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Ulisse
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*** This comment contains spoilers! ***
Per recuperare i grandi classici mancanti nelle mie letture ho appena terminato l’Ulisse di James Joyce.
Una prima affermazione categorica: non credeteci. Non credete a chi vi dice che è “impossibile” leggere Joyce. Neppure è difficile. di più, è piacevole. E’ solo lungo, questo sì: 740 pagine di p ... (continue)
Per recuperare i grandi classici mancanti nelle mie letture ho appena terminato l’Ulisse di James Joyce.
Una prima affermazione categorica: non credeteci. Non credete a chi vi dice che è “impossibile” leggere Joyce. Neppure è difficile. di più, è piacevole. E’ solo lungo, questo sì: 740 pagine di personaggi, stili e situazioni. Che poi, al lettore comune come me, che nemmeno ha frequentato il liceo classico e quindi ha favolosamente saltato l’Odissea, tutti questi paralleli con l’opera omerica sfuggono e certamente non se ne sente la mancanza.
E’ un romanzo. E’ un romanzo europeo. E’ un romanzo europeo del novecento. E’, a detta di alcuni, "IL" romanzo europeo del novecento, che chiude la parentesi del romanticismo e di tutti gli strascichi nei primi due decenni del secolo scorso.
Vabbé, queste cose le potete leggere nella quarta di copertina. Io vi racconto la trama (alla mia maniera, i puristi di Joyce e della letteratura mi perdonino) così, se ad un aperitivo volete fare colpo su una ragazza, ecco, sapete di cosa stiamo parlando.
***ATTENZIONE SPOILER***
Provo a dividere la trama seguendo i capitoli come presentati da Joyce.
1. Il romanzo si apre con quella fighetta romantica e inutile di Stephen Dedalus a cui viene ricordato come si rifiutò di pregare sul punto di morte della madre dopo che lei glielo ha chiesto. Un vero stronzo. Vive in una torre in compagnia di due perdigiorno, Mulligan e Hynes, inutili quanto lui; egli, che si sente superiore, decide di abbandonare il tetto sotto il quale vive.
2. Stephen va a guadagnare il pane in una scuola, dove insegna. Effettivamente è colto, erudito ed intelligente, il padre Simon gli diede la migliore educazione possibile. Ora si trova alle prese con dei somari, quindi decide di lasciare il lavoro. Non ha quindi né un salario, né una casa: un genio.
3. Stephen è sulla spiaggia di Sandymount e perde tempo in seghe mentali invece che andare a cercarsi un lavoro, una casa o, almeno, una donna.
4. Entra in scena il protagonista, Leopold Bloom nella normalità della vita domestica. Qui Joyce mette sul tavolo tutti i temi del romanzo: la famiglia, l’amore coniugale, il sesso, i figli, il cibo, la religione (non necessariamente in quest’ordine). Bloom brucia un rognone sulla padella, quindi prepara la colazione e la porta a letto alla moglie Marion (Molly), quindi esce di casa per le commissioni della giornata.
5. Bloom cerca di iniziare la giornata in modo tranquillo e pacioso: siamo all’inizio della narrazione e Joyce continua a disseminare pezzi che poi raccoglierà man mano durante lo svolgimento del romanzo. Il protagonista fantastica sull’oriente, su una tizia (Martha Clifford) con la quale intrattiene una relazione “amorosa” epistolare (vallo a capire che ci trova di così interessante) e poi va a lavarsi in un bagno pubblico.
6. Con alcuni amici Bloom partecipa al funerale dell’amico Dignam, ubriacone, e incontra un paio degli amanti della moglie (già, il nostro caro protagonista è un cornutone fatto e finito). Il funerale è come si svolgerebbe ai nostri giorni, con tante chiacchiere e “poveretta la moglie”.
7. Bloom è al giornale per cui lavora (vende annunci pubblicitari) ma dal punto di vista professionale è un disastro: non riesce a ottenere il contratto che sperava ed è trattato male dal direttore. Incontra Dedalus e altri e decidono di andare al pub (in Irlanda è sempre stata una soluzione, anche nel 1904).
8. Leopold Bloom va a pranzo e diventa allegrotto bevendo un bicchiere di quello buono. I temi del sesso e del cibo si intersecano, facendo del nostro protagonista il paradigma dell’uomo moderno: o si scopa o si mangia, ma per fare entrambi bene devo essere colto e istruito. Bloom risulta simpatico al lettore, pieno di sfighe com'è.
9. In biblioteca, Dedalus, Mulligan e Russell si fanno una gran discussione-pippa su Shakespeare, litigando furiosamente su cose delle quali all’uomo medio non fregherebbe di meno, tipo il senso di Amleto (probabilmente nemmeno al Bardo sarebbe interessato questo capitolo). Viene invece fuori monumentale la figura di Bloom (sullo sfondo), che cerca invece di lavorare (pur non essendo proprio fatto per il suo mestiere) cercando un annuncio pubblicitario nell'emeroteca.
