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Alda Merini
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- Fiore di poesia (1353)
- 1951-1997
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By Alda Merini -
Reference
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- L'altra verità (1265)
- Diario di una diversa
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By Alda Merini -
Finished on Sep 25, 2011 




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Troppo buona :)...ti mandero' una cartolina da Podgorica :)
No, nel complesso mi è piaciuto Hodgson. Peccato che ci sia dentro un racconto che secondo me è una vera boiata. Non ha niente a che fare col tema del mare e la teoria esposta è una fesseria. Poi recensisco :)
Baci
Buona domenica, stella! Ma i tuoi commenti non li vedevo in home, sai? I soliti misteri di anobii :)
Ciaoooo
Ciao Princy! Grazie della visita. Hai ragione, "Il deserto dei tartari" ha una sua forza , ti costringe a riflettere sul tempo e sull'uso che ne fai...avolte Buzzati è "chirurgico2 nell'analisi, ma lo adoro...Quando sarò pronta mi butterò su " Gli Indifferenti"!
Buona giornata e buone letture, ciao:)
Ottimo!!!! :D
Bacioni ♥
L'altra verità
Una testimonianza toccante, quella di Alda Merini, che vuol essere più di tutto una denuncia verso quei luoghi di annientamento dell’anima che erano i manicomi.continue)
Carceri in cui la vita era di giorno in giorno un passo in più verso la morte, dove sarebbe bastata “la letizia di un fiore a ricondurre a ... (
Una testimonianza toccante, quella di Alda Merini, che vuol essere più di tutto una denuncia verso quei luoghi di annientamento dell’anima che erano i manicomi.
Carceri in cui la vita era di giorno in giorno un passo in più verso la morte, dove sarebbe bastata “la letizia di un fiore a ricondurre alla ragione”…
Per capire, poi, che il vero inferno in realtà è fuori, negli sguardi critici e impietosi di tutti i giudici tuoi simili ….
Terra Santa
Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch'io la mia Palestina,
le mura del manicomio
erano le mura di Gerico
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.
Lì dentro eravamo ebrei
e i Farisei erano in alto
e c'era anche il Messia
confuso dentro la folla:
un pazzo che urlava al Cielo
tutto il suo amore in Dio.
Noi tutti, branco di asceti
eravamo come gli uccelli
e ogni tanto una rete
oscura ci imprigionava
ma andavamo verso la messe,
la messe di nostro Signore
e Cristo il Salvatore.
Fummo lavati e sepolti,
odoravamo di incenso.
E dopo, quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno.
Ma un giorno da dentro l'avello
anch'io mi sono ridestata
e anch'io come Gesù
ho avuto la mia resurrezione,
ma non sono salita ai cieli
sono discesa all'inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica.
Le dune del canto si sono chiuse,
o dannata magia dell'universo,
che tutto può sopra una molle sfera.
Non venire tu quindi al mio passato,
non aprirai dei delta vorticosi,
delle piaghe latenti, degli accessi
alle scale che mobili si dànno
sopra la balaustra del declino;
resta, potresti anche essere Orfeo
che mi viene a ritogliere dal nulla,
resta o mio ardito e sommo cavaliere,
io patisco la luce, nelle ombre
sono regina ma fuori nel mondo
potrei essere morta e tu lo sai
lo smarrimento che mi prende pieno
quando io vedo un albero sicuro.