i popoli più o meno sono rappresentati dagli Stati che hanno istituito; e questi Stati dai governi che li guidano. il privato cittadino ha modo durante la guerra di persuadersi con terrore di un fatto che già forse in tempo di pace aveva intuito: lo Stato ha interdetto al singolo l'uso dell'ingiusti
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i popoli più o meno sono rappresentati dagli Stati che hanno istituito; e questi Stati dai governi che li guidano. il privato cittadino ha modo durante la guerra di persuadersi con terrore di un fatto che già forse in tempo di pace aveva intuito: lo Stato ha interdetto al singolo l'uso dell'ingiustizia, non perché intenda sopprimerla, ma solo perché vuole monopolizzarla, come il sale e i tabacchi. lo Stato in guerra ritiene per sé lecite ingiustizie e violenze che disonorerebbero il singolo privato. si serve contro il nemico non solo di una legittima astuzia, ma anche della cosciente menzogna e dell'inganno intenzionale e cioé di una misura che sembra sorpassare tutto ciò che è stato fatto nelle guerre precedenti. lo Stato chiede ai suoi cittadini la massima obbedienza e il massimo sacrificio, ma li tratta poi da minorenni, esagerando nella segretezza e sottoponendo ogni manifestazione ed espressione del pensiero ad una censura che rende coloro che sono stati intellettualmente repressi indifesi di fronte a qualsiasi situazione sfavorevole che possa determianarsi e a qualsiasi voce pessimistica che possa essere propalata. lo stato sciogle ogni convenzione e trattato stipulato con altri Stati, e non teme di confessare la propria rapacità e cupidigia di potenza: il cittadino è tenuto ad approvare tutto ciò in nome del patriottismo.
la guerra elimina le sedimentazioni della cività e costringe al ritorno dell'uomo primitivo. ci costringe nuovamente ad essere eroi incapaci di credere alla nostra morte; ci addita gli stranieri come nemici, a cui siamo costretti a recare od augurare la morte; ci invita a sopportare con serenità la morte di persone care. ma essa, la guerra, non si lascia sopprimere; fintanto che le condizioni di vita dei popoli saranno tanto diverse, e l'astio fra essi tanto profondo, dovranno pur esservi guerre ...
Perché la guerra?
i popoli più o meno sono rappresentati dagli Stati che hanno istituito; e questi Stati dai governi che li guidano. il privato cittadino ha modo durante la guerra di persuadersi con terrore di un fatto che già forse in tempo di pace aveva intuito: lo Stato ha interdetto al singolo l'uso dell'ingiusti ... (continue)
i popoli più o meno sono rappresentati dagli Stati che hanno istituito; e questi Stati dai governi che li guidano. il privato cittadino ha modo durante la guerra di persuadersi con terrore di un fatto che già forse in tempo di pace aveva intuito: lo Stato ha interdetto al singolo l'uso dell'ingiustizia, non perché intenda sopprimerla, ma solo perché vuole monopolizzarla, come il sale e i tabacchi. lo Stato in guerra ritiene per sé lecite ingiustizie e violenze che disonorerebbero il singolo privato. si serve contro il nemico non solo di una legittima astuzia, ma anche della cosciente menzogna e dell'inganno intenzionale e cioé di una misura che sembra sorpassare tutto ciò che è stato fatto nelle guerre precedenti. lo Stato chiede ai suoi cittadini la massima obbedienza e il massimo sacrificio, ma li tratta poi da minorenni, esagerando nella segretezza e sottoponendo ogni manifestazione ed espressione del pensiero ad una censura che rende coloro che sono stati intellettualmente repressi indifesi di fronte a qualsiasi situazione sfavorevole che possa determianarsi e a qualsiasi voce pessimistica che possa essere propalata. lo stato sciogle ogni convenzione e trattato stipulato con altri Stati, e non teme di confessare la propria rapacità e cupidigia di potenza: il cittadino è tenuto ad approvare tutto ciò in nome del patriottismo.
la guerra elimina le sedimentazioni della cività e costringe al ritorno dell'uomo primitivo. ci costringe nuovamente ad essere eroi incapaci di credere alla nostra morte; ci addita gli stranieri come nemici, a cui siamo costretti a recare od augurare la morte; ci invita a sopportare con serenità la morte di persone care. ma essa, la guerra, non si lascia sopprimere; fintanto che le condizioni di vita dei popoli saranno tanto diverse, e l'astio fra essi tanto profondo, dovranno pur esservi guerre ...