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By Diego De Silva -
Finished on Jul 22, 2008 




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By Sibilla Aleramo, Dino Campana -
Finished on Jun 26, 2008 




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By Chitra Banerjee Divakaruni -
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By Miyamoto Erika, Ikeda Riyoko -
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Col corpo capisco
David Grossman, conosciuto soprattutto per “Che tu sia per me il coltello” e per il deludente “Qualcuno con cui correre”, è l'autore, di origine israeliana, dei due racconti lunghi che hanno entrambi il medesimo titolo dell'opera che li contiene: "Col corpo capisco".
Shaul si rivolge alla cogn ... (continue)
David Grossman, conosciuto soprattutto per “Che tu sia per me il coltello” e per il deludente “Qualcuno con cui correre”, è l'autore, di origine israeliana, dei due racconti lunghi che hanno entrambi il medesimo titolo dell'opera che li contiene: "Col corpo capisco".
Shaul si rivolge alla cognata Esti per un aiuto: ha bisogno di fare un viaggio e vuole che lei lo accompagni. Cosa vuole da lei quest’uomo per cui ha sempre provato antipatia? Sono quasi due estranei, eppure dal silenzio e dall’abisso che li separa sgorga la voce di Shaul che comincia a raccontarsi, a raccontare il suo dramma e parla senza vergogna, come se lo facesse a se stesso, di qualcosa che non ha mai detto a nessuno. Da anni ormai Elisheva, la sua adorata moglie Elisheva, ha una doppia vita, lo tradisce con un uomo, Paul che è il suo unico grande amore. E non può niente Shaul per contrastare questa passione: è un legame forte, troppo forte…
Shaul dipinge per gli occhi di Esti le poche ore che i due amanti passano insieme: lo sguardo del marito è quello di uno strambo voyeur che soffre, ma nello stesso tempo non riesce a non guardare: sono immaginati, cantati, detestati, tutti i particolari di un amore odiato perché gli porta via l’amata e ammirato nella sua irraggiungibile perfezione.
Via via che si procede nella lettura ci si rende conto che il dolore di Shaul poggia su un castello di cartapesta: tutto ciò che racconta è frutto della sua malata immaginazione. Eppure non c’è nessun tentativo da parte di Esti di mostrargli il vero volto della realtà; il suo dolore poggia su delle bugie, ma è tremendamente reale… Si nutre di un mondo falso, ma cosa importa se distrugge ugualmente? Ormai per gli occhi malati di Shaul la storia che lui stesso ha creato è molto più reale del reale…
Rotem ha scritto il suo primo romanzo e lo legge ad alta voce a sua madre che piano piano muore di un male incurabile. Rotem odia sua madre, eppure il suo romanzo ne racconta la storia. Molti anni prima la madre ha avuto uno strano rapporto con un ragazzo ; la ragazza non ne sa molto, sa solo che a un certo punto lui è scomparso e sua madre ne ha sofferto. Kobi, questo è il nome del ragazzo, le ha rubato la madre, ha preso le carezze che dovevano essere destinate a lei soltanto. La vicinanza tra le due è voluta da questa morte non ancora avvenuta, ma che ormai è una presenza ossessiva per entrambe, madre e figlia. Rotem vorrebbe sapere se ciò che ha scritto si avvicina almeno un poco alla realtà. Sua madre non glielo rivelerà mai. Importa quale sia il vero se la parola, la fantasia hanno creato una riconciliazione?
Ciò che accomuna le due storie è proprio il potere dell’immaginazione, la forza di una comprensione che ha più a che fare col corpo, con il nostro istinto che con la ragione e che può portare sia all’autodistruzione che a una più matura accettazione di sé e dell’altro.