The time is gone, the song is over, thought I'd something more to say
Quando King azzecca la misura e la voce non ci sono cazzi, è uno dei migliori narratori che si possano incontrare nelle peregrinazioni di lettori, anche nelle prove meno riuscite le parti di affabulazione pura sono eccezionali, sempre; se poi, come in questo romanzo, c'è un protagonista che n
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Quando King azzecca la misura e la voce non ci sono cazzi, è uno dei migliori narratori che si possano incontrare nelle peregrinazioni di lettori, anche nelle prove meno riuscite le parti di affabulazione pura sono eccezionali, sempre; se poi, come in questo romanzo, c'è un protagonista che nel presente ricorda e racconta il sè passato (punto di vista su cui sono costruiti quelli che a mio parere sono tutti i suoi libri migliori) riesce a dar vita ai personaggi e alle vicende in maniera straordinaria. Può avere molti difetti come romanziere, si può discutere di generi, struttura, valore letterario, di qualunque cosa, ma in quanto a raccontare storie è un gigante.
Jo me soi desperado/però non mi soi sparado/sono pieno di libido/arrapeto ed ingrifito
Uno dei libri più brutti che mi sia mai capitato di provare a leggere; sarebbe stato solo una cagata qualunque se lo avesse scritto un diciassettenne in piena fase maudit-anarco-nichilist-bukowskidenoantrica, ma visto che l'ha scritto un immondo truzzo di una certa età peraltro lombrosianamente ingu
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Uno dei libri più brutti che mi sia mai capitato di provare a leggere; sarebbe stato solo una cagata qualunque se lo avesse scritto un diciassettenne in piena fase maudit-anarco-nichilist-bukowskidenoantrica, ma visto che l'ha scritto un immondo truzzo di una certa età peraltro lombrosianamente inguardabile direi che arriva a vette di irritantezza fin'ora intoccate. Se fosse uscito nel 1950 c'era il rischio che Bradbury, leggendolo, si desse alla pirobibliofilia invece di scrivere Fahrenheit 451.
Io non vòle più lavorare ma nepure fare fatica di imparare di scrivere di lingua come si deve allora ora io dice a editore che anche io è di posto di lontano e di guera e di delinquinzja che poi scrivo anche io libro di cazo scritto con culo e diventa caso leterario e io vive senza stancare e se ci
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Io non vòle più lavorare ma nepure fare fatica di imparare di scrivere di lingua come si deve allora ora io dice a editore che anche io è di posto di lontano e di guera e di delinquinzja che poi scrivo anche io libro di cazo scritto con culo e diventa caso leterario e io vive senza stancare e se ci è chi dice male di me io dico lui che se ci è pioggia o se ci è sole io lo steso tallio gole.
Scusate, non mi lego a questa schiera: morrò pecora nera.
Sono gravato da sempre da una fondamentale diffidenza verso un sacco di categorie, ma in particolare verso i maschi che non seguono il calcio e, in misura minore, verso quelli dal volto glabro; questo mi ha ben disposto da subito nei confronti di Michele Dalai nonostante appartenga ad una ulteriore
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Sono gravato da sempre da una fondamentale diffidenza verso un sacco di categorie, ma in particolare verso i maschi che non seguono il calcio e, in misura minore, verso quelli dal volto glabro; questo mi ha ben disposto da subito nei confronti di Michele Dalai nonostante appartenga ad una ulteriore categoria antropologica di cui diffido, ovvero quella dei tifosi di una qualche strisciata (benchè non della peggiore anche se in realtà esse siano tutte la peggiore - sì, è una cosa molto zen, solo che quella specifica peggiore per cui tifa Dalai ha avuto Mourinho e io per il Mou stravedo, e quindi, vabbe'). Poi ho letto questo suo divertentissimo e divertitissimo pamphlet, e ho deciso che è idealmente un fratello, un po' perchè apprezzo i polemisti e i bastian contrari, ma soprattutto perchè ha dato voce a tutti quelli che il Barcellona ha rotto il cazzo, anche se per il quieto vivere non si può dire. Fermo restando il sublime livello tecnico della squadra blaugrana (tranne Busquets, giocatore disgustoso), io è tatticamente e