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- Memoriale del convento (1304)
- By José Saramago
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Reading since Aug 30, 2009




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- Sprechi. Il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare (7)
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Finished on Dec 23, 2009




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- Diario di fiume e altre storie (37)
- By Gipi
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Finished on Dec 16, 2009




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Diario di fiume e altre storie



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gipi è sempre gipi. anche quando qui son solo appunti, storielle.
segnalo diario di un fiume,il pugile, i funghi, dramma marocchino, ragazza di plastica. - — Dec 17, 2009 | Add your feedback
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- La nostra guerra (59)
- By Enrico Brizzi
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Finished on Dec 12, 2009




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Continua il gioco con la storia e i "what if ...". In "L'inatesa piega degli eventi" immaginava un'Italia vincitrice della II guerra mondiale con Mussolini dalla parte dei buoni insieme agli Alleati che si godeva boom economico e Olimpiadi di roma '60. Ora invece come un prequel torna durante la gue ... (continue)
- — Dec 13, 2009 | Add your feedback
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- Altai (511)
- By Wu Ming
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Finished on Nov 29, 2009




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Dopo dieci anni i WuMing ripartono dove era finito Q, il primo romanzo del collettivo di scrittori bolognesi. In Q l'anonimo protagonista aveva attraversato tutte le guerre di religione che sconvolsero il '500 in Europa, braccato sempre dall'oscuro funzionario dell'inquisizione papale. Ora il protag ... (continue)
- — Dec 1, 2009 | Add your feedback
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- L'Aleph (3509)
- By Jorge Luis Borges
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Finished on Nov 11, 2009




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- La Musica Liberata (25)
- By Luca Castelli
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Finished on Oct 31, 2009




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la liberazione della musica è segnata da tre eventi: napster e la nascita del filesharing, l'invenzione dell'ipod, i radiohead che pubblicano il loro album in rete scaricabile con un offerta libera prima ancora di arrivare nei negozi. da qui in poi chi vuole sentire musica può accedere facilmente a ... (continue)
- — Oct 22, 2009 | Add your feedback
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- Mentre la mamma è al lavor…
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- Mentre la mamma è al lavoro... (3)
- By Silvia Teodosi
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Finished on Oct 24, 2009




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Un po' di pazien-
za! -
- Un po' di pazienza! (2)
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Finished on Oct 24, 2009
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Un po' di pazien-
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- Lunar Park (785)
- By Bret Easton Ellis
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Finished on Sep 14, 2009




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cosa potrebbe far più paura e disgusto di american psycho? facile: che Patrick Bateman si materializzi e ingaggi una battaglia contro il suo medesimo inventore, lo scrittore. una lotta in cui l'autore dovrà affrontare non solo le mostruose creature della sua fantasia, ma anche dovrà risolvere l'imp ... (continue)
- — Sep 15, 2009 | Add your feedback
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- Il sentiero dei nidi di ragno (5788)
- By Italo Calvino
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Finished on Sep 6, 2009




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- Assassino del padre (20)
- Il caso del fotografo Philipp Halsmann
- By Martin Pollack
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Finished on Aug 29, 2009




