Confesso che ad attirare la mia attenzione è stato innanzitutto il titolo, più che le recensioni positive che hanno accompagnato il romanzo sin dalla sua uscita. Non so bene cosa mi aspettassi da Marìas. Ciò che ho trovato è la descrizione del pensiero di Marìa Dolz approfondita oltre l'esagerazion
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Confesso che ad attirare la mia attenzione è stato innanzitutto il titolo, più che le recensioni positive che hanno accompagnato il romanzo sin dalla sua uscita. Non so bene cosa mi aspettassi da Marìas. Ciò che ho trovato è la descrizione del pensiero di Marìa Dolz approfondita oltre l'esagerazione intrisa di dietrologie, congetture, deduzioni e controdeduzioni che esasperano il pensiero stesso della Giovane Prudente fino a rendere talvolta difficoltosa la lettura e la comprensione dei fatti. Ritengo inoltre il personaggio di Marìa quasi surreale, è qua che maggiormente si rivela l'autore in quanto uomo. Pare quasi che Marìa Dolz sia incapace di fare del male, come se si trovasse sempre sotto scacco o quantomeno in una posizione d'inferiorità rispetto agli altri protagonisti "Chi sono io per turbare l'universo?". E' invece proprio Marìa a tenere in mano le sorti della vicenda è l'unica in grado di cambiare il destino delle persone che le stanno di fronte nonostante questo decide volontariamente di non turbare la felicità e gli equilibri che il tempo aveva contribuito a creare; sceglie di non fare niente perchè per sua stessa ammissione la giustizia e l'ingiustizia le sono indifferenti, il tutto in nome dell'amore che tutto può e che tutto perdona, persino un omicidio. E' chiaro il profondo pessimismo che accompagna l'autore nel descrivere tra le righe la profonda delusione della società attuale. «Il numero di delitti ignoti supera di gran lunga quello dei delitti riscontrati, e quello dei delitti che rimangono impuniti è infinitamente maggiore di quelli che vengono puniti».
Splendida lettura che non ha niente a che vedere con il best seller che quest'estate popola ombrelloni e lettini di abbronzatissime vacanziere, che utilizza varie gradazioni o meglio sfumature di grigio, rosso e nero a suo beneficio. A chi ama il genere ne consiglio vivamente la lettura insieme ad u
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Splendida lettura che non ha niente a che vedere con il best seller che quest'estate popola ombrelloni e lettini di abbronzatissime vacanziere, che utilizza varie gradazioni o meglio sfumature di grigio, rosso e nero a suo beneficio. A chi ama il genere ne consiglio vivamente la lettura insieme ad un altro grande classico della letteratura erotica "Il delta di Venere" di Anais Nin.
Di seguito riporto la recensione di Ranieri Polese, uscita su La Lettura del Corriere della Sera del 25/07/2012, grazie alla quale ho deciso di leggere questo libro.