behavioristicamente che non li sopporto più; a me il possesso palla orizzontale per più di un'ora fa cagare; trovo Messi (il più forte del mondo senza se e senza ma, ma quando mi fanno quelle domande da asilo con cui ci trastulliamo noi maschi se non parliamo di figa, roba tipo vorresti in squadra Messi o Cristiano Ronaldo, cazzo: Ronaldo tutta la vita. Ah, e con Maradona il confronto non si pone neanche, non scherziamo) un giocatore meraviglioso con la personalità di una colonia di coralli; mi manda fuori di testa Iniesta (chiedete alla mia dolce metà che mi sente borbottare quando giocano questi qua e quando inquadrano il buon Andrès), mistero lombrosiano irrisolto - ma come, sei giovane, vivi a Barcellona, fai il calciatore, guadagni milioni, sei il più forte centrocampista del mondo, sei un fenomeno vero epperò sei pallido come un morto, dimesso, triste, umile, non ti danno il pallone d'oro neanche quando vinci il mondiale con una finale pazzesca perchè bisogna regalarli al nano argentino e tu sei contento lo stesso, dico, sei un atleta professionista all'apice della curva gaussiana talento e sei contento di arrivare secondo, prima o poi dirà anche che Busquets è fortissimo...no io Iniesta l'ammazzerei; questi qua non tirano mai in porta da cinquecento metri e i gol con tiri da cinquecento metri sono bellissimi; e poi...vabbe', insomma, dovrei scrivere un libello anche io ma sarebbe meno bello e meno divertente di questo di Dalai, che dice più o meno tutto quello che pensa chi da sempre o da un poco (io ammetto che all'inizio dell'era Guardiola restai irretito dall'ipnosi tiqui taca) non tollera più la beatificazione di 'sti noiosissimi culè, quindi leggete questo. Ah, un'ultima notarella di colore, giustappunto il colore: una squadra che si presenta a un ottavo di finale di Champions a San Siro indossando quell'inaccettabile pigiama giallo arancio merita di perdere la partita con un gol di Muntari. Il Barcellona, gol di Muntari, dico: Muntari - l'esatto contrario platonico del barcellonismo calcistico...tutto si può dire di Eupalla, ma non che non abbia un perverso senso dell'umorismo.
Joyland
Quando King azzecca la misura e la voce non ci sono cazzi, è uno dei migliori narratori che si possano incontrare nelle peregrinazioni di lettori, anche nelle prove meno riuscite le parti di affabulazione pura sono eccezionali, sempre; se poi, come in questo romanzo, c'è un protagonista che n ... (continue)
Quando King azzecca la misura e la voce non ci sono cazzi, è uno dei migliori narratori che si possano incontrare nelle peregrinazioni di lettori, anche nelle prove meno riuscite le parti di affabulazione pura sono eccezionali, sempre; se poi, come in questo romanzo, c'è un protagonista che nel presente ricorda e racconta il sè passato (punto di vista su cui sono costruiti quelli che a mio parere sono tutti i suoi libri migliori) riesce a dar vita ai personaggi e alle vicende in maniera straordinaria.
Può avere molti difetti come romanziere, si può discutere di generi, struttura, valore letterario, di qualunque cosa, ma in quanto a raccontare storie è un gigante.
Inferno
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Ahi quanto a dir qual era è cosa duraIlleggibile.
C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo
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Jo me soi desperado/però non mi soi sparado/sono pieno di libido/arrapeto ed ingrifitoUno dei libri più brutti che mi sia mai capitato di provare a leggere; sarebbe stato solo una cagata qualunque se lo avesse scritto un diciassettenne in piena fase maudit-anarco-nichilist-bukowskidenoantrica, ma visto che l'ha scritto un immondo truzzo di una certa età peraltro lombrosianamente ingu ... (continue)
Uno dei libri più brutti che mi sia mai capitato di provare a leggere; sarebbe stato solo una cagata qualunque se lo avesse scritto un diciassettenne in piena fase maudit-anarco-nichilist-bukowskidenoantrica, ma visto che l'ha scritto un immondo truzzo di una certa età peraltro lombrosianamente inguardabile direi che arriva a vette di irritantezza fin'ora intoccate.
Se fosse uscito nel 1950 c'era il rischio che Bradbury, leggendolo, si desse alla pirobibliofilia invece di scrivere Fahrenheit 451.