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Philipp Halsmann è uno dei più grandi fotografi del mondo, per anni ha creato le copertine di Life settimanale americano tra i più noti e venduti. I suoi ritratti di Kennedy, di Marylin, di Hitchcock sono impressi nell'immaginario popolare.
Nella vita di Halsmann resta però il mistero della mo ... (continue) - — Aug 31, 2009 | Add your feedback
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Sprechi. Il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare
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P. Secondo Stuart lo spreco del cibo non solo è profondamente ingiusto e immorale, ma è anche un enorme danno economico e un pericolo per la sopravvivenza dell'ecosistema del pianeta.<br />Il risultato delle sue indagini, condotte in mezzo mondo (Europa, Stati Uniti, Russia, Pakistan, India, C ... (continue)
P. Secondo Stuart lo spreco del cibo non solo è profondamente ingiusto e immorale, ma è anche un enorme danno economico e un pericolo per la sopravvivenza dell'ecosistema del pianeta.<br />Il risultato delle sue indagini, condotte in mezzo mondo (Europa, Stati Uniti, Russia, Pakistan, India, Cina, Corea del Sud e Giappone) è sconcertante: il sistema della grande distribuzione arriva a distruggere nei paesi Occidentali ed "economicamente progrediti" circa un terzo del cibo prodotto. Come è arrivato a calcolare questo dato?<br />ST.Si può fare un calcolo empirico sullo spreco misurandolo in supermercati, abitazioni etc... Ma è molto difficile, io invece ho preferito fare una semplice differenza tra cibo prodotto e consumato. In Italia ad esempio c'è un 188% di cibo in surplus rispetto alle effettive necessità.</p><p>P.Nel libro parla spesso della contraddizione tra la sovrabbondanza di cibo nei paesi occidentali e la povertà e fame del mondo che secondo il recente rapporto della FAO (Food Alimentation Organization), colpisce un miliardo di persone. Come si è arrivati a questo paradosso e soprattutto come se ne esce?<br />ST.Questo miliardo di sottonutriti potrebbe essere sfamato solo con un quarto del cibo sprecato in Occidente. Il rapporto tra utilizzo delle risorse alimentari dei paesi abbienti e poveri è molto stretto e si basa sulle materie prime: il grano in tutto il mondo viene attinto delle stesse fonti e se ne produce secondo l'andamento dei consumi. Se i ricchi lo sprecano è ovvio che non ne resta sufficiente per i poveri. Per questo è cruciale la riduzione dello spreco. Anche nei paesi poveri c'è spreco a causa di carenze di infrastrutture sia nella produzione che nella conservazione del cibo. In India nei mercati ci sono montagne di frutta che rimangono sotto il sole e quindi marciscono prima. Gli investimenti internazionali dovrebbero concentrarsi anche su questi aspetti. Questa di cui parliamo sembrerebbe una tragedia, ma in realtà è una grande opportunità per imparare la riduzione degli sprechi a livello domestico e industrale.</p><p>P.Terzo punto fondamentale del libro sono le conseguenze ambientali di questo spreco, in che modo lo spreco inquina e distrugge l'ambiente?<br />ST.Per produrre cibo c'è bisogno di terre, acqua, gas fossili etc. Meno ne abbiamo necessità, meno sprechiamo. Per irrigare cibo in eccesso negli USA si impiega una quantità di acqua che servirebbe a dar da bere a nove miliardi di persone. Un dato gravissimo se pensiamo a quanti nel mondo non hanno un facile accesso alle risorse idriche. Altro problema è quello della deforestazione che procede inarrestabile per far posto a terreni agricoli. In Asia e Sudamerica in questo modo si estendono le coltivazioni di soia che poi viene spedita in Europa per dar da mangiare agli animali. Riducendo il bisogno di soia, ridurremo anche la deforestazione. Altra cosa, i gas tossici dei rifiuti organici derivati della decomposizione del cibo sono molto più tossici dei gas serra per cui tanto ci preoccupiamo. Mi preme sottolineare come questo si potrebbe risolvere facilmente: rinunciare allo spreco non è difficile. Dobbiamo inoltre pensare allo spreco non solo per gli effetti su di noi, ma in ottica globale: le nostre singole azioni influiscono sull'ambiente di tutto il pianeta.</p><p>P.Stuart ha tratto le conseguenze delle sue teorie. L'abolizione dello spreco alimentare è diventato il suo stile di vita: dai tempi dell'univesità vive utilizzando cibo scartato o in procinto di scadenza. Come ha fatto?<br />ST.Ho cominciato dieci anni fa a nutrirmi con il cibo dei cassonetti dei supermercati. Non lo faccio solo per un'avversione anticonsumistica, ma perchè il cibo è ancora buono ed è ingiusto buttarlo. Incontro tante persone povere o senzatetto che avrebbero bisogno di quel cibo e non capisco queste logiche commerciali. La mia protesta diventa grande perchè i supermercati non donino il cibo che gettano via permettendo a tante persone di mangiarlo in maniera sana senza dover frugare nella spazzatura.Marks & Spencer, una delle catene di supermercati più famose del Regno Unito, riduce il prezzo dei prodotti prossimi alla scadenza: lo spreco è calato del 20%. In un'azienda che produce panini, sandwich, ho proposto di vendere il pane non utilizzato destinato al macero, circa 13mila fette al giorno, ad allevatori che l'hanno comprato come cibo per i loro animali. In questo modo non solo hanno risparmiato le 16£ la tonnellata che pagavano per il servizio discaricato, ma adirittura ora ne ricevono loro 25£, il guadagno è evidente. Noi semplici consumatori dobbiamo pensare alla riduzione dello spreco ancora prima di entrare in un negozio a far la spesa, non farci allettare dalle offerte e dalla sovrabbondanza degli scaffali. LastMinute Market a Bologna propone un'alternativa per i supermercati che donano il cibo non ancora scaduto. LastMinute Market poi redistribuisce ai bisognosi e alle associazioni che operano nel sociale.</p><p>P.Come reagiscono i supermercati e le grandi catene alle proposte di donazione?<br />ST.So bene perchè i supermercati si comportano così. Negli ultimi anni c'è stato un incremento del dono non perchè abbiano capito e condiviso il senso della proposta, le vere motivazioni sono ben altre, cioè la crescente diffusione delle campagne sul cibo sprecato che non fanno buona pubblicità. La beneficienza fa fare bella figura. E inoltre così non pagano per portare al macero i rifiuti, o pagano meno le associazioni caritatevoli che ritirano il cibo ad un prezzo vantaggioso.</p><p>P.E' opinione condivisa che tra i fattori del collasso dell'economia ci sia la natura intrinseca del nostro sistema capitalistico basato su accumulo irrefrenabile e incurante delle reali necessità e quindi degli sprechi. Secondo molti la crisi può essere un modo per riflettere e ridurre le nostre abitudini di consumatori. Ma come segnala James Surowiecki (Internazionale n.819 e NewYorker), il consumo negli USA è sì calato, ma solo ai livelli del 2005.<br />ST.Sicuramente eravamo arrivati ad un livello di consumo altissimo perchè il prezzo del cibo era calato e il redditto invece aumentava. Oggi con la crisi la situazione è capovolta: i prezzi salgono e i redditi scendono. La reazione è quindi sprecare e comprare di meno. Mi faccio però questa domanda: dopo la crisi torneremo a quei livelli o avremmo imparato qualcosa? Sono ottimista: in campo energetico abbiamo imparato molto ricorrendo in questi anni ad energie rinnovabili e meno inquinanti. Ci sono poi ragioni non economiche: il cibo è troppo buono per esser buttato via senza ritegno, ed è troppo legato alla nostra cultura e nostra storia.</p><p>P.Oggi è più facile parlare di ambiente, che sicuramente è di moda.<br />ST.Ci sono segnali incoraggianti. La gente vuole sapere più informazioni sulla provenienza del cibo che consuma. La consapevolezza cresce anche su come ciascuno può cambiare le cose. La nostra voce su un'economia sostenibile ad impatto minore oggi può contare di più.
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