<Ma dopo Almudena le età di Lulù non sono più tornate> Il premio dedicato con elegante metafora al «Sorriso verticale»che consacrò nel 1989 Le età di Lulù, il romanzo di esordio di Almudena Grandes, non c’è più. Si è autosospeso nel 2004 perché, secondo i giurati, l’offerta di manoscritti mancava ormai del tutto della«imprescindibile tensione erotica». Che prima — il premio era stato creato dall’editore Tusquets di Barcellona nel 1979, quattro anni dopo la morte di Franco — invece abbondava in una Spagna uscita da quasi 40 anni di regime con i cassetti pieni di torride fantasie sessuali. Eppure oggi si ricomincia a parlare di letteratura erotica, in special modo letteratura femminile, genere molto amato dagli editori che pensano che l’eros raccontato da una donna sia più intrigante, nuovo, scioccante. Lei, Almudena Grandes, alla letteratura erotica femminile non aveva mai creduto, e anche se per una fortuita coincidenza di date — negli stessi anni escono “Il macellaio” di Alina Reyes, i primi romanzi di Elfriede Jelinek, “Il danno” di Josephine Hart, “Passione semplice” di Annie Ernaux — si trova di colpo promossa capofila del genere, pensa di aver scritto un’altra cosa. Più viva dell’erotismo alla francese ( Histoire d’O, Emmanuelle: gelide geometrie cerebrali da cui paradossalmente il grande assente è proprio il corpo), ma comunque altra. Intanto per la franchezza del linguaggio che non ricorre mai a noiose perifrasi con i nomi dei fiori. Lei adopera un modo diretto, colloquiale per dire le parti del corpo, i gesti e i riti del sesso. Per esempio, in tutto il romanzo compare una sola volta il termine «pene», e in senso dispregiativo, sennò è sempre e soltanto«c....». Era il linguaggio, spiegava, dei giovani spagnoli che anche durante gli ultimi anni della dittatura si prendevano la libertà di parlare di sesso direttamente, senza falsi pudori. Altrettanto liberi, diceva sempre, gli omosessuali che, sfidando la legge che li considerava criminali, non volevano nascondersi. La movida del dopo Franco, insomma, avrebbe solo dato visibilità a una libertà di costumi che già c’era nella mente e nel linguaggio dei giovani. Ed ecco il secondo motivo per cui Le età di Lulù era un libro diverso. Era, è un romanzo generazionale, al cui centro sta il risveglio di un Paese che finalmente può consegnare a un libro la sua voglia di liberazione totale. Il cui primo banco di prova è proprio il corpo, non più mortificato o nascosto ma libero di far sentire i propri desideri. Cronologicamente, Le età di Lulù comincia quando ancora il vecchio tiranno è al potere e la protagonista ha poco più di dieci anni. La fantasia di questa bambina curiosa e indipendente è eccitata da due cose, il sesso (esplora incessantemente il suo corpo in cerca del piacere) e la politica. Infatti ammira infinitamente il fratello Marcelo e il suo amico Pablo, due «rossi» che finiscono in carcere per le loro idee. Detesta, Lulù, la madre e la vecchia tata che vorrebbero inculcarle la paura degli atti impuri. Lei però non ci sta. Un giorno viene scoperta mentre si masturba con il flauto del fratellino. Non servono rimproveri o castighi,lei vuole una vita senza divieti. E sarà felice quando, intorno a 15 anni, Pablo, che è molto più grande di lei, la inizia a una vita sessuale intensa e senza vergogna. L’uomo maturo e la fanciulla in fiore formano una coppia ben nota. La scena della depilazione di lei è esemplare (ed è la scena migliore del film che Bigas Luna trasse dal libro,protagonista Francesca Neri). La novità risiede nel ruolo che Lulù ha in questa relazione, apparentemente si lascia dominare. In realtà è la sua curiosità inesauribile che guida le esperienze. Prova tutto perché vuole conoscere tutto. Elenca od-ri, umori, sapori. Guarda, osserva, tocca, bacia e si lascia toccare, baciare,guardare. Cerca il piacere alla maniera degli «animali sinceri e capricciosi come bambini piccoli». Priva di pudore, a volte esagera nei suoi esperimenti. È lei che introduce una variante ai giochi che Pablo le insegna, lei cerca giovani maschi omosessuali per le sue serate. Intorno c’è la Spagna che passa dal regime alla democrazia, i ragazzi comunisti non credono più nella rivincita. Pablo torna dall’America dove era andato a insegnare la letteratura del «Siglo de oro», si sposano, hanno una figlia, la loro intesa sessuale riprende alla grande, però la giovinezza è passata. L’ingenuità di un tempo forse è perduta, il gioco della bambina con il maestro comincia a non funzionare più. La «bambina sporcacciona» sta diventando adulta. Almudena Grandes confessava di aver violato le regole del genere erotico trasformando l’ingenua libertina in una donna innamorata. Dopo Lulù, la Grandes non avrebbe più scritto niente di simile. Nessun pentimento, nessuna vergogna retrospettiva, no, solo che il compito di esprimerei pensieri della sua generazione era stato assolto. (…) Però non crede alla mistica del sesso, e ancora meno alla mistica dell’eros femminile. Chi invece ci crede, o finge di crederci, è il marketing editoriale sempre in cerca di novità e quindi a caccia del sesso raccontato dalle donne. Sono nati così gli effimeri successi di Catherine Millet, di Charlotte Roche, dei cento colpi di spazzola. Ora tocca alle cinquanta sfumature di E.L. James. Ma davvero basta un po’ di bondage, l’elogio della sottomissione, un romanticismo alla maniera dei vampiri in amore tipo Twilight per annunciare il libro che dice quello che le donne non dicono? Lulù, crediamo, non sarebbe proprio d’accordo.