Educazione siberiana
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Spaco botilia amazo familia.Io non vòle più lavorare ma nepure fare fatica di imparare di scrivere di lingua come si deve allora ora io dice a editore che anche io è di posto di lontano e di guera e di delinquinzja che poi scrivo anche io libro di cazo scritto con culo e diventa caso leterario e io vive senza stancare e se ci ... (continue)
Io non vòle più lavorare ma nepure fare fatica di imparare di scrivere di lingua come si deve allora ora io dice a editore che anche io è di posto di lontano e di guera e di delinquinzja che poi scrivo anche io libro di cazo scritto con culo e diventa caso leterario e io vive senza stancare e se ci è chi dice male di me io dico lui che se ci è pioggia o se ci è sole io lo steso tallio gole.
Contro il tiqui taca
Sono gravato da sempre da una fondamentale diffidenza verso un sacco di categorie, ma in particolare verso i maschi che non seguono il calcio e, in misura minore, verso quelli dal volto glabro; questo mi ha ben disposto da subito nei confronti di Michele Dalai nonostante appartenga ad una ulteriore ... (continue)
Sono gravato da sempre da una fondamentale diffidenza verso un sacco di categorie, ma in particolare verso i maschi che non seguono il calcio e, in misura minore, verso quelli dal volto glabro; questo mi ha ben disposto da subito nei confronti di Michele Dalai nonostante appartenga ad una ulteriore categoria antropologica di cui diffido, ovvero quella dei tifosi di una qualche strisciata (benchè non della peggiore anche se in realtà esse siano tutte la peggiore - sì, è una cosa molto zen, solo che quella specifica peggiore per cui tifa Dalai ha avuto Mourinho e io per il Mou stravedo, e quindi, vabbe').
Poi ho letto questo suo divertentissimo e divertitissimo pamphlet, e ho deciso che è idealmente un fratello, un po' perchè apprezzo i polemisti e i bastian contrari, ma soprattutto perchè ha dato voce a tutti quelli che il Barcellona ha rotto il cazzo, anche se per il quieto vivere non si può dire. Fermo restando il sublime livello tecnico della squadra blaugrana (tranne Busquets, giocatore disgustoso), io è tatticamente e behavioristicamente che non li sopporto più; a me il possesso palla orizzontale per più di un'ora fa cagare; trovo Messi (il più forte del mondo senza se e senza ma, ma quando mi fanno quelle domande da asilo con cui ci trastulliamo noi maschi se non parliamo di figa, roba tipo vorresti in squadra Messi o Cristiano Ronaldo, cazzo: Ronaldo tutta la vita. Ah, e con Maradona il confronto non si pone neanche, non scherziamo) un giocatore meraviglioso con la personalità di una colonia di coralli; mi manda fuori di testa Iniesta (chiedete alla mia dolce metà che mi sente borbottare quando giocano questi qua e quando inquadrano il buon Andrès), mistero lombrosiano irrisolto - ma come, sei giovane, vivi a Barcellona, fai il calciatore, guadagni milioni, sei il più forte centrocampista del mondo, sei un fenomeno vero epperò sei pallido come un morto, dimesso, triste, umile, non ti danno il pallone d'oro neanche quando vinci il mondiale con una finale pazzesca perchè bisogna regalarli al nano argentino e tu sei contento lo stesso, dico, sei un atleta professionista all'apice della curva gaussiana talento e sei contento di arrivare secondo, prima o poi dirà anche che Busquets è fortissimo...no io Iniesta l'ammazzerei; questi qua non tirano mai in porta da cinquecento metri e i gol con tiri da cinquecento metri sono bellissimi; e poi...vabbe', insomma, dovrei scrivere un libello anche io ma sarebbe meno bello e meno divertente di questo di Dalai, che dice più o meno tutto quello che pensa chi da sempre o da un poco (io ammetto che all'inizio dell'era Guardiola restai irretito dall'ipnosi tiqui taca) non tollera più la beatificazione di 'sti noiosissimi culè, quindi leggete questo.
Ah, un'ultima notarella di colore, giustappunto il colore: una squadra che si presenta a un ottavo di finale di Champions a San Siro indossando quell'inaccettabile pigiama giallo arancio merita di perdere la partita con un gol di Muntari. Il Barcellona, gol di Muntari, dico: Muntari - l'esatto contrario platonico del barcellonismo calcistico...tutto si può dire di Eupalla, ma non che non abbia un perverso senso dell'umorismo.