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Poesie 1973-2008
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Non mi azzardo a recensire. Questo è un omaggio a un poeta scomparso, nel silenzio.
Per una strana congiuntura, l'inaccessibilità della cultura è un atto di salvaguardia da parte della comunità che scrive. Ci si salva rimanendo fuori dalle leggi statistiche che regolano mercato dei grandi numeri (p ... (continue)
Non mi azzardo a recensire. Questo è un omaggio a un poeta scomparso, nel silenzio.
Per una strana congiuntura, l'inaccessibilità della cultura è un atto di salvaguardia da parte della comunità che scrive. Ci si salva rimanendo fuori dalle leggi statistiche che regolano mercato dei grandi numeri (per la legge dei grandi numeri le probabilità diventano uguali per tutti).
Si evita di discutere di triti fatti (parlate di ciò che vogliono, siate ciò che vogliono o non siate affatto, siate sostituibili e promuovibili; recita il mercato).
Allora ci si rende estranei per non essere identici. Si può leggere da estranei e scriversi tra estranei. Presentarsi qualche volta per sentirsi uniti, così, tra sé e sé si viene eletti e si diventa partecipi.
Per questa strana congiuntura, chi invece rimane ai margini di queste ristrette comunità non esiste per nessuno: non per il mercato, non per le riviste culturali, solo su qualche lit blog...
skandalon... mi ci sono imbattuto.
Giuliano Mesa è una delle voci poetiche che nessuna motivazione sociologica, antropologica ed editoriale potrebbe assimilare, sebbene qualcuno le abbia applicate tutte con intelligenza, per giustificare la sua assenza e assolversi: anche la poesia deve far vibrare quelle corde più banali del cuore, sempre quelle: aquiloni, sentimenti, bambini oppure - invertita la polarità - maledettismo, isolamento, scoramento: seguite il repertorio e finirete in una nicchia, magari bianca e progettata da Munari. Così si creano cataloghi editoriali e così sopravvive l'editoria (è davvero coincidente con la letteratura?).
Mi sono imbattuto in qualcosa di davvero potente in questi giorni ed è per questo che, al di là di tutto, la letteratura si salva. I più bravi a creare linee perpendicolari (intersezione di moda e mercato) terranno il loro bilancio in rosso, lamentando che in Italia non si legge e credendo di aver fatto il meglio, e Mesa non è incluso.
Ma Mesa sopravviverà a tutti loro, non grazie a loro.
Da Nun, in
parola palpebra che chiude,
l'occhio, la fame occhiuta,
unghiuta, per nulla,
per la crapula sordida
che creperà di cancri,
scaltri, scoli di trippe livide,
scuoiando ogni cinghiale,
e lepri, lemuri, murene -
consuma, in furia,
per tornare dove,
vuoto di forma informe,
bruscolo, biascico,
granuli di polveri,
a sfregarsi, a stordirsi,
consuma cute, cote,
lìpidi, cisti, fibromi,
consuma via, e via,
chiudi il tuo tempo vano,
invano, così come dev'essere -
cloache dei pasciuti,
arrigatoi dei checrèpino,
con crepacuore, solo, del perdere quota,
quote, rinomanza di lustralingua,
nel fulgore della mattanza,
loro sono i nocenti,
ingollati,
quelli che smerciano -
pròtesi cigolanti, cinghie,
legàti nel legame, légati, legàtevi,
fitti e trafitti, tanto da non sentire,
più, né tanfi né cancrene,
né ossa o fèrule, làmine, lamiere,
tra boli e spermi, muchi,
mani giunte, a ingungere che ancora,
anocra, potere ancora
affamare, divorare -
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