Un libro che non si legge tutto d’un fiato, in cui il lettore ha bisogno di tempo per assimilare la realtà del fatto, per entrare in simbiosi con H.H. Per godere di questo libro occorre abbandonare i pregiudizi e il senso della morale che ci appartiene, diversamente si riuscirà ad apprezzarlo. Il l
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Un libro che non si legge tutto d’un fiato, in cui il lettore ha bisogno di tempo per assimilare la realtà del fatto, per entrare in simbiosi con H.H. Per godere di questo libro occorre abbandonare i pregiudizi e il senso della morale che ci appartiene, diversamente si riuscirà ad apprezzarlo. Il lettore cercherà inizialmente di leggerlo con distacco, con disapprovazione e disgusto. Il tema trattato è infatti per i più sensibili considerato “tabù” e come tale deve rimanere, ma una volta abbattuto il muro del perbenismo quasi ci si meraviglia di fare il tifo per Humbert, l’individuo che per più della metà del racconto abbiamo disprezzato e deprecato. Un filo di amarezza per lo scrittore russo che sente il peso di scrivere e di esprimersi in una lingua il cui lessico è incapace di dargli gratificazioni, a tal punto da paragonare la storia di un amore turbato al suo rapporto con la lingua inglese, da qui :” La mia tragedia privata, che non può e che non deve riguardare nessun altro, è che ho dovuto abbandonare il mio idioma naturale, la mia lingua russa così ricca, così libera, così infinitamente docile, per una marca di inglese di seconda qualità (..)”.
"Nella vita di ognuno esistono momenti - quando la porta sbattuta all'improvviso e senza alcun visibile motivo, di colpo si riapre, quando lo spioncino chiuso un attimo fa viene di nuovo aperto, quando un brusco "no" che sembrava irrevocabile, si muta in "forse" -, momenti in cui il mondo intorno a
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"Nella vita di ognuno esistono momenti - quando la porta sbattuta all'improvviso e senza alcun visibile motivo, di colpo si riapre, quando lo spioncino chiuso un attimo fa viene di nuovo aperto, quando un brusco "no" che sembrava irrevocabile, si muta in "forse" -, momenti in cui il mondo intorno a noi si trasfigura e noi stessi ci riempiamo di speranza come di nuovo sangue..."
Ho capito che questo libro mi avrebbe fatto riflettere su un tema a me caro sin dalle prime parole, come se quello che mi apprestavo a leggere fosse proprio quello che desideravo che mi fosse detto, che desideravo ascoltare, che penso. Per la verità sin dalle prime pagine ho rivolto, ingiustamente, la mia attenzione alla storia dei due e alle sue complicazioni mettendo in secondo piano il suo "contorno", perdendo di vista il racconto nel suo insieme.Come se il desiderio di arrivare all'epilogo fosse in qualche modo superiore alla vicenda stessa, soddisfare la fame e rinunciare alla piacevole sensazione del pasto consumato lentamente, sapere come la storia dei due amici e della mia andasse a finire. Il senso del racconto non sta invece nella sua fugacità. La profondità della sua narrazione, me ne rendo conto soltanto ora, è ben più lontana e tocca quella che viene definita la "no man's land", la libertà di ciascun uomo, perchè esistono persone in grado di plasmare il proprio destino, vivendo, e persone che basano la propria vita su un amore malato, che si adagiano piacevolmente, inconsapevolmente morendo, su decisione dettate da altri, per pigrizia, noia, incapacità di gestire la propria vita. E un amore senza "no man's land" può essere considerato tale? La felicità imposta da persone diverse da noi stesse è pura gioia? Val la pena di essere vissuta? Il grigio è meglio del nero?
