bel thriller con risvolti intimistici, non troppo splatter, ambientato nei bassifondi romani, tra tipi da Magliana e commissari un po' scalcagnati, con un finale tutto sommato ben congegnato, nè melenso nè disperato.
un racconto dai toni cupi e a tratti ironici, scritto bene e molto scorrevole.
bel thriller con risvolti intimistici, non troppo splatter, ambientato nei bassifondi romani, tra tipi da Magliana e commissari un po' scalcagnati, con un finale tutto sommato ben congegnato, nè melenso nè disperato.
un racconto dai toni cupi e a tratti ironici, scritto bene e molto scorrevole.
con un bel taglio cinematografico, per chi apprezza il genere.
leggere un testo di Baharier, per quanto porti molto nelle parole scritte delle sue attitudini didascaliche, dà certo soddisfazione minore rispetto al piacere di ascoltare la sua voce - i suoi insegnamenti, verrebbe quasi da dire - dal vivo.
però si tratta sempre di un suo testo, pervaso dalla luce
... (continue)
leggere un testo di Baharier, per quanto porti molto nelle parole scritte delle sue attitudini didascaliche, dà certo soddisfazione minore rispetto al piacere di ascoltare la sua voce - i suoi insegnamenti, verrebbe quasi da dire - dal vivo.
però si tratta sempre di un suo testo, pervaso dalla luce dell'umiltà e dal fervore della fede ma senza la pesantezza della predicazione e l'ansia del proselitismo.
anche un cattolico, perfino un ateo, può trarre ispirazione dalle sue parole, scritte o pronunciate a viva voce.
in questo breve libello introduce il tema fondamentale per l'Ebraismo dell'Alleanza tra Jahveh e il popolo eletto attraverso una spiegazione testuale dei dieci comandamenti mosaici.
l'esegesi procede per vie non sempre, anzi mai, lineari ma anche nei suoi arzigogoli sta il senso del percorso, come per il pellegrinaggio del popolo in fuga dall'Egitto verso la Terra Promessa.
la comprensione in questo caso non è il fine nè tantomeno la fine, ma un punto di partenza.
bel racconto, anche senza il finale tragico che sembra essere il clichè richiesto dal pubblico per questo genere narrativo.
scritto al presente come può esserlo la storia di due ragazzi post adolescenti, ambientata in un paese che si risveglia dal sonno imposto dalla cortina di ferro e si affaccia
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bel racconto, anche senza il finale tragico che sembra essere il clichè richiesto dal pubblico per questo genere narrativo.
scritto al presente come può esserlo la storia di due ragazzi post adolescenti, ambientata in un paese che si risveglia dal sonno imposto dalla cortina di ferro e si affaccia su un mondo nuovo.
Città sporca
bel thriller con risvolti intimistici, non troppo splatter, ambientato nei bassifondi romani, tra tipi da Magliana e commissari un po' scalcagnati, con un finale tutto sommato ben congegnato, nè melenso nè disperato.
un racconto dai toni cupi e a tratti ironici, scritto bene e molto scorrevole.
co ... (continue)
bel thriller con risvolti intimistici, non troppo splatter, ambientato nei bassifondi romani, tra tipi da Magliana e commissari un po' scalcagnati, con un finale tutto sommato ben congegnato, nè melenso nè disperato.
un racconto dai toni cupi e a tratti ironici, scritto bene e molto scorrevole.
con un bel taglio cinematografico, per chi apprezza il genere.
Le dieci parole. Ti racconto il Decalogo come non lo hai mai sentito
leggere un testo di Baharier, per quanto porti molto nelle parole scritte delle sue attitudini didascaliche, dà certo soddisfazione minore rispetto al piacere di ascoltare la sua voce - i suoi insegnamenti, verrebbe quasi da dire - dal vivo.
però si tratta sempre di un suo testo, pervaso dalla luce ... (continue)
leggere un testo di Baharier, per quanto porti molto nelle parole scritte delle sue attitudini didascaliche, dà certo soddisfazione minore rispetto al piacere di ascoltare la sua voce - i suoi insegnamenti, verrebbe quasi da dire - dal vivo.
però si tratta sempre di un suo testo, pervaso dalla luce dell'umiltà e dal fervore della fede ma senza la pesantezza della predicazione e l'ansia del proselitismo.
anche un cattolico, perfino un ateo, può trarre ispirazione dalle sue parole, scritte o pronunciate a viva voce.
in questo breve libello introduce il tema fondamentale per l'Ebraismo dell'Alleanza tra Jahveh e il popolo eletto attraverso una spiegazione testuale dei dieci comandamenti mosaici.
l'esegesi procede per vie non sempre, anzi mai, lineari ma anche nei suoi arzigogoli sta il senso del percorso, come per il pellegrinaggio del popolo in fuga dall'Egitto verso la Terra Promessa.
la comprensione in questo caso non è il fine nè tantomeno la fine, ma un punto di partenza.
Pura anarchia
nulla di che, la serie di storielle strampalate da knickerbocker kosher, da vero newyorkese purosangue non reggono alla lettura.
divertenti anche, ma forse renderebbero di più come minisceneggiature.
o anche no.
Dialoghi con Leucò
versione meno onirica e più pessimista, con disincanto, dei 'fuochi' di Marguerite Yourcenair.
Quei giorni a Bucarest
bel racconto, anche senza il finale tragico che sembra essere il clichè richiesto dal pubblico per questo genere narrativo.
scritto al presente come può esserlo la storia di due ragazzi post adolescenti, ambientata in un paese che si risveglia dal sonno imposto dalla cortina di ferro e si affaccia ... (continue)
bel racconto, anche senza il finale tragico che sembra essere il clichè richiesto dal pubblico per questo genere narrativo.
scritto al presente come può esserlo la storia di due ragazzi post adolescenti, ambientata in un paese che si risveglia dal sonno imposto dalla cortina di ferro e si affaccia su un mondo nuovo.
semplico, fresco e ottimista.