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- Pastorale americana (8469)
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By Philip Roth -
Finished on Dec 30, 2009 




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- Venerdì 12 Omnibus (563)
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By Leo Ortolani -
Finished on Mar 9, 2008 




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Cogitus regressus -
Sono miope, ma il genio so vederlo da lontano (se non c'è nebbia).
Leo Ortolani l'ho venerato ai tempi in cui contrabbandava le sue vignette in mezzo alle malefatte dei fanzinari folli di MADE IN USA. Poi è calata la nebbia, sull'autunno del mio scontento fumettaro. E non bastarono a scuotermi ... (
continue ) -
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Mar 14, 2008 |
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Pastorale americana
***This comment contains spoilers! ***
Liquoroso, pesante.
Una fatica immane per arrivare a pagina 250. Una volta scollinato, si scende verso un finale la cui tensione tiene desta l'attenzione, se non altro perché mi ricorda una storia dell'Uomo Ragno con Goblin/Norman Osborn a tavola con Zia May. Ma nulla di nuovo.
La cosa più snervant ... (continue)
Liquoroso, pesante.
Una fatica immane per arrivare a pagina 250. Una volta scollinato, si scende verso un finale la cui tensione tiene desta l'attenzione, se non altro perché mi ricorda una storia dell'Uomo Ragno con Goblin/Norman Osborn a tavola con Zia May. Ma nulla di nuovo.
La cosa più snervante delle prime due parti sono le continue ripetizioni, variazioni, sfumaturine che ammazzano il ritmo in una paludata spirale di autocompiacimento. La densità ripetitiva del concetto "Levov lo Svedese era un grande americano eppure non ha saputo prevedere questo, quello e quell'altro", variato e salsinato, ma alla fine sempre uguale a se stesso, ha dell'incredibile, specie nelle prime 300 pagine. Più volte nella stessa pagina, nel medesimo periodo.
Se non fossi un maledetto testardo, avrei abbandonato il libro a pagina 100 o giù di lì.
Sulla ricostruzione della storia americana non mi esprimo. Annoto solo che il punto di vista è parziale e nettamente conservatore, ma questo è il linea con il personaggio dello Svedese.