"Ognuno di noi ha la propria no man's land che appartiene solo a noi, di cui nessuno sa nulla. L'uomo di tanto in tanto sfugge a qualsiasi controllo, vive nella libertà e nel mistero, da solo o in compagnia di qualcuno, anche soltanto un'ora al giorno, o una sera alla settimana, un giorno al mese: vive di questa sua vita libera e segreta da una sera o da un giorno all'altro e queste ore hanno una loro continuità .Se un uomo non usufruisce di questo suo diritto o ne viene privato da circostanze esterne, un bel giorno scoprirà con stupore che nella vita non s'è mai incontrato con se stesso. In questa no man's land, dove l'uomo vive nelle libertà e nel mistero, possono accadere strane cose, si possono incontrare altri esseri simili, si può leggere e capire un libro con particolare intensità, o ascoltare musica in modo anch'esso inconsueto, oppure nel silenzio e nella solitudine può nascere il pensiero che in seguito ti cambierà la vita, che porterà alla rovina o alla salvezza. (...)Voglio dirvi ancora una cosa: se permettiamo a qualcuno di organizzare la nostra no man’s land, alla fine , secondo logica, arriveranno a rinchiuderti in un lussuosa camera di un lussuoso albergo, e bruceranno i tuoi libri, e allontanerano da te quelli che ami. Basta cedere un volta -e non ci saranno limiti, e tutto ti verrà tolto: dov’è il confine, Ejnar? Dove saranno allora mistero e libertà? Le due guardie (…) l’inquirente e il giudice -tutti si installeranno sul tuo pezzetto di terra”
Gli innamoramenti
Confesso che ad attirare la mia attenzione è stato innanzitutto il titolo, più che le recensioni positive che hanno accompagnato il romanzo sin dalla sua uscita.continue)
Non so bene cosa mi aspettassi da Marìas.
Ciò che ho trovato è la descrizione del pensiero di Marìa Dolz approfondita oltre l'esagerazion ... (
Confesso che ad attirare la mia attenzione è stato innanzitutto il titolo, più che le recensioni positive che hanno accompagnato il romanzo sin dalla sua uscita.
Non so bene cosa mi aspettassi da Marìas.
Ciò che ho trovato è la descrizione del pensiero di Marìa Dolz approfondita oltre l'esagerazione intrisa di dietrologie, congetture, deduzioni e controdeduzioni che esasperano il pensiero stesso della Giovane Prudente fino a rendere talvolta difficoltosa la lettura e la comprensione dei fatti.
Ritengo inoltre il personaggio di Marìa quasi surreale, è qua che maggiormente si rivela l'autore in quanto uomo. Pare quasi che Marìa Dolz sia incapace di fare del male, come se si trovasse sempre sotto scacco o quantomeno in una posizione d'inferiorità rispetto agli altri protagonisti "Chi sono io per turbare l'universo?". E' invece proprio Marìa a tenere in mano le sorti della vicenda è l'unica in grado di cambiare il destino delle persone che le stanno di fronte nonostante questo decide volontariamente di non turbare la felicità e gli equilibri che il tempo aveva contribuito a creare; sceglie di non fare niente perchè per sua stessa ammissione la giustizia e l'ingiustizia le sono indifferenti, il tutto in nome dell'amore che tutto può e che tutto perdona, persino un omicidio.
E' chiaro il profondo pessimismo che accompagna l'autore nel descrivere tra le righe la profonda delusione della società attuale.
«Il numero di delitti ignoti supera di gran lunga quello dei delitti riscontrati, e quello dei delitti che rimangono impuniti è infinitamente maggiore di quelli che vengono puniti».
