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Lettere di condannati a morte della resistenza italiana
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Questa celebre raccolta di Piero Malvezzi (1916-1987) e Giovanni Pirelli (1918-1973), che uscì presso Einaudi nel 1952, va tenuta a portata di mano, letta e riletta, anche soltanto per piccoli assaggi. Perché testimonia non soltanto che cosa fu la Resistenza ma quanto, negli anni della lotta all'inv ... (
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Apr 26, 2011 |
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La mamma di Psycho è lui con la parrucca
Mi chiedono spesso, nelle mie recensioni, di “mettere lo spoiler”. Di segnalare cioè che racconto la trama. Acconsento sempre: a volte per convinzione, a volte soltanto per buon vicinato. Come quando, nelle assemblee di condominio, di fronte alla discussione epocale sui preventivi astronomici per ri ... (continue)
Mi chiedono spesso, nelle mie recensioni, di “mettere lo spoiler”. Di segnalare cioè che racconto la trama. Acconsento sempre: a volte per convinzione, a volte soltanto per buon vicinato. Come quando, nelle assemblee di condominio, di fronte alla discussione epocale sui preventivi astronomici per rifare la facciata, si dà retta all’anziana signora del piano rialzato che interrompe per chiedere all’amministratore di rimproverare la portinaia, perché spettegola con il panettiere. Ma sì, signora, stia sicura che glielo faremo capire.
Per convinzione e per convenzione comunemente accettata, metto lo spoiler nei gialli in cui temo di guastare la sorpresa se racconto chi è l’assassino (ma non lo racconto quasi mai: soltanto quando il racconto non è un enigma e lo svolgimento ha, secondo me, maggiore importanza della soluzione). Per buon vicinato negli altri casi: ma sempre con la sensazione che in questo galateo “politically correct” della lettura ci sia l’ossessione di volere ridurre tutto a plot, a come va a finire. Questa tirannia della trama mi pare sbagliata e corta, riduzione della letteratura a un’estetica da bestseller.
Spesso, fuori dalla trivialliteratur (ma anche all’interno di questa), ripercorrere la trama è un modo per tentare di dipanare i fili del libro. Altrimenti, restano soltanto i (legittimi, per carità: in amore, in guerra e in lettura, di recente anche in finanza, tutto è lecito) folgoranti commenti a caldo che non ti dicono assolutamente niente del libro:
«Wow! Ganza questa Kinsella!!!! ».
«Fichissimo Ammaniti, è sempre il più grande».
«Questo Kundera è il più grande fastidio che ho patito dopo l’appendicite».
Li leggi e ti viene subito voglia di replicare: ma spiegatemi perché, ditemi qualcosa di più, fate in modo che mi faccia un’idea, al diavolo lo spoiler.
Sembra che non si possa, sembra che su ogni parere incomba il fuorigioco virtuale dello spoiler.
Accenni alla cattiva sorte che attende i campioni dell’”Iliade”, Ettore e Achille, Agamennone e Patroclo, e arriva subito il fischio: «Eh no, sembra “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie, e poi non rimase più nessuno: per favore, caro, metti lo spoiler».
Stai riassumendo lo schema della “Divina Commedia”, Inferno Purgatorio Paradiso, e scatta il cartellino giallo: «Ma perché racconti la trama? Ma perché mi dici che sono 99 capitoli? E lo spoiler no?».
A volte le proteste si indirizzano all’autore.
Per la “Bibbia”: «Caro signor Dio, perché dovrei sorbirmi oltre mille pagine, quando vengo a sapere nelle prime dieci righe che il mondo è stato creato in sette giorni? Può per favore diluire il racconto e mettere lo spoiler?».
Per “Cent’anni di solitudine”: «Gabo, ma come si fa? Come si fa, dico io, a cominciare un libro in un modo peggiore di questo? “Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.” Scusa, ma se il plotone di esecuzione è “molti anni dopo”, perché me lo spiattelli alla prima riga? E raccontami del ghiaccio, se proprio devi, ma il plotone di esecuzione mettilo a pagina 200 o dove vuoi, ma non subito. Insomma, ti devo insegnare io come si scrive un libro? E almeno metti lo spoiler, cazzo!».
Insomma, lo vedete da voi, non è un bel vivere.
Contro gli assatanati dello spoiler mi tolgo il gusto di evocare, come un angelo sterminatore, come un giustiziere in calzamaglia, “La mamma di Psycho è lui con la parrucca”, ovvero “Come farsi odiare rivelando i finali dei film”. Un sano esercizio di teppismo.
I boicottaggi meglio riusciti? Quasi tutti. Un piccolo florilegio.
«L’assassino è Nanni Moretti. Non della Morante, purtroppo» (“Bianca”).
«Kevin Spacey decapita la Paltrow. Brad Pitt la prende sportivamente» (“Seven”).
«Bruce Willis è morto e non lo sa. Il bambino gode di ottima salute, invece» (“Il sesto senso”).
«Rosabella era la slitta. Sai che scoop» (“Quarto potere”).
«Arrivano» (“La marcia dei pinguini”).
«Colpo di scena: risorge» (“Gesù di Nazareth”).
«È idiota. Ma cammina sull’acqua» (“Oltre il giardino”).
«Si fanno una vasca in mezzo al mar Rosso» (“I dieci comandamenti”).
«Scappano, riescono a scalare il monte Rushmore e si ritrovano in treno. Pianosequenza, il treno entra in galleria. Celeberrimo simbolo fallico. Sporcaccione» (“Intrigo internazionale”).
«Jack Nicholson diventa parte integrante del labirinto dell’albergo» (“Shining”).
«Prende il volo con l’ombrello tenendo i piedi a papera» (“Mary Poppins”).
Gli autori? Sei ragazzi che hanno fondato un sito, spoilerin.com. Da visitare. Bravi i miei vendicatori: e son soddisfazioni.