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Commento mio personale e no, non è una recensione (uomo avvisato...) -
Nella mia vita odierna, ma anche iererna, ho sempre pensato che non voglio incontrare gli autori. Di tutto: di una poesia, o di una canzone, o di un quadro. Posso leggere qualche intervista, ma solo se costretta dalla mancanza di altre parole interessanti da sbocconcellare.
Ieri sono stata a un ... (continue ) -
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Sep 17, 2009 |
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Notturno indiano
Non ci si fa mai caso, alle dimensioni di un libro, ma in certi casi sono cruciali: non importa quanto striminzita sia una borsa o una tasca, riuscireste comunque a ficcarcelo dentro.
Questo implica letture alla fermata dell'autobus; due pagine ingurgitate di corsa, tra un bip e l'altro del le ... (continue)
Non ci si fa mai caso, alle dimensioni di un libro, ma in certi casi sono cruciali: non importa quanto striminzita sia una borsa o una tasca, riuscireste comunque a ficcarcelo dentro.
Questo implica letture alla fermata dell'autobus; due pagine ingurgitate di corsa, tra un bip e l'altro del lettore di codici a barre in fila per la cassa del supermercato; passeggiate da fermi sui tapis roulant della stazione più grande d'Italia.
Cioè: è un libro che si muove, tanto per cominciare.
Ci si potrebbe chiedere se si riesca a sentirne l'odore, tra la puzza di smog e le spezie di un kebabbaro, se il catrame appena steso su quel pezzo di strada lo soffocherà. Perché non siamo nel settecento francese e più nessuno va in giro col fazzoletto intriso d'acqua di colonia da portarsi con delicatezza sotto il naso per estraniarsi dai vari contesti olfattivi.
La risposta viene dal buonsenso culinario: gli odori non devono smorzarsi a vicenda, si devono armonizzare.
E così va a finire che mescoli l'India degli anni '60 con un autobus notturno che passa sotto la Piramide Cestia, l'occultismo di Pessoa con le urla di un bimbo filippino in braccio all'ancor più bambina madre, l'atmosfera ovattata e triste di uno scalcinato albergo con l'assolato marciapiede che ti porta a casa carica di buste della spesa.
E io come colonna sonora ci metto "Blu notte" di Paolo Conte, perché alla fine restiamo pur sempre europei. E ci vuole un genovese ubriaco per ricordarci che è perdendoci che -forse- scopriremo nuovi continenti.