Le età di Lulù
Splendida lettura che non ha niente a che vedere con il best seller che quest'estate popola ombrelloni e lettini di abbronzatissime vacanziere, che utilizza varie gradazioni o meglio sfumature di grigio, rosso e nero a suo beneficio. A chi ama il genere ne consiglio vivamente la lettura insieme ad u ... (continue)
Splendida lettura che non ha niente a che vedere con il best seller che quest'estate popola ombrelloni e lettini di abbronzatissime vacanziere, che utilizza varie gradazioni o meglio sfumature di grigio, rosso e nero a suo beneficio. A chi ama il genere ne consiglio vivamente la lettura insieme ad un altro grande classico della letteratura erotica "Il delta di Venere" di Anais Nin.
Di seguito riporto la recensione di Ranieri Polese, uscita su La Lettura del Corriere della Sera del 25/07/2012, grazie alla quale ho deciso di leggere questo libro.
<Ma dopo Almudena le età di Lulù non sono più tornate>
Il premio dedicato con elegante metafora al «Sorriso verticale»che consacrò nel 1989 Le età di Lulù, il romanzo di esordio di Almudena Grandes, non c’è più. Si è autosospeso nel 2004 perché, secondo i giurati, l’offerta di manoscritti mancava ormai del tutto della«imprescindibile tensione erotica». Che prima — il premio era stato creato dall’editore Tusquets di Barcellona nel 1979, quattro anni dopo la morte di Franco — invece abbondava in una Spagna uscita da quasi 40 anni di regime con i cassetti pieni di torride fantasie sessuali. Eppure oggi si ricomincia a parlare di letteratura erotica, in special modo letteratura femminile, genere molto amato dagli editori che pensano che l’eros raccontato da una donna sia più intrigante, nuovo, scioccante. Lei, Almudena Grandes, alla letteratura erotica femminile non aveva mai creduto, e anche se per una fortuita coincidenza di date — negli stessi anni escono “Il macellaio” di Alina Reyes, i primi romanzi di Elfriede Jelinek, “Il danno” di Josephine Hart, “Passione semplice” di Annie Ernaux — si trova di colpo promossa capofila del genere, pensa di aver scritto un’altra cosa. Più viva dell’erotismo alla francese ( Histoire d’O, Emmanuelle: gelide geometrie cerebrali da cui paradossalmente il grande assente è proprio il corpo), ma comunque altra. Intanto per la franchezza del linguaggio che non ricorre mai a noiose perifrasi con i nomi dei fiori. Lei adopera un modo diretto, colloquiale per dire le parti del corpo, i gesti e i riti del sesso. Per esempio, in tutto il romanzo compare una sola volta il termine «pene», e in senso dispregiativo, sennò è sempre e soltanto«c....». Era il linguaggio, spiegava, dei giovani spagnoli che anche durante gli ultimi anni della dittatura si prendevano la libertà di parlare di sesso direttamente, senza falsi pudori. Altrettanto liberi, diceva sempre, gli omosessuali che, sfidando la legge che li considerava criminali, non volevano nascondersi. La movida del dopo Franco, insomma, avrebbe solo dato visibilità a una libertà di costumi che già c’era nella mente e nel linguaggio dei giovani. Ed ecco il secondo motivo per cui Le età di Lulù era un libro diverso. Era, è un romanzo generazionale, al cui centro sta il risveglio di un Paese che finalmente può consegnare a un libro la sua voglia di liberazione totale. Il cui primo banco di prova è proprio il corpo, non più mortificato o nascosto ma libero di far sentire i propri desideri. Cronologicamente, Le età di Lulù comincia quando ancora il vecchio tiranno è al potere e la protagonista ha poco più di dieci anni. La fantasia di questa bambina curiosa e indipendente è eccitata da due cose, il sesso (esplora incessantemente il suo corpo in cerca del piacere) e la politica. Infatti ammira infinitamente il fratello Marcelo e il suo amico Pablo, due «rossi» che finiscono in carcere per le loro idee. Detesta, Lulù, la madre e la vecchia tata che vorrebbero inculcarle la paura degli atti impuri. Lei però non ci sta. Un giorno viene scoperta mentre