che presto scoprirà a causa di un avvenimento che le cambierà per sempre la vita, è che Bonaria Urrai, oltre a cucire vestiti, conforta le anime, conosce i sortilegi e le fatture e, quando è strettamente necessario, entra nelle case per portare, con tocco lieve e misericordioso, una morte pietosa a coloro che, vinti dalla malattia o dalla vecchiaia, non ce la fanno proprio più. Perché Bonaria Urrai è “l’accabadora”, l’ultima madre. Con “L’Accabadora” Michela Murgia ci regala un romanzo forte, passionale e vivido come lo è la Sardegna e la sua gente. Questo libro, forte di un linguaggio scarno ma poetico insieme, anche se ambientato negli anni ’50, affronta con coraggio e dignità un tema controverso e di grande attualità: quello dell’eutanasia, del libero arbitrio, del diritto di ogni persona di poter decidere il momento in cui è giusto porre fine alle proprie sofferenze. Un bel libro questo, che tocca le corde del cuore e della ragione e che ci lascia con non pochi interrogativi sui quali riflettere.
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