10. Joyce rappresenta praticamente le pagine gialle di Dublino, con moltissimi personaggi che si muovono nelle strade della città irlandese stretta tra il potere temporale inglese e quello spirituale della religione cattolica. Praticamente un affresco sulla città, ma non succede nulla o quasi.
11. Il tema del capitolo è la gnocca. Due tizie carine ma acidelle in un bar che tutti vorrebbero farsi, l’amante di quella mignotta della moglie di Bloom e altre storie di sesso (narrato, presunto o accennato) si intrecciano. A questo si aggiungano pinte di birra. E’ il punto più basso della vicenda di Bloom, fino a qui il personaggio prende solo mazzate da tutti (moglie, amici, capo, amanti che non ha mai incontrato, etc...).
12. Qui inizia la riscossa di Leopold. Ebreo magiaro (il padre aveva il cognome Virag) viene additato dal Cittadino (un funzionario antisemita, nazionalista irlandese, con un cagnaccio) come un male della società in quanto ebreo; a queste considerazioni Bloom cerca di rispondere con un ragionamento lineare e semplice. In preda alla sbronza il Cittadino cerca di menarlo ma lui si salva scappando su una carrozza impartendo a tutti una lezione sull'onore.
13. Bloom giunge alla spiaggia di Sandymount. L’episodio è diviso in due parti: dapprima Gertrude (Gerty), una ragazzina carina e zoppa, fantastica dapprima su ragazzi che conosce e poi anche su Bloom che vede un po’ in lontananza; quindi gli mostra la mercanzia (alza la gonna e fa la cretina). Successivamente Bloom, sedotto dalla fanciulla (dunque il nostro è ancora piacente anche se un po' grassoccio) si fa una sega sotto i pantaloni pensando a lei.
14. Bloom e gli altri giungono in un ospedale dove deve partorire una loro amica ma fanno un casino totale nella sala d’attesa discutendo di letteratura e di altre cazzate e così vengono cacciati dall'ostetrica, quindi si rifugiano in un pub a bere, dove si sfondano con l’assenzio.
15. Strafatti di droga e alcool Bloom, Dedalus e altri finiscono nella zona dei bordelli, dove vengono chiamati da più parti in cerca di piaceri proibiti, tra i quali la verginità di una ragazzina. Alla fine entrano in uno di questi dove hanno visioni lisergiche e viene fuori tutto il feticismo di Bloom (mica paglia, l’alcool libera le inibizioni), un po’ masochista e un po’ attratto ossessivamente dal corpo femminile. Incontrano il diavolo (o quel che la fata verde fa loro apparire come il diavolo) ma, alla fine, se ne tirano fuori.
16. Per smaltire la sbronza e l'acidità di stomaco (oramai è notte), Bloom (messo un po’ meglio) porta, o meglio, trascina fisicamente Dedalus in un bar della zona del porto. Lì cercano di ingollare un caffé e un maritozzo per riprendere le forze. Bloom è affascinato da Dedalus e in lui vede il figlio (morto anni prima) che non ha mai cresciuto. Ma Dedalus è ancora uno stronzetto egoista e non fa in avanti nemmeno un passo vero l’uomo che vorrebbe aiutarlo.
17. Dedalus, come detto, non ha più una casa e Bloom nell’ultimo tentativo di affetto verso questo straccio d’uomo, e lo porta a casa sua. E’ notte fonda e la moglie, Molly, dorme. Stanno in cucina a parlare, Bloom cerca di convicerlo a restare ma Stephen preferisce l’addiaccio piuttosto che accettare la generosa offerta di un giaciglio. Si scambiano promesse che probabilmente non saranno mai mantenute di frequentazioni reciproche e Dedalus esce di scena. Bloom guarda gli oggetti quotidiani e ripensa alla giornata, poi si infila a letto dove parla nel dormiveglia con la moglie.
18. L’episodio finale è un soliloquio (silente, nella notte) di Molly Bloom, che alla fine ama ma tradisce Bloom. Pensa alla sua infanzia a Gibilterra, alla sega che ha fatto ad un militare quando aveva 16 anni, ai suoi amanti che la sculacciano, alla sua condizione sociale, a come gli piacerebbe fare un pompino ad un ragazzo. Si alza e va in bagno, perché sono iniziate le mestruazioni, quindi ritorna a letto e i pensieri oscillano tra il desiderio d’avventura e di fuga da una vita normale e tranquilla e il marito un po’ goffo ma sinceramente affettuoso anche se pasticcione e che, alla fine, ama. Sì.
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