si masturba con il flauto del fratellino. Non servono rimproveri o castighi,lei vuole una vita senza divieti. E sarà felice quando, intorno a 15 anni, Pablo, che è molto più grande di lei, la inizia a una vita sessuale intensa e senza vergogna. L’uomo maturo e la fanciulla in fiore formano una coppia ben nota. La scena della depilazione di lei è esemplare (ed è la scena migliore del film che Bigas Luna trasse dal libro,protagonista Francesca Neri). La novità risiede nel ruolo che Lulù ha in questa relazione, apparentemente si lascia dominare. In realtà è la sua curiosità inesauribile che guida le esperienze. Prova tutto perché vuole conoscere tutto. Elenca od-ri, umori, sapori. Guarda, osserva, tocca, bacia e si lascia toccare, baciare,guardare. Cerca il piacere alla maniera degli «animali sinceri e capricciosi come bambini piccoli». Priva di pudore, a volte esagera nei suoi esperimenti. È lei che introduce una variante ai giochi che Pablo le insegna, lei cerca giovani maschi omosessuali per le sue serate. Intorno c’è la Spagna che passa dal regime alla democrazia, i ragazzi comunisti non credono più nella rivincita. Pablo torna dall’America dove era andato a insegnare la letteratura del «Siglo de oro», si sposano, hanno una figlia, la loro intesa sessuale riprende alla grande, però la giovinezza è passata. L’ingenuità di un tempo forse è perduta, il gioco della bambina con il maestro comincia a non funzionare più. La «bambina sporcacciona» sta diventando adulta. Almudena Grandes confessava di aver violato le regole del genere erotico trasformando l’ingenua libertina in una donna innamorata. Dopo Lulù, la Grandes non avrebbe più scritto niente di simile. Nessun pentimento, nessuna vergogna retrospettiva, no, solo che il compito di esprimerei pensieri della sua generazione era stato assolto. (…) Però non crede alla mistica del sesso, e ancora meno alla mistica dell’eros femminile. Chi invece ci crede, o finge di crederci, è il marketing editoriale sempre in cerca di novità e quindi a caccia del sesso raccontato dalle donne. Sono nati così gli effimeri successi di Catherine Millet, di Charlotte Roche, dei cento colpi di spazzola. Ora tocca alle cinquanta sfumature di E.L. James. Ma davvero basta un po’ di bondage, l’elogio della sottomissione, un romanticismo alla maniera dei vampiri in amore tipo Twilight per annunciare il libro che dice quello che le donne non dicono? Lulù, crediamo, non sarebbe proprio d’accordo.
Lolita
Un libro che non si legge tutto d’un fiato, in cui il lettore ha bisogno di tempo per assimilare la realtà del fatto, per entrare in simbiosi con H.H.continue)
Per godere di questo libro occorre abbandonare i pregiudizi e il senso della morale che ci appartiene, diversamente si riuscirà ad apprezzarlo. Il l ... (
Un libro che non si legge tutto d’un fiato, in cui il lettore ha bisogno di tempo per assimilare la realtà del fatto, per entrare in simbiosi con H.H.
Per godere di questo libro occorre abbandonare i pregiudizi e il senso della morale che ci appartiene, diversamente si riuscirà ad apprezzarlo. Il lettore cercherà inizialmente di leggerlo con distacco, con disapprovazione e disgusto. Il tema trattato è infatti per i più sensibili considerato “tabù” e come tale deve rimanere, ma una volta abbattuto il muro del perbenismo quasi ci si meraviglia di fare il tifo per Humbert, l’individuo che per più della metà del racconto abbiamo disprezzato e deprecato.
Un filo di amarezza per lo scrittore russo che sente il peso di scrivere e di esprimersi in una lingua il cui lessico è incapace di dargli gratificazioni, a tal punto da paragonare la storia di un amore turbato al suo rapporto con la lingua inglese, da qui :” La mia tragedia privata, che non può e che non deve riguardare nessun altro, è che ho dovuto abbandonare il mio idioma naturale, la mia lingua russa così ricca, così libera, così infinitamente docile, per una marca di inglese di seconda qualità (..)”.
Se niente importa
Il giunco mormorante
"Nella vita di ognuno esistono momenti - quando la porta sbattuta all'improvviso e senza alcun visibile motivo, di colpo si riapre, quando lo spioncino chiuso un attimo fa viene di nuovo aperto, quando un brusco "no" che sembrava irrevocabile, si muta in "forse" -, momenti in cui il mondo intorno a ... (
"Nella vita di ognuno esistono momenti - quando la porta sbattuta all'improvviso e senza alcun visibile motivo, di colpo si riapre, quando lo spioncino chiuso un attimo fa viene di nuovo aperto, quando un brusco "no" che sembrava irrevocabile, si muta in "forse" -, momenti in cui il mondo intorno a noi si trasfigura e noi stessi ci riempiamo di speranza come di nuovo sangue..."
Ho capito che questo libro mi avrebbe fatto riflettere su un tema a me caro sin dalle prime parole, come se quello che mi apprestavo a leggere fosse proprio quello che desideravo che mi fosse detto, che desideravo ascoltare, che penso.
Per la verità sin dalle prime pagine ho rivolto, ingiustamente, la mia attenzione alla storia dei due e alle sue complicazioni mettendo in secondo piano il suo "contorno", perdendo di vista il racconto nel suo insieme.Come se il desiderio di arrivare all'epilogo fosse in qualche modo superiore alla vicenda stessa, soddisfare la fame e rinunciare alla piacevole sensazione del pasto consumato lentamente, sapere come la storia dei due amici e della mia andasse a finire.
Il senso del racconto non sta invece nella sua fugacità. La profondità della sua narrazione, me ne rendo conto soltanto ora, è ben più lontana e tocca quella che viene definita la "no man's land", la libertà di ciascun uomo, perchè esistono persone in grado di plasmare il proprio destino, vivendo, e persone che basano la propria vita su un amore malato, che si adagiano piacevolmente, inconsapevolmente morendo, su decisione dettate da altri, per pigrizia, noia, incapacità di gestire la propria vita. E un amore senza "no man's land" può essere considerato tale? La felicità imposta da persone diverse da noi stesse è pura gioia? Val la pena di essere vissuta? Il grigio è meglio del nero?
"Ognuno di noi ha la propria no man's land che appartiene solo a noi, di cui nessuno sa nulla. L'uomo di tanto in tanto sfugge a qualsiasi controllo, vive nella libertà e nel mistero, da solo o in compagnia di qualcuno, anche soltanto un'ora al giorno, o una sera alla settimana, un giorno al mese: vive di questa sua vita libera e segreta da una sera o da un giorno all'altro e queste ore hanno una loro continuità .Se un uomo non usufruisce di questo suo diritto o ne viene privato da circostanze esterne, un bel giorno scoprirà con stupore che nella vita non s'è mai incontrato con se stesso.
In questa no man's land, dove l'uomo vive nelle libertà e nel mistero, possono accadere strane cose, si possono incontrare altri esseri simili, si può leggere e capire un libro con particolare intensità, o ascoltare musica in modo anch'esso inconsueto, oppure nel silenzio e nella solitudine può nascere il pensiero che in seguito ti cambierà la vita, che porterà alla rovina o alla salvezza. (...)Voglio dirvi ancora una cosa: se permettiamo a qualcuno di organizzare la nostra no man’s land, alla fine , secondo logica, arriveranno a rinchiuderti in un lussuosa camera di un lussuoso albergo, e bruceranno i tuoi libri, e allontanerano da te quelli che ami. Basta cedere un volta -e non ci saranno limiti, e tutto ti verrà tolto: dov’è il confine, Ejnar? Dove saranno allora mistero e libertà? Le due guardie (…) l’inquirente e il giudice -tutti si installeranno sul tuo pezzetto di terra”